1966-2016: auguri alla doc Aprilia

1966-2016: auguri alla doc Aprilia


Quest'anno si celebra l'anniversario delle prime dieci DOC italiane, molte delle quali ricadono nei territori delle Città del Vino. L'Associazione vuole festeggiare questa importante ricorrenza (“Cinquanta candeline per le prime dieci doc italiane) con una carrellata sulla storia, le caratteristiche e gli abbinamenti di questi pregiati vini, molti dei quali ricadono nei territori delle città del vino, accostandoli a prodotti e piatti tipici della cultura gastronomica regionale (i testi sono tratti dal volume “50 Doc - 50 anni di denominazioni d’origine a tutela del vino italiano”in vendita nel nostro Shop Online).

 

APRILIA

Disciplinare: Approvato DOC con Dpr 13.05.66 (G.U. 174 - 16.07.66)

Regione: Lazio

Provincia/e: Latina, Roma

Tipologie: Bianco di Aprilia, Rosso di Aprilia, Rosato di Aprilia, Merlot di Aprilia.

Vitigni: Trebbiano Toscano almeno il 50%, Chardonnay 5%-35%, Altri vitigni a bacca bianca 0-15% (Bianco); Sangiovese 50-100%, Cabernet Sauvignon 5%-25%, Merlot 5%-25%, Altri vitigni a bacca rossa 0-15% (Rosso e Rosato); Merlot 85-100%, Altri vitigni a bacca rossa 0-15% (Merlot).

Cenni storici e/o geografici: La presenza della viticoltura, preromana, iniziò a declinare ai tempi Plinio per i disboscamenti selvaggi che provocarono la formazione di zone acquitrinose e paludose. Al Rinascimento risalgono i primi lavori di bonifica, proseguiti sul finire del Settecento fino a quella definitiva del 1930. L’arrivo di 60mila contadini veneti, friulani ed emiliani a popolare l’Agro bonificato diede origine ad una vitivinicoltura che dall’autoconsumo (con varietà tipiche delle loro terre di provenienza come il Sangiovese ed il Merlot) passò progressivamente ad una viticoltura da reddito. La combinazione tra la natura vulcanica del terreno, l’orografia pianeggiante o dolcemente collinare e il clima mediterraneo rendono quest’area altamente vocata ad una produzione di pregio.

Descrizione: Colore giallo paglierino talora con riflessi verdolini (Bianco), rosso rubino con riflessi granati con l’invecchiamento (Rosso e Merlot), rosa tenue (Rosato). Odore intenso, caratteristico con note floreali (Bianco) o fine con sentori di frutta matura (Rosso), delicato, floreale (Rosato), vinoso, gradevole (Merlot). Sapore secco, intenso, equilibrato (Bianco), secco, intenso, armonico, di giusto corpo (Rosso) o caratteristico (Merlot), fresco, secco, sapido (Rosato). Titolo alcol. min. 11% (Bianco), 12% (Rosso e Merlot), 11,5% (Rosato). Abbinamenti: piatti a base di verdure e di pesce, cozze alla marinara (Bianco); piatti corposi e piccanti, abbacchio al forno, spaghetti alla carbonara, salumi, funghi, pecorino romano (Rosso, Rosato, Merlot).

 

PECORINO ROMANO

Disciplinare: Reg. CE n. 1107 del 12.06.96 (GUCE L 148 del 21.06.96)

Cenni storici e/o geografici: Si dice che questo formaggio, la cui antica zona di origine è il territorio dell'Agro Romano, abbia avuto origine nel 3000 a. C. presso i Celti e molti autori romani come Varrone, Plinio il Vecchio, Ippocrate e Columella descrissero dettagliatamente tecniche di caseificazione non troppo dissimili dalle attuali. Nel secolo scorso la Sardegna, ove fu diffuso nell’Ottocento ad opera di alcuni intraprendenti imprenditori romani e napoletani, divenne il centro di maggiore produzione, mentre nel Lazio oggi si trova solo in piccole quantità. La lavorazione si caratterizza per l’aggiunta nella vasca di coagulazione di un fermento detto «scotta innesto», preparato giornalmente dal casaro secondo una metodologia tramandatasi nei secoli.

Descrizione: Formaggio a pasta dura, cotta, ricavato da latte fresco di pecora intero, proveniente dagli allevamenti delle zone di produzione (Sardegna, Lazio e provincia di Grosseto). Le forme, cilindriche o piane, sono alte circa 20 cm e pesano dagli 8 ai 20 kg. La crosta è sottile, di colore avorio o paglierino naturale. La pasta ha struttura compatta o leggermente occhiata e colore variabile dal bianco al paglierino più o meno intenso. Il sapore aromatico e lievemente piccante diventa più intenso e gradevole con il progredire dell’invecchiamento. La stagionatura, in ambiente piuttosto umido e freddo, va da un minimo di 5 mesi per il tipo da tavola ad almeno 8 mesi fino a 12 per quello da grattugia. Ottimo da consumare in abbinamento ad ortaggi freschi o frutta e da grattugiare nei primi piatti della cucina romana (rigatoni con la pajata, fettuccine ai funghi o l’antichissima ricetta della pasta cacio e pepe) e in alcuni dolci tradizionali come le crespelle e i ravioli.

 

VIGNAROLA

Cenni storici e/o geografici: Una delle minestre recentemente riscoperte è la vignarola, un‘esaltazione della primavera dove non può mancare il carciofo romanesco. Di questo piatto, che esprime la vera tradizione laziale a tavola, manca purtroppo una documentazione storica e la ricetta è arrivata fino a noi tramandata dalla memoria dei nonni e degli osti romaneschi. Così come per la bazzoffia, simile per preparazione e ingredienti, paesi e famiglie se ne contendono la supremazia ritenendosi depositari della versione più autentica. L’etimologia del nome potrebbe essere legata al nome attribuito agli ortolani (“vignarolo”) oppure al fatto che veniva consumata dopo le fatiche nell’orto, ma senza dubbio è imparentata con le zuppe gustate già ai tempi di Orazio e Catone. 

Descrizione: Ingredienti (per 4 persone): 200 gr di guanciale (o pancetta), gr 300 di piselli sgranati, gr 300 di fave sgranate, 6 carciofi tagliati a spicchi non troppo grossi, 1 piccola cipolla o cipollotto, 2 cuori di lattuga, mentuccia (facoltativa), crostini di pane, olio evo, sale grosso, pepe in grani. Preparazione: Tagliate a fettine sottili la cipolla, fatela dorare con un poco d’olio e il guanciale, unite i legumi e le verdure. Bagnate il tutto con circa un litro d’acqua, salate, pepate e cucinate coperto fino a raggiungere la densità desiderata (meglio se le verdure restano abbastanza intere). Unite la mentuccia e servite con crostini di pane raffermo, rosolati nell’olio o tostati in forno.

Doc aprilia