Vino e benessere: “crowdfunding“ per un progetto di ricerca

Vino e benessere: “crowdfunding“ per un progetto di ricerca


Da tempo la comunità scientifica ma anche i produttori di vino e gli addetti ai lavori della filiera stanno ricercando le giuste risposte ad importanti domande sul ruolo della cultura del bere, in particolare, sul quella che si è sviluppata proprio nei luoghi fortemente vocati alla produzione vitivinicola.Va in questa direzione una ricerca che sta per essere intrapresa da Franca Beccarla (sociologa di Eclectica, Istituto di ricerca di Torino) e Fabrizio Faggiano (professore di igiene preventiva presso l'Università del Piemonte Orientale). Per questo progetto hanno ottenuto un contributo dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, di Federalimentare e dai Comuni di Alba (Città del Vino) e Bra, che permette si di avviare il lavoro, ma che non è sufficiente per completarlo; è così che i due studiosi hanno pensato di sperimentare una nuova modalità per reperire fondi per la ricerca sociale, il cosiddetto crowdfunding.

Visitando il sito http://www.com-unity.it/ e cliccando su "Alcol e tradizione" si trova una breve descrizione del progetto di ricerca e si ha la possibilità di fare una donazione anche di soli 10 Euro; c'è un tempo dato entro il quale la raccolta fondi va effettuata (in questo caso entro il mese di aprile 2014) ed appare sia la cifra che s'intende ottenere sia il maturare dell'importo, giorno dopo giorno.

Aspetto molto importante da sottolineare è che se le donazioni non dovessero raggiungere la cifra indicata i versamenti saranno restituiti al donatore. L'Associazione Nazionale Città del Vino, condividendo il progetto di ricerca, ha sottoscritto una quota di 500,00 € ma occorre il sostegno di altri soggetti, anche di cittadini privati, per raggiungere l'obiettivo entro il termine prefissato.

La produzione vinicola rappresenta un patrimonio economico e di saperi da salvaguardare, ma vi è preoccupazione nell'opinione pubblica per gli effetti dell'alcol sulla salute e le conseguenze sociali del bere; non solo, si sostiene l'importanza di valorizzare e promuovere le tradizioni culturali ed enogastronomiche, ma al tempo stesso si sottolinea il ruolo dell'alcol negli incidenti stradali e si sottolinea, specie nei media nazionali, come una certa forma di globalizzazione dei consumi condizioni i giovani a comportamenti sbagliati e, nel caso dell'abuso di alcol, all'ubriachezza; ma è altrettanto importante ricordare l'esistenza di una diffusa cultura del bere, moderato e consapevole, intesa come tradizione e storia dei nostri territori.

Da qui l'idea di indagare per capire se esista un "modello italiano del bere intelligente", moderato e non dannoso per la salute, che si contrapponga culturalmente a modelli negativi estranei, ad esempio, alla cultura del vino italiani, ma in voga per lopiù nei paesi angosassoni; modelli a cui facilmente poi si ispirano i nostri giovani. Gli aspetti socio-culturali che caratterizzano il rapporto tra individui e bevande alcoliche in Italia meritano uno studio specifico e indipendente, che possa fornire elementi solidi per la costruzione di politiche coerenti ed efficaci e di misure preventive che valorizzino il ruolo delle famiglie e le specificità locali.

Il Piemonte e la Toscana - secondo i due ricercatori - rappresentano i territori ideali per comprendere questi aspetti perché presentano livelli di rischio che appaiono inferiori nelle aree fortemente caratterizzate da un'economia e dalla tradizione vitivinicola (le Langhe in provincia di Cuneo e il Chianti, tra Siena e Firenze) rispetto ad altre zone delle stesse province dove questa è assente. Si può ipotizzare che a livello locale si riproduca in scala ridotta ciò che avviene a livello europeo, dove i problemi prodotti dall'abuso di alcol sono meno diffusi nei Paesi meridionali, ossia quelli con una importante tradizione vinicola, rispetto ai Paesi nordici.

Da questi ragionamenti nasce l'idea della ricerca che si pone l'obiettivo di evidenziare, attraverso l'analisi e il confronto di dati epidemiologici e sociologici, i fattori di protezione e di rischio che connotano le zone di produzione e quelle di solo consumo. Sarà effettuato uno studio epidemiologico che capire che differenze di mortalità e ospedalizzazione vi sono fra le aree di produzione e quelle di solo consumo e una analisi delle differenze nell'uso del vino e delle altre bevande alcoliche fra le aree di produzione e quelle di solo consumo. Uno studio sociologico, invece, si propone di individuazione dei meccanismi di controllo formale e informale che regolano i comportamenti di consumo e la loro evoluzione nel tempo.

INFO: FRANCA BECCARIA, E-MAIL: INFO@ECLECTICA.IT - WWW.ECLECTICA.IT