Vino e creatività: l'intervento del Presidente delle Città del Vino Pietro Iadanza al Vinitaly

Vino e creatività: l'intervento del Presidente delle Città del Vino Pietro Iadanza al Vinitaly


La creatività nel mondo del vino è stata il tema intorno al quale si è sviluppato il convegno che lunedì scorso, 7 aprile, si è tenuto nel corso del Vinitaly 2014, appuntamento organizzato da Città del Vino e Coldiretti, e a cui ha partecipato, tra gli altri, il Ministro per le politiche agricole Maurizio Martina. Questo l'intervento di Pietro Iadanza, Presidente dell'Associazione Nazionale Città del Vino.

ANCHE I SINDACI HANNO MESSO LA "CREATIVITÀ" AL SERVIZIO DEI TERRITORI

di Pietro Iadanza, presidente Associazione Nazionale Città del Vino

L'Italia è il paese dei mille campanili, ma anche dei mille vini e dei mille vitigni autoctoni, un patrimonio di biodiversità e di sapori, saperi e tradizioni, che devono essere assolutamente salvaguardate e comunicate per non disperderne la memoria, il valore culturale, l'attrattività turistica e, infine, il valore commerciale.

I produttori, da questo punto di vista, hanno fatto e continuano a fare un'opera grandiosa, viene da dire, perché è soprattutto grazie a loro che il mondo del vino italiano ha saputo trasmettere certi valori, ed è grazie alla loro creatività che si è riusciti a valorizzare e promuovere produzioni e territori un tempo ai margini. Pensare a cosa era Montalcino agli inizi degli anni '60 del secolo scorso è fin troppo scontato, se paragonato a quello che oggi il territorio del Brunello rappresenta per tutto il mondo; ma potremmo dire lo stesso per le Langhe in Piemonte, per l'area del Prosecco in Veneto, per i grandi vini della Campania o della Sicilia.

Certo è che alla creatività dei produttori, che si è manifestata non solo nel saper fare buon vino, ma anche nel saperlo promuovere, nell'inventare sempre nuove forme di marketing, da sola non è stata sufficiente, ha avuto bisogno del territorio, inteso sia come ambiente naturale ma anche come forma di organizzazione sociale e di pubblica amministrazione.

Sulla pubblica amministrazione si possono avanzare tutte le critiche negative che vogliamo, spesso oggettive e meritate, ma è certo che dobbiamo anche all'azione di molti sindaci, spesso impegnati in una sorta di "prima linea" nel rapporto con i loro cittadini, quindi anche con i produttori, il successo di questa creatività. Perché anche i sindaci, quando vogliono, quando possono, sanno essere creativi.

Lo hanno dimostrato anche dando vita all'Associazione Città del Vino, il 21marzo 1987, quando furono proprio i territori a ribellarsi a quanto era accaduto con lo scandalo al metanolo l'anno precedente. Lo hanno dimostrato in questi anni portando avanti i nostri valori e le nostre idee, e supportandoci - spesso con oggettive difficoltà, soprattutto finanziarie - nella nostra azione di promozione e di valorizzazione delle terre del vino.

Non c'è solo l'etichetta di una bottiglia a simboleggiare il marketing aziendale, disegnata magari da un artista di grande fama, o le innovazioni tecnologiche che consentono di sapere tutto di un vino semplicemente puntando il proprio cellulare su di un codice a barre, o applicate in cantina; c'è anche il lavoro dei sindaci delle Città del Vino, impegnati a "disegnare" in modi spesso originali azioni di marketing territoriale, come testimoniano a questo nostro incontro Pietro Giovanni Del Simone, sindaco di Tirano (Sondrio), che lo scorso anno ha pensato di dar vita ad un concorso dedicato ai video amatoriali intorno al vino, intuendo che il "racconto" è uno degli strumenti più efficaci per promuovere il territorio. O l'esperienza di Marco Violardo, sindaco di Castagnole delle Lanze (Asti) che da alcuni anni ha lanciato il progetto "Adotta una vigna di Barbera" riscuotendo un successo forse sopra alle aspettative e ottenendo più di un risultato: promozione turistica del territorio, rilancio della Barbera astigiana, tutela dei vigneti e incremento al reddito dei vignaioli.

