Costruiamo l'Europa delle Città del Vino

Costruiamo l'Europa delle Città del Vino


Il 1° aprile a Valdobbiadene (Villa Cedri, ore 17) avrà luogo la prima Assemblea di Recevin dopo la riforma dello Statuto e l'allargamento della base sociale a tutte le CdV che fanno parte delle singole associazioni nazionali presenti nella maggior parte dei 9 paesi membri (Germania, Austria, Bulgaria, Slovenia, Spagna, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Portogallo, Serbia). Rinnovato anche il Consiglio di Amministrazione di Recevin, che è così composto: Floriano Zambon - Presidente CdV (Conegliano, TV), Giuseppe Morghen (Sorso, SS), Marco Razzano (Sant'Agata dei Goti, BN) e Marcello Nasini (Torgiano, PG). Si apre così il nuovo corso della Rete Europea delle Città del Vino, un momento importante che coincide con l'avvio di "Conegliano-Valdobbiadene Città Europea del Vino 2016".

Nuovo ruolo, nuove responsabilità per la Rete Europea delle Città del Vino. Nel suo ultimo libro (“Per tutti i gusti”, Laterza 2016) Zygmunt Bauman afferma che non ci può essere una reale integrazione europea senza una chiara visione come quella di George Steiner, laddove ci insegna che il principale compito di fronte all'Europa di oggi non è di natura militare o economica, ma piuttosto “spirituale e intellettuale”. “Il genio dell'Europa - dice Steiner (“Una certa idea di Europa”, Milano 2006) - sta in ciò che William Blake avrebbe definito 'la sacralità del minimo particolare'. E' quello della diversità linguistica, culturale e sociale, di un ricco mosaico che spesso rende una minuscola distanza, una ventina di chilometri, una divisione tra Mondi (...). In effetti l'Europa perirà se non si batte per le sue lingue, le sue tradizioni, locali e le sue autonomie. Se dimentica che 'Dio sta nei dettagli'". Dettagli che, nel mondo del vino, si traducono in quella biodiversità ambientale e culturale che arricchisce il patrimonio materiale e immateriale delle nostre comunità urbane e rurali. Però anche il mondo del vino, pubblico e privato, pur nello "splendore" del momento che i territori della vitivinicoltura di qualità stanno vivendo attraverso l'enogastronomia, non può dunque fare a meno di darsi un futuro e un cambiamento di mentalità.

In questa direzione il nuovo ruolo e le nuove responsabilità, culturali e politiche, di Recevin possono e devono portare elementi di novità nella costruzione di un'Europa più attenta alle comunità locali e ai loro bisogni. Più in particolare, Recevin dovrà attivarsi concretamente per difendere:

  • le denominazioni delle proprie dop e igp dalla liberalizzazione dell’uso dei nomi dei vitigni prevista dalle nuove normative europee, soprattutto (vedi il caso del Lambrusco recentemente salito alla ribalta) quando questo può comportare il rischio di vere e proprie falsificazioni;

  • le comunità locali e i loro prodotti dai rischi di deregolamentazione, abbassamento degli standard, perdita di controllo e trasparenza nel nostro sistema alimentare contenuti nel TTIP (Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti) in discussione a Bruxelles;

  • il diritto dei popoli alla sovranità alimentare dalla diffusione degli organismi geneticamente modificati e dai tentativi di controllare i diversi sistemi agricoli e alimentari assoggettando a brevetto terre, acque, semi, mandrie e biodiversità;

  • le autonomie locali dai tagli imputabili alla crisi economica e finanziaria in corso ormai da diversi anni, che possono minarne non solo i servizi essenziali ma anche la funzione di prezioso “serbatoio” di partecipazione democratica, di volontariato civico, di impegno per il sostegno allo sviluppo, alla sostenibilità ambientale, alla gestione e alla tutela del territorio e del paesaggio.

E dovrà, infine, affrontare il tema della sostenibilità non per singoli pezzi ma in una dimensione più complessa, che accanto all'ambiente consideri il rapporto urbanistica-agricoltura, le dinamiche sociali (lavoro, immigrazione, felicità-qualità della vita, consumi), l'etica del lavoro.

Valore e impatti della “Città Europea del Vino”. Il prestigioso riconoscimento "Città Europea del Vino" assegnato da RECEVIN (la Rete Europea delle Città del Vino) assegna il ruolo di capitale della cultura enologica del vecchio continente ogni anno ad un paese diverso, ponendolo al centro dell’attenzione dell’Europa e del mondo nel promuovere la cultura, l’identità, i paesaggi e i territori del vino. Con la scelta per il 2016 di Valdobbiadene-Conegliano si è giunti alla V edizione dopo Palmela (Portogallo) nel 2012, Marsala (Italia) nel 2013, Jerez de La Frontera (Spagna) nel 2014 e Reguengos de Monsaraz (Portogallo) nel 2015.

