Le Città del Vino alle urne: un saluto ai sindaci impegnati nella valorizzazione di vitivinicoltura, paesaggio e territorio

Le Città del Vino alle urne: un saluto ai sindaci impegnati nella valorizzazione di vitivinicoltura, paesaggio e territorio


Dopo la tornata elettorale del 2015, anche quest'anno oltre 1300 Comuni italiani dovranno affrontare il rinnovamento degli organi di governo. Le elezioni che si svolgeranno a giugno riguarderanno una sessantina di Città del Vino, che saranno quindi chiamate a scegliere un nuovo sindaco. 

LE CITTA’ DEL VINO AL VOTO: I COMUNI DEL NORD ITALIA

LE CITTA' DEL VINO AL VOTO: I COMUNI DEL CENTRO ITALIA

LE CITTA' DEL VINO AL VOTO: I COMUNE DEL SUD ITALIA

ABRUZZO
Casalbordino, Collecorvino, Colonnella, Lanciano, Rocca San Giovanni, San Martino Sulla Marrucina

BASILICATA
Ginestra, Rionero In Vulture, Ripacandida

CALABRIA
Belmonte Calabro, Ciro' Marina

CAMPANIA
Benevento, Castelvenere, Gragnano, Montefredane, Petruro Irpino, Pontelatone, Ravello, Solopaca

EMILIA ROMAGNA
Bertinoro

FRIULI
Bertiolo, Latisana, Nimis, Torreano

LAZIO
Genzano Di Roma, Marino, Olevano Romano, Roma

LOMBARDIA
Broni, Montu Beccarla, Quistello, Rovescala

MARCHE
Cupramontana, Morrovalle

PIEMONTE
Barbaresco, Gattinara, Gavi, Maggiora, Mezz’omerico, Monleale, Nizza Monferrato, Quaranti, Suno

PUGLIA
Brindisi, Locorotondo, San Pancrazio Salentino

SICILIA
Alcamo, Montevago, Noto, Vittoria

SARDEGNA
Dorgali

TOSCANA
Carmignano, Castiglione della Pescaia, Grosseto, Scansano

TRENTINO ALTO ADIGE
Bolzano

UMBRIA
Bevagna, Città di Castello

VENETO
Colognola ai Colli, Montebelluna, Rovolon

Nel dare fin da ora il benvenuto ai nuovi rappresentanti istituzionali delle nostre aree altamente vocate alla viticoltura, vogliamo salutare i sindaci uscenti che nel corso dei loro mandati si sono fortemente impegnati per la tutela e la valorizzazione di territori che possono fregiarsi di una coltura-cultura della vite e del vino di grande tradizione. Lo faremo sul nostro sito, nei prossimi giorni, raccontando alcuni degli eventi o delle iniziative promosse dalle CdV che andranno alle urne. Iniziamo oggi ripercorrendo brevemente le posizioni dell'Associazione nazionale delle Città del Vino su tematiche e criticità che in questi ultimi anni hanno caratterizzato gli ambiti di azione delle amministrazioni locali.

IL VALORE DELLE “ABBONDANZE” LOCALI. Il nostro circuito, cresciuto nel tempo fino ad arrivare ai circa 500 municipi attualmente associati, rappresenta infatti un ideale itinerario turistico e culturale nell’Italia rurale, ma nel tempo ha finito per costituire anche una straordinaria esperienza istituzionale e politica che partendo dall’enogastronomia ci parla delle opportunità e delle difficoltà delle campagne e dell’agricoltura italiana, delle sue differenze e della sua unicità. In un periodo di crisi economica, finanziaria, sociale e di valori, la riflessione sul ruolo delle realtà locali e sul futuro della viticoltura ci ha portato ad enfatizzare il valore delle “abbondanze” locali, cioè di quelle ricchezze materiali e immateriali che i nostri territori custodiscono in fatto di saperi, tradizioni, cultura, ambiente, paesaggio, storia, beni monumentali e artistici, vini e prodotti tipici. Perché “vivere bene” non significa ricerca del lusso né rincorsa all’eccesso, ma rappresenta un’idea nuova del bello, del buono, del giusto e della natura.

