I palmenti rupestri di Ardauli

I palmenti rupestri di Ardauli


Il prossimo 25 settembre, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, l'Associazione Paleoworking realizzerà una visita guidata ai palmenti rupestri presenti nel territorio di Ardauli (OR), nei pressi della Tomba Dipinta di Mandras. Al termine i ragazzi dell’associazione proporranno una pigiatura diretta in palmento, così da mostrare ai visitatori le diverse fasi di lavorazione dell’uva e di raccolta del mosto all’interno di queste preziose testimonianze di archeologia rurale.

I palmenti hanno forte valenza storica, antropologica ed economica perché raccontano la storia della civiltà contadina e pastorale, illustrano il lavoro e le tecniche vitivinicole dall’età protostorica sino ai nostri giorni e contribuiscono alla riscoperta di vitigni di antica origine.

Costituiti da vasche di forma circolare o rettangolare scavate nella roccia affiorante o in massi di roccia isolati, documentano il lavoro e le tecniche di lungo periodo di trasformazione dell’uva: venivano infatti utilizzati sia per la pigiatura dei grappoli sia per la fermentazione dei mosti e il loro nome deriva dal latino palmes palmitis, tralcio di vite, o da paumentum, l’atto di battere, pigiare.

Presenti in molti Paesi dell’area del Mediterraneo ma non solo (Spagna, Francia, Corsica, Malta, Cipro, Israele, Armenia, Bulgaria, Cipro, Mauritania), in Italia sono stati finora individuati in Liguria, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Nell'isola sarda le più antiche testimonianze della coltivazione della vite risalgono al Bronzo Medio tardo (XV-XIV sec. a.C.), come documentato dalle interessanti ricerche di Cinzia Loi, Ricercatrice presso l'Università degli Studi di Sassari e Presidentessa dell'Associazione Paleoworking Sardegna.

Ma nel nostro Paese ce ne sono ancora moltissimi meritevoli di essere riportati alla luce, studiati e valorizzati, e che oggi versano invece in uno stato di forte degrado occultati dalla macchia mediterranea, utilizzati come abbeveratoi per gli animali o come letamaie, se non addirittura distrutti per rendere più agevoli le operazioni di aratura e di impianto di colture. 

In questa direzione, già da qualche anno l’Associazione nazionale Città del Vino ha sottolineato l'opportunità di promuovere attività di censimento, recupero, studio e riqualificazione di tali manufatti, a partire da una prima mappatura fino alla progettazione di iniziative di carattere culturale ed educativo in cui i palmenti e il contesto paesaggistico possano diventare anche volano di richiamo turistico e di rilancio economico. (di Alessandra calzecchi Onesti)

Info: 347/5150191 - paleoworking.sardegna@gmail.com - www.paleoworkingsardegna.org