Terzo settore: Città del Vino chiede l'allargamento del Fondo di Garanzia

Terzo settore: Città del Vino chiede l'allargamento del Fondo di Garanzia


L’Associazione Nazionale Città del Vino chiede al Governo di concedere alle Città di Identità un riconoscimento formale, anche attraverso una proposta di legge ad hoc, affinché possa essere considerata strumento di promozione dei territori rurali. A questo proposito è stata presentata già nel 2015 presso i gruppi parlamentari una bozza di proposta di legge che riconosca il ruolo delle Città di Identità nella promozione e valorizzazione dei territori italiani a vocazione agricola e vitivinicola.

Inoltre, richiede di allargare l’accesso al Fondo di Garanzia Piccole e Medie imprese anche agli operatori del Terzo Settore, non limitandolo solo alle imprese iscritte alla Camera di Commercio. Si ritiene, infatti, che l’economia italiana possa trarre forti benefici dal ruolo importante nella promozione e nella valorizzazione dei territori che svolgono molte associazioni di volontariato e reti, quali le associazioni delle Città di Identità (Città del Vino, Città dell’Olio, Città del Bio, ecc.).

Le richieste sono state avanzate lo scorso 13 luglio, durante un incontro che si è tenuto a Roma con il Sottosegretario alle politiche del lavoro On. Luigi Bobba; presenti all’incontro il presidente nazionale delle Città del Vino Floriano Zambon (sindaco di Conegliano), il vice presidente Fabrizio Montepara (presidente di Res Tipica, l’associazione dell’ANCI che riunisce le Città di Identità, e sindaco di Orsogna, in provincia di Chieti), il direttore generale dell’Associazione Paolo Benvenuti, il consigliere nazionale Andrea Cerrato (assessore al turismo del Comune di Asti).

“La richiesta di poter accedere al Fondo di Garnzia è stata avanzata – afferma il presidente Zambon – perché se accolta consentirebbe alla nostra Associazione di poter partecipare a bandi e/o progetti in cui la rendicontazione sia subordinata alla preventiva gestione finanziaria dei progetti stessi, nazionali ed europei, spesso di difficile attuazione per insufficiente disponibilità di liquidità finanziarie”.

Durante l’incontro è stata sollecitata una riflessione sulle opportunità di sviluppo sociale e lavorativo che persistono nei territori ricchi di un grande patrimonio identitario e di beni materiali e immateriali (musei della vite e del vino, musei etnografici e della cultura contadina, siti archeologici minori, ecc.) prefigurando potenzialità operative ed occupazionali in ambiti quali la loro promozione e valorizzazione. “Occorre stabilire in quali forme e con quali strumenti possa essere possibile mettere in rete questo patrimonio – ha detto ancora Zambon – e favorire, con il coinvolgimento delle associazioni del volontariato, associazioni no profit, ecc. del Terzo Settore, la formazione e la crescita occupazionale.”

Secondo l’Associazione Città del Vino, la messa in rete e il sostegno verso le istituzioni, il mondo no profit, l’imprenditoria sociale, l’associazionismo e la cooperazione, possono far crescere un modello economico nuovo che possa coniugare la crescita con la tutela dei diritti, dei beni comuni, della qualità della vita, delle culture locali, dell’ambiente, delle relazioni sociali.

L’Associazione Nazionale Città del Vino ritiene di poter essere inclusa nel novero delle imprese no profit con spiccate attitudini alla promozione sociale e dei territori a forte vocazione vitivinicola e rurale, grazie all’esperienza maturata nel corso di questi anni.

Dal canto suo il Sottosegretario On. Luigi Bobba ha manifestato molto interesse sia alle attività svolte dalle Città del Vino, sia alle proposte avanzate. Zambon, nel presentare l’attività dell’Associazione, ha ricordato, tra l’altro, che nel 1996, sulla spinta del crescente interesse per la qualità del territorio intesa come risorsa per le comunità locali, l’Associazione ha prodotto il “Piano Regolatore delle Città del Vino” che fissò due concetti importanti validi ancora oggi: il vigneto è parte fondamentale del paesaggio (così come tutte le aree agricole) e la sua tutela è strategica per la qualità del territorio e pertanto va programmata nell’azione amministrativa. In corso un importante aggiornamento, dopo quelli relativi agli aspetti del risparmio energetico e del consumo di suolo, sul cosiddetto Urban Food Planning, ovvero sulla necessità di programmare lo sviluppo delle aree urbane in stretta interconnessione con le aree rurali e con le problematiche della produzione agro-alimentare.

In favore dello sviluppo del turismo del vino, che coniuga la qualità dell’accoglienza con la qualità dei paesaggi, del vino e dei prodotti tipici, Zambon ha ricordato che l’Associazione oltre dieci anni fa l’Osservatorio sul turismo enogastronomico – unico nel suo genere, ad uso delle imprese e delle amministrazioni locali – che ogni anno produce un rapporto per monitorare le tendenze del settore.

In virtù di queste molteplici attività, l’Associazione ha finalizzato la sua “mission” nell’aiutare i Comuni (con il coinvolgimento di Ci.Vin srl, sua società di servizi) a sviluppare intorno al vino, ai prodotti tipici locali, all’ambiente e alla cultura, tutte quelle attività e quei progetti che permettono una migliore qualità della vita, uno sviluppo sostenibile, più opportunità di lavoro.

Numerosi, infatti, sono i progetti realizzati dall’associazione Ci8ttà del Vino nel corso degli anni che hanno visto la partecipazione attiva dei Comuni in sinergia con le forze economiche locali, i produttori vitivinicoli e le imprese agricole, il mondo produttivo delle tipicità, dell’artigianato, del commercio, del turismo, della cultura; piccole e medie imprese ma anche associazioni del volontariato operanti in campo sociale e culturale.

In questo contesto si inserisce così l’attenzione per la proposta di riforma del Terzo Settore che potrebbe costituire un importante volano di crescita per tutte quelle attività che, grazie anche all’impegno del volontariato, interagiscono con la promozione del territorio.