Vini e zafferano di montagna, un accostamento vincente

Vini e zafferano di montagna, un accostamento vincente


Ha meritato una Medaglia d'Argento all'edizione 2016 de La Selezione del Sindaco il Lamata 2013 dell'Azienda Agricola Vigna di More di Goriano Valli, a circa 20 km da L’Aquila. E' un Pinot Nero della IGT Terre Aquilane, un vino eroico non solo per le caratteristiche del territorio da cui nasce (l’Azienda è, infatti, iscritta al Cervim, il centro internazionale di ricerca e valorizzazione per la viticoltura di montagna) ma perché “eroico” è forse l'aggettivo più adatto a descrivere l'impegno di Adriana Tronca, aquilana, tornata a stabilirsi nella terra natale - dopo trent’anni passati a Milano dove lavorava come odontotecnica - per seguire il forte richiamo delle radici.

Seguita dalla figlia che ne ha condiviso l'entusiasmo, combattendo ancora oggi con norme burocratiche eccessivamente restrittive e sfidando lo scetticismo di chi non credeva che fosse possibile portare il Pinot in Abruzzo, questa donna “forte e gentile” è riuscita a ricreare in quota un piccolo Trentino del vino impiantando nel cuore del parco naturale Sirente Velino le uniche vigne abruzzesi di Pinot nero, Petit manseng, Traminer e Kerner alternate a filari di vitigni locali come il Cococciola. E non è tutto: qui, a 700 metri s.l.m., accanto a 6 ettari vitati Adriana coltiva anche piante di frutta autoctona (diverse varietà di mele e pere cotogne, ciliegie, susine) e campi di purissimo Zafferano DOP, lavorato con metodo tradizionale e molto apprezzato da chef dell’alta cucina italiana.

Da tanto impegno e dedizione nascono prodotti di alta qualità, garantiti dal paesaggio incontaminato e dalla cura artigianale. Le uve sane e fragranti, selezionate e raccolte a mano, danno vita a vini dai tannini e profumi persistenti, come il Bianco (Chardonnay e Traminer) e il Rosso (Pinor nero) della Igt Terre aquilane, lo Spumante Metodo Classico (70% Pinot nero - 30% Chardonnay) frutto della lunga familiarità con la Franciacorta (dove ha assimilato la cultura dello spumante italiano per antonomasia) e il Lamata appunto, che prende il nome dall'omonimo pendio a Tione degli Abruzzi, cru d’elezione per il Pinot nero e le cui condizioni pedoclimatiche uniche regalano mineralità e struttura a un prodotto di nicchia due volte prezioso, appena tremila bottiglie, riservate alla ristorazione di alta qualità ed enoteche specializzate. Ma anche a chi, passando da queste parti, vuole assaggiare sapori unici e un ambiente incontaminato, perché, come sottolinea Adriana, “il silenzio non si può né vendere né comprare”, mentre in questo spicchio di Abruzzo i ritmi sono lenti e rilassati, la natura ricca di specie animali e vegetali e i paesaggi indimenticabili.

Per far vivere e comprendere il fascino, la storia e la cultura del territorio e quindi per meglio conoscere ed apprezzarne i prodotti, oltre alla visita delle vigne e alla degustazione dei vini, della frutta e del particolare liquore digestivo a base di pere e zafferano, al visitatore che alloggia in paese nel mese di ottobre Adriana offre infatti la possibilità di partecipare di persona alla raccolta delle mele cotogne e alla sfioratura (la separazione degli stimmi dagli stami e dal fiore) dello zafferano, per finire con una passeggiata alle Pagliare del Sirente, edifici in pietra a oltre mille metri di quota frequentati stagionalmente dagli agricoltori e dagli allevatori residenti nei paesi del fondovalle del fiume Aterno, veri e propri monumenti dell’architettura spontanea oggi sempre meno utilizzate. 

Forse il fascino di questa storia, oltre che nell'ottimo vino, va ricercato proprio in questo amore per il territorio e nella volontà di contribuire a salvarlo dall'abbandono in cui oggi versano molti piccoli centri italiani, importando modelli di valorizzazione sostenibile e di turismo enogastronomico che attraverso le emozioni avvicinino residenti e viaggiatori all'essenza dei luoghi. (di Alessandra Calzecchi Onesti)