In difesa dei piccoli Comuni, un ODG del Consiglio comunale di Pietra de' Giorgi PV

In difesa dei piccoli Comuni, un ODG del Consiglio comunale di Pietra de' Giorgi PV


Prime adesioni al documento dell’Associazione Nazionale Città del Vino contro la fusione obbligatoria dei piccoli Comuni, sotto i 5.000 abitanti, prevista da una proposta di legge che ancora giace in Parlamento. Giunge dal consiglio comunale del Comune di Pietra de’ Giorni, città del vino della provincia di Pavia, terra di produzione dell’Oltrepo Pavese, l’approvazione di un ordine dle giorno che fa proprio il documento redatto dall’Associazione.

La delibera, controfirmata dal sindaco Gianmaria Testori, del 30 maggio scorso, richiama nella sua parte introduttiva l’art. 5 della Costituzione che riconosce e promuove le autonomie locali; l’art, 114 che ricorda il nuovo ordinamento degli enti locali come da modifica della legge costituzionale n.3 del 2001, che mette al primo posto i Comuni in quanto enti più vicini ai icttadini; l’art. 118 sempre della nosta Costituzione, in base al quale “le funzioni amministative sono attibuite ai Comuni … sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”.

*****

Documento sul tema delle fusioni dei Comuni sotto i 5.000 abitanti.

I PICCOLI COMUNI SONO GRANDI. UN PATRIMONIO DA TUTELARE

La democrazia vera deve rappresentare i cittadini, ma anche i territori dove le persone abitano, lavorano, vivono, partecipano. Il modello di sviluppo di questa età contemporanea ha però polarizzato l’economia nelle grandi aree urbane relegando spesso i territori interni, rurali o montani, verso la marginalità. Ora questo modello, postindustriale e urbanocentrico,  è in declino.

Sarebbe perciò opportuno tornare ad occuparci dell’Italia “minore” e rafforzare la rete istituzionale rappresentata dai piccoli Comuni e dalle istituzioni di base, rianimare la partecipazione e la democrazia locale, riconnettere cittadini alle istituzioni e alla politica.

Le nostre realtà comunali, che rappresentano la grande maggioranza degli oltre 8.000 comuni italiani, sono definite “minori”, ma spesso sono grandi sia come estensione, sia in riferimento alle risorse economiche e culturali che effettivamente o potenzialmente sono conservate nei loro confini. Basti pensare alle grandi denominazioni di origine dei vini che insistono su piccoli territori e che portano il nome di Comuni la cui qualità li ha resi famosi in tutto il mondo.

La revisione dei confini Comunali, in virtù delle sollecitate fusioni, porrebbe una immediata ricaduta sulle Denominazioni di origine dei vini (ma anche delle altre produzioni agricole tutelate da Dop e Igp), mettendo a rischio la tenuta formale dei disciplinari di produzione. 

Nonostante queste ricchezze, le politiche nazionali e regionali negli ultimi anni si sono mosse nella direzione della riduzione del numero dei municipi, prima togliendogli risorse finanziarie e ora sollecitando lo strumento delle fusioni, anche con incentivi.

In Italia più che altrove i territori locali, con il loro profilo istituzionale basato sul Comune, rappresentano il livello primario, di base, della democrazia e della rappresentanza politica e il Comune è l’elemento centrale di questa solida tradizione civica tutta italiana che dal medioevo giunge fino alla Costituzione repubblicana.

Specialmente nei piccoli Comuni, il Municipio e il Sindaco rimangono un punto di riferimento, come dimostrano varie esperienze di piccoli Comuni situati nell’osso della penisola che rappresentano casi significativi di rinascite territoriali, grazie – ad esempio – alle loro eccellenze enogastronomiche ma anche paesaggistiche e ambientali; una mappa di esperienze virtuose che dovrebbe costituire uno strumento per resistere e invertire il processo di smantellamento del sistema delle istituzioni locali.

Il ruolo dei Comuni è centrale, e non va certo inteso come localismo chiuso (campanilismo), ma piuttosto come leva della partecipazione e di una ritrovata rappresentanza, a partire da alcuni temi fondamentali (salute, territorio, economia, cultura, ambiente e governo delle risorse, servizi e spazi pubblici, beni comuni, enogastronomia, turismo…).

Privare le realtà locali delle istituzioni di maggiore prossimità agli abitanti contrasta con la necessità di rilancio economico e sociale delle aree interne indicato a suo tempo nel documento strategico del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica per una “politica di sviluppo rivolta ai luoghi”. Altri segnali in questa direzione – che però evidenziano anche una certa schizofrenia politica – sono rappresentati dalle proposte di legge tuttora all’esame del Parlamento per la difesa dei piccoli Comuni: quella di Ermete Realacci (2013) per il sostegno e la valorizzazione dei Comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti e quella di Patrizia Terzoni (2014).

In una fase storica come quella che viviamo, caratterizzata dal progressivo allontanamento delle scelte dai luoghi di vita e dalla prevalenza dei poteri economico-finanziari sulle modalità democratiche di governance, da sentimenti diffusi di impotenza e di ineluttabilità, è necessario un rafforzamento dei Comuni, non il loro smantellamento, il mantenimento di una rappresentanza democratica vicina alla gente e ai territori, il rispetto delle identità locali e il rilancio del ruolo dei consigli comunali e della partecipazione.

I piccoli Comuni devono vivere e in tale ottica si possono promuovere strutture snelle di associazionismo e di coordinamento intercomunale per l’omogeneità e l’efficienza dei servizi pubblici e per coerenti politiche di area. L’autonomia comunale, l’identità, la cultura, la bellezza e la qualità della vita di gran parte del territorio italiano dipendono dalle buone pratiche dei Comuni.

Altrimenti il rischio è che le campagne e le zone periferiche restino sempre più marginalizzate, con danni per l’agricoltura, il turismo e i servizi sociali, la manutenzione del territorio;  il timore è che gli incentivi finanziari alle fusioni al massimo risolvano solo qualche problema immediato, mentre la perdita di autonomia risulterebbe irreversibile. La fusione dei Comuni, quando non scelta consapevolmente dalle comunità locali, rischia di far perdere importanza, diritti, servizi.

Gli strumenti per adottare volontariamente forme di collaborazione e di gestione associata di funzioni già ci sono, senza che queste facciano perdere autonomia e rappresentanza; evitiamo la cancellazione dei capoluoghi comunali e salvaguardiamo il patrimonio di cultura, di valori sociali, di democrazia e di economia contenuti nei loro territori.

De cc n 15 del 30 05 2016