Se è vero, come sostengono alcuni economisti americani, che la competizione tra centri urbani sarà vinta da chi è in grado di combinare le tre T (Talenti, Tecnologia e Tolleranza), in Italia bisogna aggiungere un ulteriore fattore di competizione - la quarta T, quella di Territorio - per valutare il potenziale creativo delle città e la loro capacità di attirare risorse e persone. Il ruolo dell’agricoltura nella costruzione dell’identità locale e del paesaggio, cioè di un territorio ricco di risorse che non può essere lasciato in balìa di logiche puramente economiche, è un tema da sempre assai caro alle Città del Vino. I sindaci dei comuni a vocazione enoica percepiscono che lo sviluppo del turismo legato al vino assumerà un’importanza sempre crescente per l’economia locale e la sensibilità ambientalista-paesaggistica sembra orientare queste amministrazioni, con azioni di ripensamento degli strumenti urbanistici tesi a riqualificare i territori e paesaggi in sintonia con le esigenze dei turisti, attenti certo al prodotto ma ancora di più alle “quinte“ del patrimonio vitivinicolo. L’agricoltura (e la viticoltura in particolare) è anzitutto un’importante attività economica, ma contemporaneamente è anche un potente generatore di paesaggio e questa nuova sensibilità sia degli amministratori che degli operatori economici ha fatto sì che, oltre alla qualità dei prodotti, anche la tutela e la valorizzazione del contesto in cui nascono siano diventati un punto di forza del sistema produttivo italiano. A cominciare dalla filiera del turismo, che sempre più registra l'offerta di forme di turismo esperenziale (corsi di cucina e artigianato, visite a musei della cultura contadina, visite guidate di vigneti e giardini varietali, partecipazione alla vendemmia, fattorie didattiche, percorsi di educazione ambientale, escursionismo dolce, ecc...) rivolte a viaggiatori alla riscoperta di spazi e di aree rurali dimenticati e alla ricerca di prodotti dal forte contenuto simbolico ed emozionale. Le Città del Vino sono, peraltro, tra i soci fondatori di Iter Vitis, l'associazione internazionale che promuove e sostiene l'Itinerario Culturale Europeo della Vite e del Vino.

 

IL VALORE SOCIALE DEL VINO. Per troppo tempo la narrazione del vino si è appuntata sul prodotto e pochissimo sul produttore e sulla madre terra. Il sentore di mora acerba o matura, la sfumatura serica o vellutata, sono elementi importanti per interpretare il suo bouquet valoriale, ma il vino non è una commodity come altri prodotti agricoli, non può essere considerato in una dimensione esclusivamente di mercato, incentrata sul valore economico e influenzata dalle mode. Un vino ha il pensiero di chi lo fa e il carattere del terreno dove nasce, ha una forte connotazione rurale e va conosciuto e apprezzato in relazione a molti altri aspetti a partire dal suo legame con il territorio. Oggi nel pieno di una gravissima crisi economica, frutto di “ubriacatura” finanziaria, con la crescente consapevolezza che l’economia di carta non ci darà alcuna garanzia di sviluppo e la convinzione che le risorse della terra rappresentino un patrimonio formidabile per il nostro futuro sostenibile, torniamo a guardare all’agricoltura come ad uno dei comparti chiave per ricominciare a crescere. Tutto il settore agroalimentare ha un forte valore sociale, alimentato da quegli elementi che caratterizzano la ricchezza del nostro sapere in termine di tradizioni, qualità e varietà dei prodotti, immagine e credibilità, e che rappresentano un patrimonio comune ereditato dalle generazioni precedenti. Il vino è riuscito ad incamerare, meglio di altri prodotti, il valore sociale che era in grado di esprimere - forte radicamento culturale, valore simbolico, prodotto tipico e di provenienza specifica, marchio italiano, elevati standard qualitativi, basso impatto ambientale, mantenimento del paesaggio e salvaguardia delle tradizioni, prodotto soggetto a rigore nei controlli e salutare se usato bene - incrementando così il proprio valore di mercato ed offrendo un tipico esempio di come il valore sociale dipenda proprio dalla cultura enogastronomica di produttori e consumatori.

