L’etica nel giornalismo enogastronomico

L’etica nel giornalismo enogastronomico


Oltre 140 giornalisti hanno gremito lunedì 4 settembre l’Aula dei 146 dello Iulm (Università di lingue e scienze della comunicazione) di Milano in occasione del corso di formazione “L’etica nel giornalismo enogastronomico”. L’incontro è stato organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia in collaborazione con Arga Lombardia Liguria, associazione di giornalisti agroambiente e food e Italia a Tavola. Moderatore della tavola rotonda, Andrea Radic, vicedirettore di Italia a Tavola.

La sessione di studio ha voluto analizzare il mondo dell’informazione nel settore agroalimentare, in particolare nel segmento food, vero fenomeno di tendenza da alcuni anni. Oggi infatti si parla di cibo, cucina e alimentazione su ogni mezzo di comunicazione, tradizionale come social. E la commistione tra informazione e pubblicità si fa sempre più sfumata, ma spesso al limite dei codici deontologici di chi esercita la professione di giornalista, mentre il mondo dei blogger si esprime a piacere, senza alcuna regolamentazione. Per sviluppare queste tematiche sono intervenuti Fabio Benati (presidente Arga Lombardia Liguria), Paolo Pozzi (Ordine dei Giornalisti Lombardia), Alberto Lupini (direttore responsabile Italia a Tavola), Sonia Peronaci (blogger e fondatrice del sito GialloZafferano), Paolo Massobrio (giornalista, fondatore di Golosaria), Sara Vitali (Cinquesensi Editore, uffici stampa), Attilio Barbieri (giornalista e blogger).

«Liberate il food dai blogger e ridatelo ai giornalisti». Con questa (sensata) provocazione Andrea Radic ha inaugurato la giornata di lavoro, puntualizzando che esistono giornalisti e blogger bravi, ma anche cialtroni. La differenza però sta nel fatto che i primi devono rispettare un codice deontologico che gli altri non hanno come riferimento. L’auspicio è pari regole, pari sanzioni. Fabio Benati ha sottolineato i valori del “Memorandum d’intesa sulla corretta informazione alimentare” presentato a Expo 2015, che impegna i giornalisti che vi hanno aderito a difendere il cibo, nostro patrimonio culturale. Un’informazione puntuale e onesta deve denunciare truffe e contraffazioni mimetizzate in ossequio all’italian sounding. L’etichetta etica, a questo proposito, garantisce la correttezza (etica) di un prodotto alimentare lungo tutta la filiera. 

Paolo Pozzi ha ricordato che il testo unico dei doveri del giornalista, pubblicato a inizio 2016, ha unificato le numerose carte deontologiche in un unico documento: «I medesimi principi vanno applicati anche ai social network. Si è giornalisti sempre, anche quando si utilizza Facebook a titolo personale». Alberto Lupini è entrato nel merito ricordando che l’informazione vera richiede metodo e rigore: «Per parlare di etica si deve essere etici la verifica e l’approfondimento sono alla base dell’informazione. Il giornalista enogastronomico, inoltre, si occupa di tutta la filiera della notizia, mentre blogger e influencer no. Una differenza che va marcata». Ma Lupini ha fatto anche autocritica. «Abbiamo investito di grande valore il cibo, che ormai subisce una comunicazione infestante da parte di chiunque. E noi, in parte, abbiamo sottovalutato questa marea». Che però, come tutte le alte maree, è destinata a ritirarsi. Resta sul terreno chi vale. «I blogger seri - ha puntualizzato - sono professionisti, specialisti a cui possiamo fare riferimento senza problemi. Fermo restando che la legge sulla stampa deve valere per tutti».

«Certo - gli ha fatto eco Sonia Peronaci - c’è chi lavora bene e chi meno, ma il pubblico ha imparato a capire e selezionare. La credibilità è fondamentale nei confronti di chi ti segue e l’etica non è solo professionale, è anche e soprattutto personale. Questo è il punto di partenza».

Categorica Sara Vitali: «Il mestiere di giornalista è diverso da quello di ufficio stampa, che vanta una sua etica ben definita che non lo pone certo al servizio dei giornalisti». Così come i blogger non dovrebbero essere compiacenti con le aziende. E qui si torna alla professionalità, orologi replica omega che quando è reale è trasversale a chi comunica e a chi fa informazione. Ha ricordato Attilio Barbieri, che ha studiato a fondo il rapporto tra informazione, web e social media, che il mondo delle aziende con molti blogger ha trovato terreno fertile, tanto da sostenere che «pubblicano sempre quello che inviamo». Una consuetudine dettata dalla mancanza di una legge che dia regole e, nel caso, commini sanzioni a chi comunica servendosi della rete. 

Ottimista Paolo Massobrio, che ha utilizzato il concetto di “freschezza” per definire quello che dovrebbe essere il giornalista di oggi, al passo con i tempi: «Per uscire dalle sabbie mobili che spesso ci imponiamo bisogna avere la forza di essere curiosi, di tutto. Un insegnamento che ho appreso da Mario Calabresi, allora direttore de La Stampa, che un giorno mi disse: “Portami a vedere quello che vedi tu”. Mettersi in discussione è la chiave di volta». Di più, è un’efficace forma di etica professionale. (Fonte: www.italiaatavola.net)

www.orologireplichesvizzere.it