Come imparare a riconoscere il profumo del vino

Come imparare a riconoscere il profumo del vino


“Vi parlerò di quel profumo coinvolgente, di quel suo respiro trattenuto, al quale è impossibile opporre resistenza, che anticipa tutto ciò che si sente in bocca subito dopo aver avvicinato il bicchiere alle labbra. Di quel profumo che può essere un effetto del sole di un'alba radiosa o delle nuvole che precedono la pioggia. Di quel profumo che forse è l'aspetto sensoriale più straordinario del vino, perché è anche il linguaggio della sua composizione, della sua storia, delle sue tradizioni, dei territori in cui nasce e dei microclimi che ne accarezzano i giorni.”

Luigi Moio (docente di viticoltura ed enologia presso il Dipartimento di Agraria dell'Università Federico II di Napoli) presenta così il suo ultimo libro edito da pochi giorni da Mondadori “Il Respiro del vino” (504 pagine, € 26,00), viaggio alla scoperta di quella sfera invisibile del vino che sono i suoi profumi. “Il vino – scrive ancora 'autore – è la sintesi sorprendente dei profumi di tutto ciò che ci circonda, perché ha nella sua natura più profonda le tracce della terra, dei fiori, dei frutti, delle spezie, del mare, della montagna, del vento, della luce e di tante altre cose che nobilmente rappresenta.”

L'occasione per parlarne è stata il recente incontro che si è tento ad Avelino il 22 dicembre scorso presso l'ex Carcere Borbonico del capoluogo irpino, nel corso di una giornata di studi organizzata da corso di aurea di viticoltura ed enologia, incentrato sulla produzione dei vini di eccellenza e la promozione dei loro territori. All'incontro hanno partecipato, oltre a Luigi Moio, tra gli atri anche Paolo Benvenuti, direttore dell'Associazione Nazionale Città del Vino che è intervenuto sul tema di come organizzare il territorio per promuovere i suoi vini di eccellenza. E la conoscenza dei vini non può che passare attraverso l'esame olfattivo, oltre che visivo e gustativo; e sono i profumi, gli odori che scaturiscono dal calice a svelare le prime caratteristiche del vino, ad indicarci le prime informazioni sula sua qualità.

Il naso, dunque, grazie alla riscoperta del vino come elemento di promozione dei nostri territori, è tornato ad avere un ruolo importante nella nostra vita quotidiana; è grazie al vino e al fascino della sua conoscenza che anche il pubblico più vasto dei semplici appassionati di enogastronomia ha riscoperto l'uso di uno dei nostri cinque sensi che nel corso del tempo era stato un po' accantonato. “L'atto iniziale di chiunque si avvicini al vino – scrive Moio – è infatti quello di portare il calice al proprio naso per sentirne il profumo, roteando delicatamente il bicchiere, affinché il vino in esso contenuto, simile alla Terra che ruota intorno al proprio asse, possa sprigionare la sua intimità olfattiva. Da quando esiste l'uomo, nella sua cultura gastronomica non c'è altra bevanda o cibo che preveda questo meraviglioso rituale di incontro tra sensibilità, natura ed emozione. È una gestualità mitica, quella legata al vino, che con la sua delicatezza ci aiuta a riappropriarci del nostro tempo e del nostro equilibrio interiore”. Una lettura consigliata anche ai non addetti ai lavori, per avere la possibilità di bere vino con consapevolezza e rinnovato piacere.

Nella foto: da sinistra, Teobado Acone (Ambasciatore delle Città de Vino), Luigi Moio e Paolo Benvenuti direttore dell'Associazione Città del Vino