Purtroppo tante sono ancora le “carenze” che interessano l’enologia e la vitivinicoltura del nostro Paese, in gran parte le stesse che affliggono tutto il comparto dell'agricoltura e dell'agroalimentare e che riguardano la qualità ambientale (inquinamento dell’aria, abbandoni di rifiuti, inquinamenti del suolo e delle acque), la legislazione, nella gestione del territorio (che insieme alla bassa redditività delle attività agricole continuano a favorire consumo di territorio agricolo per abbandono, costruzioni e altre attività varie), gli strumenti per informare correttamente i consumatori e per orientare il mercato a riconoscere i vantaggi delle iniziative agricole di qualità ecologica, di tutela del territorio e della biodiversità, il possibile contributo delle attività agricole alla mitigazione della crisi climatica, la messa a punto di un quadro nazionale di riferimento per le misure di adattamento dell’agricoltura agli effetti della crisi climatica, il ricambio generazionale e la giusta valorizzazione dell'apporto portato dall'agricoltura - in termini occupazionali e di integrazione - di donne, giovani e immigrati. A questo potremmo aggiungere, da un punto di vista più strettamente vitivinicolo, i rischi connessi alla dilagante "omogeneizzazione" di vitigni-vini-gusti indotti dalla globalizzazione e dal prevalere di pochi vitigni - francesi e tedeschi (meno di 10 in totale) - ormai dominanti e alla conseguente erosione del nostro enorme patrimonio di biodiversità. Gli interventi in favore della filiera vitivinicola dovrebbero in particolare essere improntati ad una forte multidisciplinarietà, che tenga conto per esempio dell'esistenza di più “mercati” e di diversi livelli di domanda e di offerta a seconda del prodotto (uva, vino sfuso, vino imbottigliato, ecc.), il diffondersi di nuovi e variegati atteggiamenti del consumatore verso il vino in relazione alle tendenze e ai ai consumi di determinate aree geografiche, l’incremento delle attività socio economiche anche indotte legate al turismo enogastronomico e conseguentemente dei servizi collegati al vino, l’importanza di rafforzare le iniziative di educazione al bere corretto e consapevole e di educazione al gusto soprattutto nei confronti dei giovani, la difesa delle nostre Scuole Enologiche e degli Istituti Agrari per formare agricoltori, enologi e wine maker sempre più preparati e informati sulle novità che investono il mondo della produzione e della ricerca.

 

IL VALORE DEI PRESÌDI LOCALI. Non è un caso che far parte dell'Associazione ha da sempre significato una propensione verso politiche di miglioramento, valorizzazione e tutela del sistema produttivo e della qualità della vita, ma il nuovo Statuto del 2012 ha codificato in maniera definitiva questo principio adottando una Carta della Qualità che introduce un principio di identificazione dei comuni sulla base di impegni e azioni volti a qualificare quel Comune come “città del vino” e ne incentiva l’applicazione. Oggi i nostri Soci devono impegnarsi a tutelare il paesaggio, semplificare le procedure amministrative per le imprese del settore, rendere evidente la percezione del vino, rendere fruibile la cultura del vino, promuovere le Strade del Vino e le Enoteche del territorio, sostenere i vini di qualità nella ristorazione, avviare percorsi di sostenibilità presso i produttori, sollecitare l'espressione artistica intorno al vino, predisporre un calendario annuale di appuntamenti di sensibilizzazione e di animazione sui sapori/saperi locali, diretti alla valorizzazione del vino della zona e all'approfondimento della conoscenza dei prodotti e della cucina tradizionale.

Ma salvaguardare i piccoli Comuni rurali e valorizzarne il ruolo di presidio territoriale e democratico, dotandoli delle giuste risorse per mantenere i servizi essenziali per i cittadini, è di vitale importanza soprattutto perché i Comuni possono essere straordinari motori di sviluppo locale e di rilancio di attività produttive all’insegna della sostenibilità. Così come lo è favorire le aggregazioni amministrative per mettere in rete funzioni e servizi e al tempo stesso creare politiche territoriali per lo sviluppo. Il paesaggio, la cultura rurale, l’ambiente e l’agricoltura costituiscono tutte una opportunità, la cui tutela deve essere condivisa tra amministratori pubblici, cittadini e imprese. Alle Amministrazioni va, per esempio, consentito di fare investimenti e di impegnare risorse per la messa in sicurezza del territorio, per la produzione di energia rinnovabile, per il recupero dei centri storici in stato di degrado o di abbandono, per il sostegno ad attività imprenditoriali legate all’agricoltura di qualità e ad una fruizione turistica rispettosa dell’ambiente e del territorio. Le misure di incentivazione previste per Comuni e Province che procedano al recupero dei nuclei abitati rurali - ma andrebbero aggiunti anche i centri storici urbani - sono naturalmente opportune, ma se non si mantiene l'esistente (uffici postali, viabilità, servizi urbani, ecc.) quale qualità della vita si intende garantire alle campagne? E con quali strumenti (e risorse) gli enti locali potranno attuare l'obiettivo? Anche perché se è vero che il territorio rurale è parte fondamentale del nostro capitale sociale e della nostra qualità della vita, deve allora essere messa in risalto la centralità (federalismo e funzioni) dei Comuni che appunto governano il territorio. Tra le proposte dell’Associazione c’è, per esempio, il conferimento di poteri straordinari in materia di esproprio ai Comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti o compresi nelle aree naturali protette, promuovendo l’utilizzazione di forme e di procedure di attuazione e di gestione diretta degli interventi di recupero dei centri storici e dei nuclei abitati rurali, perché occorre distinguere tra attività edilizie che consumano nuovo suolo (inasprendo gli oneri e vietando di usarli per la spesa corrente) e attività che riqualificano i tessuti urbani esistenti, degradati e non.

