1967-2017: auguri al Chianti DOCG

1967-2017: auguri al Chianti DOCG


Quest'anno si celebra l'anniversario di quattordici DOC italiane, molte delle quali ricadono nei territori delle Città del Vino. L'Associazione vuole festeggiare l'importante ricorrenza (“Cinquanta candeline per le DOC del 1967”) con una carrellata sulla storia, le caratteristiche e gli abbinamenti di questi pregiati vini, accostandoli a prodotti e piatti tipici della cultura gastronomica regionale (i testi sono tratti dal volume “50 Doc - 50 anni di denominazioni d’origine a tutela del vino italiano in vendita presso CI.VIN. s.r.l., info@cittadelvino.com).

 

CHIANTI

Disciplinare: Approvato DOC con DPR 09.08.67 (GU217-30.8.67), poi Approvato DOCG con DPR 02.07.84 (G.U. 290 - 20.10.1984)

Regione:  Toscana

Provincia/e:  Arezzo, Firenze, Pisa, Prato, Pistoia, Siena

Città del VinoVinci, Terricciola, Terranuova Bracciolini, Siena, San Gimignano, San Casciano dei Bagni, Rufina, Rapolano Terme, Poggibonsi, Peccioli, Montespertoli, Montepulciano, Monte San Savino, Montalcino, Colle di Val d'Elsa, Chiusi, Cetona, Castelnuovo Berardenga, Carmignano

Tipologie:  Chianti, Chianti Superiore, Chianti Riserva, con le seguenti sottozone: Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli e Rufina.

Vitigni: Sangiovese 70-100%, Vitigni a bacca bianca 0-10%, Cabernet Franc e/o Cabernet Sauvignon 0-15%. Per i Colli Senesi: Sangiovese 75-100%, Vitigni a bacca rossa 0-25% purché Cabernet Franc e/o Cabernet Sauvignon non superino il 10%.

Cenni storici e/o geografici: Forse il suo nome significa “battito di ali” o “clamore e suoni di corni” oppure più semplicemente è l’estensione topografica del nome personale “Clante”, frequente tra gli Etruschi. Il grande sviluppo della viticoltura dall’avvento dei Medici all’intuizione del Barone Ricasoli ha portato alla nascita di un vino di rinomanza internazionale grazie anche all’orografia collinare, alle diverse tipologie di terreno dall’argilloso al sabbioso e alle speciali tecniche di vinificazione che gli conferiscono una maggiore vivezza e rotondità.

Descrizione: Colore rubino vivace tendente al granato con l'invecchiamento. Odore intensamente vinoso, talvolta con profumo di mammola e con più pronunziato carattere di finezza nella fase di invecchiamento. Sapore armonico, sapido, leggermente tannico, che si affina col tempo al morbido vellutato. Titolo alcol. minimo: dal 10,5% del Chianti al 12,5% dei Colli Senesi Riserva. Invecchiamento di almeno 2 anni per la Riserva del Chianti, di cui almeno 6 mesi in fusti di legno per la Riserva Colli Fiorentini e Rufina e 8 per la Riserva Colli Senesi. Abbinamenti: A tutto pasto, antipasti alla toscana con salumi, prosciutto e crostini neri di milza, panino con il lampredotto, trippa alla fiorentina, pici al ragù; primi ben conditi, bistecca di chianina alla brace, arrosti di maiale, selvaggina e formaggi stagionati con la Riserva.

 

MARRONE DI CAPRESE MICHELANGELO DOP

Disciplinare:  Reg. UE n. 1237 dell'11.12.09 (GUUE L 332 del 17.12.09)

Cenni storici e/o geografici: Secondo alcune fonti storiche, la coltivazione di marroni nel territorio di Caprese Michelangelo e di Anghiari era già un’importante risorsa in epoca etrusca e romana. La pratica della coltura fu però consolidata e incoraggiata dai monaci benedettini nel tardo Medioevo. Si narra che Michelangelo Buonarroti, originario di queste parti, se ne cibasse regolarmente, soprattutto nel corso della sua infanzia. Per il loro valore energetico e l'elevata duttilità in cucina, per secoli i marroni hanno nutrito gli abitanti del luogo al posto di grano e pane, oltre ai suini che pascolavano nei castagneti a fine raccolta. Il legno dell'albero veniva inoltre abitualmente impiegato per la costruzione di mobili, vasi vinari e travi di sostegno per le abitazioni. I castagneti si sono presto trasformati da selvatici a domestici, anche grazie alla tecnica dell’innesto, e la produzione di marroni costituisce per molte famiglie dell'area un’attività tramandata di generazione in generazione.

Descrizione: Il frutto crudo ha una polpa di colore bianco avorio croccante, zuccherina, con un lieve profumo di mandorla e vaniglia. Cotto come caldarrosta, ha un profumo ancora più intenso e la polpa diventa friabile e pastosa. I frutti bolliti hanno sapore più delicato e zuccherino, ma se vengono lessati in acqua leggermente salata con qualche rametto di finocchio selvatico sono pastosi, con sapori e profumi complessi e particolarmente gradevoli. L’essiccazione viene effettuata con la tradizionale tecnica del seccatoio a legna oppure mediante essiccatoi ad aria calda.

 

PAPPA AL POMODORO

Cenni storici e/o geograficiCon gli avanzi raffermi del pane toscano senza sale, dalla crosta croccante e la mollica alveolata che richiede lunga lievitazione e lunga cottura nel forno a legna, da sempre la cucina contadina toscana prepara ricette povere di recupero. Come tutta la cucina di un tempo, quella della gente comune, anche questo piatto non ha ricette canoniche, ma si adattava a seconda delle necessità e degli ingredienti disponibili secondo le stagioni e ne esistono tante versioni quante sono le trattorie e le famiglie che la cucinano. 

Descrizione: Ingredienti: 200 gr di pane montanaro a fette, 180-200 gr di pomodori freschi maturi, 150 gr di pancetta,1 cipolla, 8 foglie di sedano, 6 foglie di alloro, 1 spicchio di aglio tritato fine, 1,5 l acqua, olio, sale e pepe. Preparazione: Scottate i pomodori in acqua bollente, pelateli e tagliateli a metà strizzandoli per liberarli dai semi. Versate 6 cucchiai di olio in una casseruola e farvi soffriggere la pancetta tritata, seguita prima dalla cipolla tritata fine e poi dai pomodori, l’aglio, le foglie di sedano e di alloro. Aggiungete l’acqua e fate bollire per 10 minuti aggiustando di sale e pepe, quindi unite il pane. Lasciate bollire per altri 5-10 minuti rimestando finché il tutto non diventa morbido. Togliete dal fuoco, irrorate di olio a crudo e servite calda (mai bollente) o tiepida con una macinata di pepe. Il giorno dopo è ancora più buona.