Gli esempi possono continuare e potrei fare un elenco di casi analoghi. Come il caso di Dante Poverello, l'amico sindaco di Brusnengo, piccola Città del Vino piemontese di circa 2.000 abitanti, in provincia di Biella, assurta ai vertici nazionali - con tanto di premi e riconoscimenti - per l'applicazione delle nuove tecnologie elaborate localmente e utilizzate nel migliorare il rapporto con i cittadini e nell'erogazione dei servizi; o quanto stanno facendo i sindaci delle Città del Vino del Sannio, in provincia di Benevento, che hanno creduto nel valore della "rete" come strumento per promuovere i territori ma anche per condividere buone pratiche; basti pensare al loro coordinamento nell'elaborazione dei Piani Urbanistici Comunali che seguono i dettami del Piano Regolatore delle Città del Vino, con l'obiettivo di realizzare delle zonazioni che siano utili ai produttori vitivinicoli per migliorare la qualità dei loro vini analizzando la vocazionalità dei terreni.

Tutto questo anche in vista di Expo 2015, appuntamento per i quale intendiamo essere protagonisti assieme all'ANCI e all'Associazione Res Tipica,  che riunisce tutte le associazioni di Città di Identità.

Sono anche questi gli obiettivi de "La Selezione del Sindaco", il concorso enologico internazionale ideato dall'Associazione Nazionale Città del Vino che quest'anno compie tredici anni e che a fine maggio si svolgerà a Bolzano. È questo l'unico concorso enologico internazionale che prevede la partecipazione congiunta delle aziende che producono il vino e i Comuni in cui sono localizzate le loro vigne; un binomio che vuol significare la collaborazione necessaria tra pubblico e privato, dove il Sindaco diventa testimonial della qualità dei vini e del territorio, insieme ai vignaioli.

Il territorio, si può dire, è una invenzione degli uomini, un prodotto della creatività.

E il concetto di territorio, per come lo intendiamo noi tutti, è bel diverso e ben più ampio di quello espresso della parola "terroir" dei nostri cugini francesi, perché mentre questa parola ha una accezione esclusivamente viticola, con "territorio" noi diamo una valenza ancor più ampia al sistema di relazioni che non si limita a considerare solo vigneto, terra, ambiente, ma sottintende molto di più: governo, regole, gestione, qualità della vita.

Nelle terre del vino si vive meglio, c'è più integrazione, più condivisione, più sviluppo sostenibile perché c'è più consapevolezza sia da parte dei produttori sia dei sindaci, di quanto sia importante che le qualità territoriali siano tutelate, pur se in modo dinamico e non certo ingessate in una sorta di grande museo a cielo aperto.

Le terre del vino sono terre vive, anche se attraversate da una crisi generale che investe l'andamento delle economie nazionali e internazionali; una crisi che aumenta le difficoltà delle Pubbliche Amministrazioni e delle imprese a sviluppare iniziative e progetti, e in un periodo così difficile, dove la tenuta dei bilanci comunali è messa a dura prova dai tagli dei trasferimenti governativi e dall'incertezza sulle risorse disponibili, ribadire la volontà di essere una Città del Vino è un elemento di grande forza e di speranza.

Assume allora un ruolo decisivo il rafforzamento della mission di rappresentanza dei territori e di promozione delle  identità locali, di quanto di bello e di buono le terre del vino sanno produrre, perché è sicuramente nella valorizzazione di questo patrimonio - delle sue valenze ambientali, turistiche ed enogastronomiche - che si può recuperare la consapevolezza del valore del territorio sia come bene comune da condividere e proteggere sia come strumento di sviluppo per una "nuova economia sostenibile" che dia più certezze anche ai nostri giovani.