 

IL VALORE DELL'INNOVAZIONE. Anche di recente abbiamo rinnovato l'impegno a preservare la destinazione d’uso ed arrestare il consumo del suolo agricolo, portando il nostro contributo ai lavori degli Stati Generali della Green Economy attraverso una riformulazione efficace della legge sul consumo delle aree agricole, che riconosca al suolo il suo statuto di risorsa strategica e ne arresti il consumo, anche rafforzando gli strumenti di governance territoriale necessari a perseguire gli scopi.

Un altro tema al centro delle riflessioni dell’Associazione è il sostegno che si dovrà dare al terzo settore non solo nelle sue espressioni di servizio, culturale e sociale, ma anche di associazionismo di prodotto (come sono oggi ad esempio le Città di Identità di Res Tipica - di cui le Città del Vino rappresentano l’entità più “popolosa” - in base ai loro concreti progetti e programmi), testimoni delle istanze che provengono direttamente dai territori amministrati e dai cittadini. Particolare attenzione va, inoltre, riservata al supporto ed alle potenzialità che i nuovi strumenti tcnologici possono apportare alle iniziative di marketing urbano nei nostri Comuni, in una congiuntura come quella attuale in cui la riduzione dei fondi a disposizione delle amministrazioni rischia di lasciare sguarnita sia la funzione di informazione turistica sui territori sia l’implementazione dei luoghi della memoria di saperi e sapori locali. Diverse Città del Vino si sono già dotate di strumenti high tech per mettere in rete le loro eccellenze e conquistare gli eno-turisti, a partire dai QR Code posizionati accanto ai luoghi di interesse e tra le nostre proposte c’è allora quella di dotare la rete dei suoi associati di un sistema di touch screen che permetta a tutti i territori a vocazione vitivinicola di valorizzare e mantenere viva la propria identità con un contenuto impiego di risorse umane e finanziarie. Sul fronte della Green Economy l’Associazione ha sempre sostenuto le amministrazioni locali nella difesa delle coltivazioni dalle contaminazioni da prodotti OGM, nella promozione dell’agricoltura biologica e delle buone pratiche agronomiche, nonché nella diffusione di una cultura del progetto agro-paesaggistico attraverso la metodologia del Piano Regolatore delle Città del Vino, un innovativo strumento di pianificazione comunale fondato sull’equilibrio tra validità agronomica e qualità paesaggistica.

Le Città del Vino hanno, infine, mantenuto vivo un filo diretto di comunicazione e collaborazione con i dicasteri dell'Agricoltura, dei Beni e le Attività Culturali, dell'Ambiente e del Turismo, nella convinzione che solo una più stretta coordinazione tra tutti questi soggetti possa riuscire, con strategie e scelte operative condivise, a tutelare le qualità e le potenzialità del paesaggio agrario, della cultura rurale nazionale, del patrimonio turistico ed enogastronomico dei nostri territori. E negli ultimi anni, grazie anche all’analisi decennale sull’evoluzione dell’enoturismo e sul comportamenti di acquisto e fruizione dei consumatori in viaggio che Città del Vino realizza con il suo Osservatorio sul turismo del vino, è stato modificato profondamente il modo di fare comunicazione verso il mondo degli amministratori e delle aziende mettendo a disposizione degli associati spazi sul web, newsletter, eBook, pagine su Facebook eTwitter.

L’Associazione ha insomma intrapreso un percorso di trasformazione da soggetto di “rappresentanza” in una struttura complessa, in grado di fornire indicazioni e rispostea problematiche che riguardano non solo il mondo del vino, ma anche come queste questioni si riflettono sull’attività delle pubbliche amministrazioni, in virtù di un assunto ormai consolidato (che si parli di economia o di enoturismo, di promozione o di sviluppo): il rapporto inscindibile tra vino e territorio, con tutto quello che ne consegue. L’Associazione ambisce, infatti, a diventare sempre più strumento operativo a disposizione dei Comuni associati, rafforzando e ampliando le proprie funzioni e l’offerta dei servizi per essere luogo di vetrina e promozione, di conoscenza e scambio di esperienze, di idee, di approfondimenti e suggerimenti e - quando possibile - fonte di soluzione ai problemi. Le nuove regole inserite nello Statuto e Regolamento contengono le indicazioni basilari sul rinnovato rapporto tra Comuni, Enti soci, la struttura operativa dell’Associazione e i suoi organi istituzionali che raccolgono le istanze dei Soci, le elaborano e le traducono in progetti tesi a migliorare l'azione amministrativa.

 

Per tutti questi motivi vogliamo allora ringraziare tutti coloro che hanno condiviso questo cammino e nello stesso tempo accogliere i prossimi amministratori invitandoli a proseguire insieme a noi nella rivitalizzazione e riqualificazione delle nostre Città delle Vino. (Alessandra Calzecchi Onesti)