Sambuca Di Sicilia è Borgo dei borghi 2016

Sambuca Di Sicilia è  Borgo dei borghi 2016


Per la terza volta, dopo Gangi (2014) e Montalbano Elicona (2015), è un comune siciliano a vincere la competizione promossa dalla trasmissione di Rai3 "Alle falde del Kilimangiaro" in collaborazione con l'Associazione Borghi d'Italia. Quest'anno infatti il web-voting e quello di una giuria formata dall'attrice Anna Kanakis, dal critico d'arte Philippe Daverio e dallo chef Hiroiko Shoda, hanno proclamato Sambuca di Sicilia “Borgo dei borghi 2016”.

"E' un riconoscimento assai ambito per ogni amministratore e per tutti i cittadini: ad essere premiate non sono solo le bellezze storiche, architettoniche e paesaggistiche di Sambuca ma il lavoro di un'intera comunità. Il vero impegno inizia adesso. Abbiamo la responsabilità e il dovere di tenere alto il vessillo, di accogliere i turisti nel miglior modo possibile, di incrementare le attività economiche e artigianali e di far veicolare nel miglior modo possibile l'immagine di Sambuca al di fuori dei confini regionali. Un ringraziamento particolare anche ai sindaci dei paesi vicini che ci hanno dato una mano per arrivare alla vittoria finale. Sono convinto che i riflettori su Sambuca potranno fare da traino anche per il resto dei Comuni delle Terre Sicane, portando ad uno sviluppo dell'intero territorio". Con queste parole ha commentato la notizia il sindaco Leo Ciaccio, parole di cui non possiamo che condividere l'orgoglio e la soddisfazione dal momento che Sambuca di Sicilia fa parte dell'Associazione Città del Vino dal 1996 ed è sede dell'Associazione Internazionale Iter Vitis (l’Itinerario Culturale Europeo della Vite e del Vino), ospitata dal 2007 nel prestigioso Palazzo Panitteri. All’interno dell'antico ed elegante edificio, dove hanno sede anche il Museo archeologico con i preziosi reperti provenienti da Monte Adranone e la Strada del Vino Terre Sicane, qualche anno fa è stata peraltro inaugurata la prima “Domus Iter Vitis”, una forma innovativa di turismo che pone attenzione al senso di accoglienza e di socialità invitando i viaggiatori a conoscere e vivere altre realtà locali attraverso la scoperta delle identità territoriali e la partecipazione guidata a manifestazioni e ad eventi culturali.

 

Il territorio racconta

Il paese agrigentino, che si trova a pochi chilometri dal mare di Menfi, da Sciacca e dal Parco archeologico di Selinunte, vanta una storia antica che affonda le radici negli anni della dominazione araba la cui atmosfera si percepisce ancora nelle viuzze strette, cieche, tortuose, arricchite da piccoli cortili tutti diversi l'uno dall'altro e da “purrere” (cave sotterranee riportate recentemente alla luce) che ricordano la necessità di contrastare il sole e la violenza del vento proveniente dal deserto. Zabut, l'odierna Sambuca, fu fondata dagli Arabi intorno all'830 d. C., qualche anno dopo il loro sbarco in Sicilia, e fu abitata da popolazione islamica fino al tredicesimo secolo, cioè fino a quando si ribellò alle operazioni di consolidamento imperiale ordinate da Federico II che costruì il Castello di Giuliana da usarsi come quartiere generale per la soluzione della "questione saracena" in Sicilia, voluta dal Papa. Sambuca conserva ancora le tracce di questa sua matrice nell'impianto urbano che si sviluppò attorno a “li setti vaneddi” (7 vicoli saraceni) e nella fortezza di Mazzallakkar, che emerge dal Lago Arancio solo quando d'estate il livello dell'acqua si abbassa.

Nel centro storico racchiuso tra facciate barocche e palazzi dell'Ottocento emergono la Chiesa della Matrice e il Belvedere sui resti dell'antico castello. Importanti i Palazzi Ciaccio e dell'Arpa, la Chiesa del Carmine con una statua della Madonna di scuola gaginiana e il bel chiostro dalle colonne monolitiche, la Chiesa di S. Michele Arcangelo con il ligneo fercolo equestre di S. Giorgio e il drago. Nell’ex Monastero di Santa Caterina è possibile ammirare le originali sculture tessili di Sylvie Clavel, una piccola collezione di reperti archeologici del V e IV secolo a. C e i dipinti del cappuccino Fra’ Felice. Nella Chiesa di San Calogero la Pinacoteca espone parte delle opere donate dal maestro Gianbecchina (Giovanni Becchina - Sambuca di Sicilia 1909-2001) alla sua città natale. Da non perdere assolutamente sono l'acquedotto in tufo costruito nel 1633, le antiche torri di Pandolfina e Cellaro, l'importante necropoli di Monte Adranone e, per chi ama la natura, una passeggiata nella Riserva naturale di Monte Genuardo o lungo le sponde del lago Arancio intorno al quale sorgono rigogliosi vigneti e uliveti. Accattivante anche il calendario degli eventi: il 23 aprile c'è la Festa di San Giorgio con la benedizione dei campi e la distribuzione della zabbinata offerta dai casari locali, a maggio si celebra la patrona Maria Santissima dell'Udienza con una processione notturna cinquecentenaria e con la Sagra delle minni di virgini, mentre in occasione della Festa di Maria SS. dei Vassalli viene distribuita la "pasta con le fave secche".

