La posizione delle Città del Vino sul riordino degli enti locali

 La posizione delle Città del Vino sul riordino degli enti locali


 L'Associazione Nazionale Città del Vino guarda con favore al riordino degli enti locali avviato dal recente provvedimento governativo (il cosiddetto ddl "svuota-Province"), che rappresenta un primo importante passo verso per un disegno di riforma costituzionale più completo e organico. È un provvedimento che inizia a ridare centralità al ruolo dei Comuni che - come abbiamo più volte sottolineato - costituiscono un presidio fondamentale per il mantenimento di livelli accettabili di coesione sociale e di qualità della vita, il collante più capace di rappresentare le istanze dei territori,  il tratto di identità storica e culturale del nostro Paese. Il "rimpolpamento" delle fila dei consiglieri comunali  contribuirà a rafforzare la partecipazione e la rappresentanza democratica all'interno di quella che è l'istituzione fondamentale nella vita di ogni comunità.

L'istituzione delle città metropolitane, la riduzione delle funzioni delle amministrazioni provinciali in vista di una loro totale abolizione e la previsione dell'esercizio associato di funzioni da parte dei piccoli comuni potranno, inoltre, senza dubbio favorire un uso più razionale delle risorse umane e finanziarie e un migliore coordinamento dell'attività amministrativa svolta ai diversi livelli istituzionali. Basta pensare alle possibili economie di scala, all'erogazione di servizi più efficienti, alla semplificazione burocratica. O agli evidenti vantaggi - non solo in termini di spesa ma anche di contrazione dei comportamenti di "malcostume elettorale" - derivanti dai tagli alla presenza di personale politico nelle amministrazioni locali.

Ma restano aperti dubbi e preoccupazioni su alcune delle conseguenze che potrebbero, ad esempio, derivare dal ricollocamento dei dipendenti provinciali e dalla ridistribuzione di ambiti e di competenze (come viabilità, scuola, agricoltura) che richiedono una gestione sovracomunale o dal rischio di un ulteriore progressivo allontanamento degli organi di governo dal cittadino e dalle sue necessità. Così come sarà necessario affrontare con attenzione i contenuti con i quali la riforma costituzionale andrà a riempire questa nuova architettura dell'amministrazione della cosa pubblica, soprattutto nella costruzione del rapporto città-campagna nelle città metropolitane e negli enti di vasta area che nell'immediato futuro sostituiranno le province. Perchè molte di queste realtà (Roma, Firenze, Venezia, solo per citarne alcune) comprendono al loro interno una enorme ricchezza di produzione vitivinicola ed agroalimentare, che merita una regolamentazione specifica e puntuale.

Risorse, competenze e personale verranno riattribuiti alle Regioni e ai Comuni in conseguenza della ridistribuzione delle funzioni, ma sarà determinante che ai Comuni vengano attribuiti tutti gli strumenti necessari per svolgere in maniera forte ed incisiva le azioni di sviluppo economico  cui saranno chiamati - a partire dalla qualità del territorio fino alla promozione turistica e delle produzioni locali - e che, in particolare, vengano ridefiniti i limiti imposti dal Patto di Stabilità. (di Alessandra Calzecchi Onesti)