Anche Federdoc interviene sul TTIP

Anche Federdoc interviene sul TTIP


Federdoc guarda con favore all’informativa del ministro Calenda sul TTIP, un tema di grande e concreta rilevanza come hanno sottolineato anche le Città del Vino ricordando l'importanza dell'approccio integrato dell'UE mirato all'introduzione di politiche commerciali più responsabili sia nell'Unione che a livello mondiale.

Non possiamo che dichiararci favorevoli e soddisfatti dell’informativa per la tutela delle Indicazioni Geografiche che il ministro Carlo Calenda ha presentato alla Camera il 15 giugno - dichiara il Presidente di Federdoc Riccardo Ricci Curbastro - Ci troviamo di fronte ad una vera grande occasione per portare avanti concretamente un’attività di tutela che possa difendere le nostre denominazioni dai danni derivati dall’Italian Sounding e proteggere un patrimonio che tra DOP ed IGP, rappresenta un valore di 13,4 miliardi di Euro (fonte: rapporto 2015 Ismea/Qualivita).

Scopo principale del TTIP (Transatlantic Trade and Investement Partnership) è quello di spingere gli USA verso la ricerca di soluzioni atte a fornire la dovuta protezione a circa 200 tra le IG commercialmente più rilevanti per il continente europeo. In realtà, come rilevato da Calenda, il 95% di questi nomi non hanno ragioni di controversie e non sono in conflitto con marchi già esistenti sul mercato a stelle e strisce. Il problema tocca quindi essenzialmente una short list di prodotti, generalmente formaggi, i cui nomi negli States vengono considerato “generici” e quindi impossibili da proteggere.

Ma Federdoc è perfettamente in linea con l’impostazione presentata dal ministro Calenda - prosegue Ricci Curbastro - soprattutto per quanto concerne il cosiddetto “divieto di evocazione”. E’ questo a nostro avviso l’unica strada percorribile, almeno al momento, per contrastare il vulnus dell’Italian Sounding. Stiamo parlando di rimedi certo non impossibili da attuare come, per fare qualche esempio, impedire l’uso di simboli, diciture o altro che in qualche modo possa ingenerare nel consumatore che si tratti di un prodotto made in Italy”.

Il riconoscimento a livello internazionale delle denominazioni, non solo italiane (basti ricordare che Germania e Regno Unito che ne rappresentano il 21% del valore), ha un ruolo determinante negli accordi dell'Unione Europea con gli altri paesi.

Un buon esempio in tal senso è stato il negoziato CETA concluso con il Canada, un Paese di diritto anglosassone, cioè basato sul sistema del marchio d’impresa e non sulle denominazioni di origine. Questo trattato può rappresentare un riferimento importante verso il riconoscimento a livello internazionale delle Indicazioni Geografiche e può servire da modello per altri accordi, incluso il TTIP.