 

Le origini del nome

Suggestiva la storia del toponimo, sulla quale esistono varie ipotesi. Leonardo Sciascia scompone l'attuale nome Sambuca in as-Sabuqah e lo interpreta "luogo remoto". Il salotto sambucese della metà dell'Ottocento fu indeciso tra “zabut”, strumento musicale a corde di forma triangolare, e "sambukie", macchina da guerra. Vincenzo Navarro, l'animatore del "salotto", decretò infine che “Sambuca, "Zabut", non è altro che un'"arpetta", ma commise l'errore di mettere insieme due sinonimi per ridare un nome ad una cittadina fino allora chiamata "La Sambuca" e da allora fu Sambuca Zabut sino al 1928, quando Mussolini cancellò Zabut e la specificò regionalmente aggiungendo "...di Sicilia". Secondo alcuni l'interpretazione storicamente ed etimologicamente migliore è quella che si ricava dal documento di Guglielmo II, detto "Il Buono", datato 1185 con il quale si donava alla Chiesa di Monreale la Chabuta seu Zabut. Appare chiaro che "Chabuta" - spendida - in questo documento vuole essere una specie di esplicitazione di Zabut o Zabùt, il che è avvalorato dalla congiunzione disgiuntiva latina seu (ovvero). Ma perchè Zabut? La tradizione popolare e la leggenda indicano quale fondatore di Sambuca l'Emiro Al-Zabut, un seguace dell'ascetico conquistatore maghrebino Ibn Mankud l'"Ardente guerriero della fede", signore indipendente delle Kabyle di Trapani, Marsala e Sciacca, che guidò le truppe d'assalto dell'Afrfriyqal alla conquista di Castrogiovanni, Val di Noto e, dopo lungo assedio, alla presa di Siracusa, allora capitale bizantina dell'isola. Secondo questi dati l'Emiro AL-Zabut partecipò come giovane guerriero alla conquista della testa di ponte di Mazara ed ebbe ruolo di rilievo nei combattimenti di Girgenti e Castrogiovanni, guadagnandosi per il suo valore l'appellativo Al-Chabut - lo splendido - che trasmise alle terre da lui conquistate.

 

Storie di vino e non solo

Tra le nobili tradizioni di Sambuca di Sicilia spicca quella della coltivazione del vigneto, come dimostrano alcune lesene in cui sono scolpiti pampini e grappoli di uva e reperti del V secolo a. C., tra cui la giara dòlio per conservare il vino e il basamento tufaceo di un torchio. Lo straordinario palmento rupestre di epoca ellenistica all’interno del Bosco della Risinata, unico in Sicilia per la sua monumentale ricchezza, costituisce uno straordinario esempio di manufatto della cultura materiale delle popolazioni di cultura greca e punica e ci racconta di un'economia protostorica nella quale la coltivazione della vite e la produzione del vino erano, insieme all'olivo e al frumento, alla base della ricchezza di Selinunte e delle aree rurali ad essa collegate (la cosiddetta Khora selinuntina). Tra l'altro in molte piccole aziende del territorio si trova ancora il “palmento”, la vasca dove transitava il mosto per la decantazione prima di essere conservato nelle botti. Dalle Terre Sicane passa, infine, Magon, il circuito di turismo culturale ed enogastronomico entrato a far parte di “Iter Vitis-Les chemins de la vigne”.

Nel corso dei secoli la viticoltura ha dunque mantenuto un ruolo molto importante per la città, fino a dare il nome all’omonima denominazione a base di ansonica, chardonnay o grecanico per i bianchi, e nero d’avola, cabernet sauvignon, merlot o syrah per i rossi. Bianco e Chardonnay accompagnano antipasti di mare, involtini di melanzane, cozze, pasta con le sarde e pesce alla griglia. Rosso e Cabernet Sauvignon sono consigliati con il ragusano e il pecorino siciliano semistagionato o secondi di carne come le braciole di vitello e il polpettone siciliano. Il Rosato si abbina a primi piatti con le sarde, antipasti di mare e melanzane. Nel territorio si producono anche le Doc Menfi e Sicilia e l'Igt Terre Siciliane, oltre ad una vasta offerta di prodotti di qualità, come l'olio extravergine di oliva Val di Mazara, la Vastedda della Valle del Belìce o la Provola dei Monti Sicani, tutti certificati dalla Dop. 

E a tavola, per finire in dolcezza, arrivano le coreografiche "minni di virgini", fregiate dalla De.C.O.: una frolla di forma tondeggiante ripiena di crema di latte, zuccata, scaglie di cioccolato e cannella e impreziosita all'esterno dalla diavulina, le palline di zucchero colorato. La ricetta, che risale al 1725, fu creata da suor Virginia Casale di Rocca Menna, del Collegio di Maria di Sambuca, in occasione del matrimonio del marchese don Pietro Beccadelli con donna Marianna Gravina, ma probabilmente richiama un'antichissima tradizione legata a culti femminili preesistenti in tutta la Sicilia. (Alessandra Calzecchi Onesti)

Presentazione domus iter vitis