Paesaggio e Sviluppo Rurale: un legame importante

Paesaggio e Sviluppo Rurale: un legame importante


Che la qualità del territorio trasformato dal lavoro dell'uomo non abbia un ruolo soltanto “estetico-culturale” ma anche “socioeconomico” è ormai una consapevolezza diffusa. La sua tutela e valorizzazione sono da sempre alla base dei principi ispiratori delle attività dell'Associazione delle Città del Vino e con il Piano Strategico Nazionale 2007-2013 il MIPAAF ha inserito il paesaggio fra i suoi obiettivi strategici riconoscendolo elemento essenziale nella definizione di un nuovo modello di sviluppo dei contesti rurali. Un ulteriore importante strumento in questa direzione è dato ora dal “Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionaliistituito dal Ministero delle politiche agricole per preservarne la diversità bio-culturale e promuovere studi e ricerche.

Il compito di censire paesaggi, pratiche agricole e conoscenze tradizionali è affidato all'Osservatorio nazionale del paesaggio rurale, che si occupa anche di approfondire i valori connessi con il paesaggio rurale e di elaborare i principi generali e le linee guida per la sua salvaguardia, gestione e pianificazione con particolare riferimento agli interventi previsti dalla politica agricola comune. A coordinare il gruppo di lavoro presso il Mipaaf è il Professor Mauro Agnoletti, associato presso il Dipartimento di Gestione dei Sistemi Agricoli Alimentari e Forestali (Gesaaf) dell'Università di Firenze ed esperto scientifico del Consiglio d'Europa, Fao, Unesco, Iufro, Cbd.

Le "Colline vitate del Soave" e "Le Colline di Conegliano Valdobbiadene - Paesaggio del Prosecco Superiore" sono, insieme a "I Paesaggi Silvo pastorali di Moscheta", i primi tre iscritti al Registro, ma molte altre sono le realtà italiane candidate ad ottenere il riconoscimento. Tra queste numerose sono legate alla cultura della vite e del vino e altre ancora meritano di essere inserite nell’inventario nazionale degli ambiti locali caratterizzati da un’agricoltura sostenibile, rispettosa della storia e delle tradizioni, e al tempo stesso economicamente vitale.

La candidatura comporta la realizzazione di studi e di analisi approfonditi sulla matrice paesaggistica, sugli usi del suolo e su tutti quegli aspetti che compongono il mosaico paesaggistico. Questo approccio, soprattutto se sostenuto dal riconoscimento, costituisce un'arma assai efficace proprio contro l’abbandono o il degrado dei territori più disagiatie con forme e modalità di coltivazione e allevamento tradizionali che inevitabilmente presentano costi di lavorazione e di mantenimento molto più elevati rispetto agli altri. Finora sono mancati strategie e strumenti volti a conservare e valorizzare il paesaggio rurale dal punto di vista economico. Al contrario le forme di tutela esistenti spesso contribuiscono a degradarlo, favorendo abbandono ed industrializzazione. Il senso del censimento operato dal Registro Nazionale risiede proprio nel riconoscere la diversità “bioculturale” rappresentata, come spiega Agnoletti, da “paesaggi presenti da lungo tempo, anche molti secoli, le cui caratteristiche si sono stabilizzate o evolvono molto lentamente. Sono legati all’impiego di pratiche tradizionali e di ordinamenti colturali rappresentativi dell’identità storica dei luoghi, anche in termini di sistemazioni del terreno, architettura degli impianti e tecniche di allevamento”.

E per le aree caratterizzate dalla produzione vitivinicola assume un particolare significato il concetto di “nucleo storico” che sta ad indicare la diversità esistente fra le generiche zone di produzione, quali Doc o Docg, e le porzioni di territorio che mostrano persistenza storica e integrità della struttura del paesaggio dal punto di vista topografico e delle pratiche utilizzate. L'inserimento mira cioè a preservare quelle zone che, pur continuando il loro processo evolutivo, conservano evidenti testimonianze della loro origine e della loro storia, mantenendo un ruolo nella società e nell’economia. 

L'Associazione delle Città del Vino invita allora di nuovo i suoi associati ad accogliere le opportunità offerte da questo radicale cambiamento di visione, che non vede più l’uomo come elemento turbativo dell’ecosistema bensì regista e attore della sua conservazione e che pone le basi per una ridefinizione degli strumenti di sostegno per la viticoltura in areali tanto più vulnerabili quanto più estremi. (di Alessandra Calzecchi Onesti)