Olevano Romano celebra il suo paesaggio

Olevano Romano celebra il suo paesaggio


Con il primo di una serie di incontri dedicati al paesaggio, il Comune di Olevano Romano ospita il 22 e 23 ottobre prossimi un evento dedicato alla figura di Coriolano Belloni (Olevano Romano, 1896 - Roma, 1985), personalità che fra le prime si è occupata della tutela del paesaggio locale, recuperando la fortuna iconografica che attraverso la scuola romantica dei “vedutisti” nell’800 ha reso questa Città del Vino uno dei luoghi più affascinanti dal punto di vista artistico.

Sabato 22 alle ore 17, nella suggestiva cornice della Sala degli Archi del Castello Colonna (edificato nel XIII secolo sull'alto sperone di roccia calcarea a difesa del borgo e recentemente restaurato), si parlerà di Coriolano Belloni e della sua coscienza di luogo - in virtù della quale fu sempre determinato nel porre limiti alle richieste di urbanizzazione che nell'immediato dopo guerra rischiavano di compromettere un territorio tanto declamato nell’iconografia europea - e della sua passione e curiosità verso tutti gli artisti che qui avevano soggiornato che lo avevano animato a tal punto da fargli progettare l'idea di un museo tematico, concretizzatosi in seguito nel Museo Centro Studi della Pittura di Paesaggio del Lazio, molto attivo nella valorizzazione dell'importanza di Olevano nella pittura romantica e nel rapporto con le sedi locali delle Accademie tedesche di Casa Baldi e Villa Serpentara. A seguire un “Assaggio di profumi e sapori dell'orto” e l'intervento “Geografia commossa dell'Italia interna” di Franco Arminio, poeta, scrittore e regista italiano autodefinitosi “paesologo”.

Domenica 23, presso il Museo Civico d'Arte - Villa De Pisa, alle ore 10.30 verrà inaugurata la Mostra “Il piacere della continuità: omaggio a Coriolano Belloni”, con annullo speciale filatelico ad opera delle Poste Italiane.

Ad organizzare le due giornate è l'Associazione Coriolano Belloni che da anni opera nel settore della promozione e produzione culturale nell’Alta Valle del Sacco e che ha curato una preziosa Guida alla scoperta di Olevano e delle sue peculiarità, entrambe intimamente legate al territorio che lo circonda: il paesaggio e il vino.

Come annota la Guida, gli artisti che soggiornavano a Roma nell’Ottocento, quando ormai l’esperienza del Grand Tour era diffusa e non più appannaggio dei soli aristocratici, iniziarono ad esplorare le colline circostanti e la campagna romana spinti anche dalle premesse teoriche ed estetiche del Romanticismo, che proponeva un ritorno alla natura e all’immediatezza dell’espressione artistica, ponendo al centro della creazione l'autore. L’oggetto della pittura diventa intimo e vicino ma allo stesso tempo l’arte si fa viva espressione della vita quotidiana rappresentando scene di genere e costume. In questo contesto Olevano trovò una collocazione privilegiata e venne eletto come luogo ideale di ispirazione e studio: il susseguirsi di dorsali rocciose e scoscese, le dolci colline arrese alla mano dell’uomo, i fitti boschi di castagni e querce e il dispiegarsi dello sguardo sulla Valle del Sacco, suscitano l’interesse degli artisti provenienti, ancora oggi, soprattutto dal Nord e Centro Europa: Julius Schnorr von Carosfeld, Franz Horny, Edmund Kanoldt, Heinrich Gerhardt, Joseph Anton Koch (che sposò una donna olevanese), Joseph Von Scheffel, Friedrick Noack, Camille Corot, Thèodore D’Aligny e Gustave Dorè. Secondo Belloni anche Thorvaldsen è stato qui (agli “Artisti danesi ad Olevano - Una tradizione di duecento anni” nel 2014 è stata dedicata un'intera mostra, promossa dagli Amici del Museo di Olevano Romano). E per finire Pier Paolo Pasolini, che alla ricerca di un posto dove girare le ultime inquadrature di “Accattone”, racconta: “... Fuori Roma, verso le vallate e le montagne del Lazio meridionale e, precisamente, tra Subiaco e Olevano: ma era soprattutto su Olevano, che puntavo, come luogo dipinto da Corot. Ricordavo le sue montagne leggere e sfumate, campite come tanti riquadri di sublime, aerea garza contro il cielo dello stesso colore. Dovevo scegliere una vallata che, in un sogno di Accattone - verso la fine del film, poco prima del suo decesso - raffigurasse un corposo e rozzo paradiso. 

Una delle opere più significative di Koch rimane la “Festa della Vendemmia ad Olevano”: ispirata ad un luogo reale, la vigna del Belvedere, è uno dei segni dell’integrazione degli artisti con il luogo anche nelle sue espressioni di vita più caratteristiche, come la gioiosa e durevole ebbrezza prodotta da uno degli eventi annuali più felici per il popolo olevanese. Il vino era quell'antico rosso dolce frizzante che si otteneva con particolari tecniche di cantina (non essendo ancora possibile la fermentazione in bottiglia) e che oggi, grazie all'appassionato lavoro di innovazione e sperimentazione portato avanti dai vignaioli negli ultimi quindi anni, è diventato il famoso Cesanese di Olevano Romano, tutelato dalla denominazione di origine controllata e valorizzato dalla Strada del Vino Terra del Cesanese di Olevano Romano. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

Guida olevano 2016
Locandina olevano
Artisti danesi a olevan