Le Città del Vino sui negoziati commerciali

Le Città del Vino sui negoziati commerciali


In vista del prossimo round del Trattato transatlantico su investimenti e commercio che si terrà a luglio, l'occasione per tornare a parlare del TTIP è data dall'informativa urgente del Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda tenutasi in Aula della Camera il 15 giugno. Il Ministro ritiene che l'accordo di libero scambio tra Europa e Stati Uniti sia un punto di svolta nelle relazioni economiche internazionali, in grado di portarci finalmente in una nuova fase della globalizzazione con enormi vantaggi soprattutto per un'economia come quella italiana che poggia sull'export agroalimentare e tessile dove, attualmente dazi e tariffe arrivano a pesare fino al 40% sul costo di un bene. Dagli anni Novanta i paesi avanzati hanno iniziato un rapido processo di apertura dei propri mercati ai prodotti dei paesi allora emergenti, che invece mantenevano sostanzialmente intatte le loro protezioni. L’idea di fondo era che occorresse accordar loro vantaggi competitivi per sviluppare economie produttive che si sarebbero poi evolute in economie di consumo aperte ai nostri prodotti. Ma solo negli ultimi mesi gli effetti incrociati dei due grandi negoziati lanciati dagli USA (TPP e TTIP) e degli accordi che l’Europa ha concluso o sta concludendo con i partecipanti alla partnership pacifica, hanno lasciato sperare in una grande area di libero scambio tra paesi che accettano regole del gioco equilibrate e standard elevati, fino a rappresentare il 60% del PIL mondiale e a spingere il sistema commerciale globale dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) ad aprirsi.

Una parte dell'opinione pubblica ha però manifestato forti preoccupazioni per una mancata trasparenza sui negoziati, l'indebolimento dei processi decisionali democratici e la possibile conseguente deregolamentazione in termini di abbassamento degli standard al minimo comun denominatore. Ambientalisti e salutisti temono per esempio l'invasione di organismi geneticamente modificati e di carni piene di ormoni e sostanze chimiche, mentre sul fronte delle certificazioni e delle produzioni di qualità è grande il timore della riduzione della tutela delle specificità e della conservazione della biodiversità.

Promuovere il commercio, peraltro, non significa solo perseguire i propri interessi economici, cioè creare nuove opportunità economiche per i consumatori, i lavoratori e i datori di lavoro, ma anche propugnare valori e contribuire a costruire un mondo più responsabile. Ed è su questa convinzione che, nel corso dell’ultimo ciclo di negoziati commerciali UE-USA a fine ottobre, l'Unione Europea ha presentato una sua proposta fortemente ambiziosa di un Capitolo sul commercio e lo sviluppo sostenibile, che punta ad instaurare una collaborazione per affrontare le sfide dell'economia globale - quali il lavoro minorile, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, i diritti dei lavoratori e la protezione dell'ambiente, solo per citarne alcune - e attribuisce un ruolo formale alla forte influenza che la società civile, compresi i sindacati e le ONG attive nel settore ambientale, esercita sulla politica commerciale europea favorendone la partecipazione a gruppi consultivi interni e ad una piattaforma comune di dialogo con una vasta platea di parti interessate.

Proprio per difendere le nostre denominazioni, il nostro territorio, le nostre tradizioni, anche le Città del Vino hanno già più volte espresso il monito ad accelerare sulla chiusura dei negoziati, ma senza scadere al ribasso. E nel corso di un incontro tenutosi il 25 maggio a Bruxelles, Recevin - la Rete Europea delle Città del Vino - ha presentato agli europarlamentari un documento che tra i punti principali registrava i possibili rischi per le comunità locali e i loro prodotti in termini di perdita di controllo e trasparenza del sistema alimentare derivabili dal TTIP.

Registrando con soddisfazione l'approccio integrato dell'UE mirato all'introduzione di politiche commerciali più responsabili sia nell'Unione che a livello mondiale, Paolo Benvenuti, direttore generale dell'Associazione Nazionale Città del Vino, sottolinea “l'importanza, da un lato, che tutte le parti condividano norme fondamentali in materia di lavoro e ambiente e non allentino le normative nazionali allo scopo di attrarre scambi commerciali o investimenti, e, dall'altro, che venga sempre più data attenzione al coinvolgimento della società civile in processi decisionali che possono influire pesantemente sul sistema alimentare, sulle comunità rurali locali, sulla tutela della salute e sulla protezione legale delle persone”.

Su questo fronte Calenda ha ribadito come per la prima volta nella storia dei trattati commerciali il mandato negoziale sia stato reso pubblico, peraltro su iniziativa italiana, e i documenti del negoziato messi a disposizione per la consultazione da parte dei parlamentari, seppure con un divieto di divulgazione, peraltro ampiamente superato dai continui leaks. Il Ministro ha inoltre garantito che la convergenza sugli standards sarà verso l’alto, altrimenti ogni paese terrà i propri, e che non sono oggetto di negoziazione il principio di precauzione (che ci differenzia dagli USA e sulla base del quale, tra l’altro, sono oggi tenuti fuori dal mercato UE molti OGM e altri prodotti alimentari ritenuti dalle autorità europee non completamenti sicuri), i servizi pubblici, la cultura, i diritti e i servizi audiovisivi. E ha, tra l'altro, indicato nel CETA, il trattato col Canada anch'esso in attesa di firma, un "modello di accordo" meritevole di trasformarsi in un benchmark internazionale, anche perché per la prima volta un paese anglosassone extra UE - con il quale abbiamo forse più similitudini dal punto di vista culturale, sociale ed economico - riconosce il nostro sistema di indicazioni geografiche garantendo la protezione di ben 41 indicazioni geografiche italiane. Sulle indicazioni geografiche, fondamentali per la nostra agroindustria, il TTIP dovrà fornire risultati concreti per poter essere approvato: l'Unione Europea vuole una protezione per circa 200 denominazioni (quelle cioè commercialmente più interessanti) e gli USA dovranno trovare soluzioni adeguate all’interno dei rispettivi ordinamenti giuridici.  

Naturalmente determinanti saranno le soluzioni che deriveranno in risposta alle reali necessità a livello di scambi e di export dei singoli sistemi - rilancia Benvenuti - Nel caso del vino, per esempio, il rischio è quello di vedere vanificati gli sforzi per tutelare e affermare le nostre specificità se non verranno sciolti tre punti nodali: le barriere tariffarie, la protezione delle indicazioni geografiche e il riconoscimento delle pratiche enologiche che dovranno essere in conformità con gli standard UE e OIV. Il sistema vino non può sopportare ulteriori ritardi della chiusura sia del TTIP che dell’accordo bilaterale con il Giappone, anche alla luce della Trans Pacific Partnership recentemente siglata tra USA e 11 Paesi dell’area del Pacifico, che faciliterà gli scambi di vino di alcuni importanti competitor del “nuovo mondo” (Stati Uniti, Cile, Australia e Nuova Zelanda) in un mercato strategico come quello giapponese. E sarà necessario vigilare su una definizione di accordi rapidi e coerenti con le premesse tracciate dall'Unione Europea, in particolare sull'impegno a favore della conservazione della biodiversità e degli ecosistemi e sull'attuazione delle migliori pratiche per quanto concerne la trasparenza, la partecipazione del pubblico e il comportamento responsabile delle imprese”. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

Informativa urgente calenda ttip