Obiettivo primario della manifestazione, unica nel suo genere, è quello di mettere in risalto l'influenza della cultura enologica ed enoturistica nella società, nell'economia, nella gastronomia e nel patrimonio ambientale, in una parola di evidenziarne il valore per tutta l'Unione Europea. Con una consapevolezza fondante, alla quale forse Parlamento e Commissione Ue dovrebbero porre più attenzione: l'importanza delle comunità locali (comuni e municipi) nei processi di messa a punto e attuazione di politiche che partendo dal basso puntino ad aumentare la qualità della vita, il rispetto delle identità e delle diversità, la valorizzazione della ruralità.

Le città di volta in volta prescelte proprio per la loro capacità di rappresentare e comunicare lo spirito del concorso si impegnano, infatti, ad innescare e rafforzare attività di sensibilizzazione verso la cultura e la tradizione vitivinicola coinvolgendo la comunità locale, sviluppando iniziative innovatrici e favorendo lo scambio di esperienze tra le altre città europee del vino.

Un aspetto da sottolineare è che, non essendo previsti contributi, sono le stesse amministrazioni vincitrici a farsi carico delle risorse necessarie per le attività programmate in fase di candidatura. E le cifre mostrano senza ombra di dubbio l'entità delle ricadute - economiche e non solo - sul territorio. A Marsala, per esempio, il notevole incremento delle presenze turistiche nei 12 mesi del 2013 ha registrato punte del 40% in più rispetto al 2012, corrispondenti a circa 40mila visitatori. A fronte di un investimento complessivo di 830mila euro, di cui 440 finanziati dalla Regione Siciliana e il resto da una cinquantina di partner privati e istituzionali, l’impatto economico diretto sulle presenze turistiche alberghiere è stato quantificato in circa 4 mln di euro (al netto di quello indiretto e dell'indotto).

A Reguengos de Montserrat, il comune della regione vinicola dell’Alentejo con poco più di 11.000 abitanti, a 170 km da Lisbona, le presenze turistiche nel 2015 sono aumentate del 22%. Quella di Reguengos è stata peraltro una edizione importante per l'attenzione e la sensibilità spese per creare iniziative e progetti che hanno rafforzato la consapevolezza di un'area d'eccellenza vocata alla vitivinicoltura, lanciato un messaggio forte sui valori che un'enogastronomia di qualità può dare per lo sviluppo economico di un territorio e delineato un nuovo modello di politica e di strategie che pubblico e privato possono e devono portare avanti insieme. Il 2015 è stato un anno particolarmente fortunato per il Portogallo, con la Selezione del Sindaco a Oeiras, che ha messo alla ribalta vini e vitigni portoghesi, e lo stage per giovani viticoltori (entrambi patrocinati da Recevin), il Congresso Internazionale dell'Enoturismo, le numerose iniziative di Iter Vitis (l'Itinerario Culturale Europeo della Vite e del Vino) ... una base di sicuro successo per l'area del Prosecco Docg, che dopo la candidatura a diventare patrimonio mondiale UNESCO e l'iscrizione nel “Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali”, è stata selezionata per rappresentare le Città del Vino d'Europa nel 2016.

Sul piatto un budget di 5,5 mln di euro per oltre 150 eventi tra manifestazioni e incontri culturali, scientifici ed enogastronomici. E costituisce una novità il fatto che per la prima volta il ricco programma di appuntamenti non coinvolgerà una sola entità municipale ma tutti i 15 comuni (Conegliano, Susegana, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, Follina, Miane,San Pietro di Feletto, Refrontolo, Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Vidor e Valdobbiadene) coinvolti nella produzione del Prosecco Superiore, per un totale di 150mila abitanti e 3000 aziende vinicole. La scelta è evidentemente il risultato di un grande ed efficace lavoro di rete tra piccole realtà, enti pubblici e privati, che ha rivelato un territorio compatto ed omogeneo pur nelle sue diversità interne e in grado di ospitare al meglio cittadini e consumatori europei e di aprire riflessioni e approfondimenti su temi e problematiche di grande attualità come paesaggio, ambiente, biodiversità, formazione, scienza, innovazione, etica e sostenibilità. 

Ma soprattutto in grado di esprimere il senso più profondo del ruolo di "Città Europea del Vino", perché l'apporto delle identità locali che si muovono per rappresentare la cultura del vino non si limita ad essere un atto - pur importante - di comunicazione ma è anche un momento di reale coinvolgimento di chi il territorio lo abita e lo vive con orgoglio.