1966-2016: auguri al Bianco di Pitigliano

1966-2016: auguri al Bianco di Pitigliano


Quest'anno si celebra l'anniversario delle prime dieci DOC italiane, molte delle quali ricadono nei territori delle Città del Vino. L'Associazione vuole festeggiare questa importante ricorrenza (“Cinquanta candeline per le prime dieci doc italiane) con una carrellata sulla storia, le caratteristiche e gli abbinamenti di questi pregiati vini, molti dei quali ricadono nei territori delle città del vino, accostandoli a prodotti e piatti tipici della cultura gastronomica regionale (i testi sono tratti dal volume 50 Doc - 50 anni di denominazioni d’origine a tutela del vino italiano”in vendita nel nostro Shop Online).

 

BIANCO DI PITIGLIANO

Disciplinare: Approvato DOC con DPR 28.03.1966 (G.U. 326 - 30.05.1966)

Regione: Toscana

Provincia/e: Grosseto

Città del Vino: Pitigliano, Scansano

Tipologie: Bianco di Pitigliano, Bianco di Pitigliano Superiore, Bianco di Pitigliano Spumante, Bianco di Pitigliano Vin Santo.

Vitigni: Trebbiano toscano 40-100%; Greco, Malvasia bianca lunga, Verdello, Grechetto, Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Viognier, Pinot bianco e Riesling italico 0-60%; Altri vitigni a bacca bianca 0-15%.

Cenni storici e/o geografici: In quest’area la coltivazione della vite risale al periodo etrusco e greco. La dominazione romana migliorò le tecniche di vinificazione, insuperate fino al Medioevo. La tradizione ha poi continuato a trasmettersi nei secoli, attraverso le vicissitudini degli Aldobrandeschi e degli Orsini, e tutti coloro che sostavano per traffici e azioni militari apprezzavano questi bianchi abboccati, conservati nelle profonde e fredde grotte di tufo. Le colline ben ventilate, protette dai venti freddi del nord e aperte alle brezze marine e i terreni tufacei ricchi di potassio contribuiscono alle particolari caratteristiche organolettiche di questo vino. Da anni si produce anche un Bianco di Pitigliano preparato secondo le regole della religione ebraica, che qui vanta una presenza millenaria.

Descrizione: Colore giallo paglierino più o meno intenso (Bianco di Pitigliano anche Superiore), paglierino con riflessi verdolini (Spumante), dal paglierino all’ambrato al bruno (Vin Santo). Odore fine e delicato (Bianco di Pitigliano anche Superiore e Spumante), etereo, caldo, caratteristico (Vin Santo). Sapore asciutto, fresco, talvolta vivace, con fondo leggermente amarognolo, di medio corpo (Bianco di Pitigliano) e morbido (Superiore), da dosaggio zero a dry, vivace, acidulo, con fondo leggermente amarognolo (Spumante), da secco a dolce, armonico, vellutato, con più pronunciata rotondità per il tipo amabile (Vin Santo). Titolo alcol. Min. 11% (Bianco di Pitigliano), 12% (Superiore), 11,5% (Spumante), 16% (Vin Santo).

 

OLIO SEGGIANO

Disciplinare: Reg. UE n. 1297 del 09.12.11 (GUCE L 330 del 14.12.11)

Cenni storici e/o geografici: Già verso la fine dell’Ottocento nell’area dell’Amiata Grossetano l’olivicoltura si era orientata verso forme intensive e specializzate, che insieme alla coltivazione della vite hanno contribuito a modellare il paesaggio rurale. L’Olivastra di Seggiano, presente soltanto nel versante occidentale del Monte Amiata, discende dall’Olea Europea Silvestris; poi nel corso dei secoli si è modellata al microclima locale, acquisendo dimensioni imponenti ma con drupe piccole rispetto alla media, unica varietà capace di resistere alle forti gelate ed alle intensissime nevicate, invernali e primaverili. L’elevata altitudine (in alcuni casi raggiunge i 650 m s.l.m.) la protegge dall’attacco della mosca olearia e di conseguenza non necessita di particolari trattamenti antiparassitari.

Descrizione: Si ricava da oliveti costituiti per almeno l’85% dalla cultivar Olivastra di Seggiano. La raccolta delle drupe viene effettuata a mano o con le macchine, purché durante l’operazione se ne eviti la permanenza sul terreno. Le principali caratteristiche sono la presenza di acidi grassi insaturi, un basso grado di acidità e alta conservabilità. Colore dal verde con toni gialli al dorato. Odore fruttato fresco, pulito, netto di oliva, con note erbacee di carciofo e aromi secondari di frutta bianca. Sapore pulito, netto, con note erbacee che ripercorrono i toni olfattivi, carica amara e piccante in buona armonia. L’acidità massima totale non supera lo 0,5%. Abbinamenti: a crudo su insalate di ortaggi e foglie verdi, legumi, verdure cotte, patate al vapore, bresaola, zuppe di farro, funghi e tartufi, carciofi fritti, selvaggina, pesce, pane di castagne, ricotta vaccina e formaggi caprini.

 

SFRATTO DI PITIGLIANO

Cenni storici e/o geografici: Tradizionale preparazione ebraica tipica dell'Alta Maremma, che ricorda l'usanza di battere alla porta degli ebrei con un bastone quando, nel XVII secolo, il Granduca di Toscana Cosimo II de' Medici emanò un editto con il quale intimava agli ebrei delle zone di Pitigliano, Sovana e Sorano di lasciare le loro case per trasferirsi nel ghetto di Pitigliano. Ma la presenza, nel ripieno di questo dolce a forma di bastone, di ingredienti già usati anche nei secoli precedenti dalle popolazioni autoctone rimanda ad un'antica ricetta etrusca.

Descrizione: Ingredienti (per 4 persone): 200 gr di farina, 100 gr di zucchero, una punta di sale, 1 dl di vino bianco, 6 cucchiai di olio evo, 4 chiodi di garofano, 150 gr di miele di maremma, cannella, noce moscata, 200 gr di noci frantumate, semi d'anice, la scorza di una arancia a striscioline, vaniglia, 1 uovo. Preparazione: Mettete il miele a scaldare lentamente al fuoco basso, unite la buccia d'arancia, i semi d'anice, le noci, la cannella e la noce moscata e lasciate riposare per una mezz’ora. Preparate una sfoglia impastando farina, olio, vino, zucchero, vaniglia e il torlo di un uovo, spianatela e ricavatene delle strisce sottili lunghe circa 25 cm larghe circa 6/7 cm. Riempite con l'impasto ottenuto e arrotolate le strisce ricavandone dei bastoncini. Mettete gli sfratti in forno a 170° per 15 minuti, fate raffreddare e degustate con un bicchierino di Bianco di Pitigliano Vin Santo.

Doc bianco di pitigliano