Senarum Vinea, aspettando il vino di Siena

Senarum Vinea, aspettando il vino di Siena


Senarum Vinea nasce come un percorso sperimentale di riqualificazione storico-paesaggistica e ambientale di Siena e delle sue valli, attraverso il recupero delle varietà storiche di vite e degli ordinamenti colturali che le caratterizzano. A fronte della standardizzazione dei sistemi di coltivazione e dei processi di vinificazione con conseguente semplificazione e impoverimento del paesaggio rurale, il progetto cerca di riannodare i fili di una storia della viticoltura senese che negli ultimi sessant’anni si è interrotta con l’avanzare dell’agricoltura meccanizzata.

Vitigni, colture e cultura costituiscono un trinomio inscindibile, anche per riguadagnare un valore alla bellezza del paesaggio senese che non sia soltanto estetico; i suoi vitigni, le forme tradizionali di coltivazione, il paesaggio agrario circostante, l’idea di produrre un vino della città, sono i motivi alla base di una ricerca non fine a se stessa, ma in grado di delineare nuovi elementi per la storia antica e recente di Siena, per l’identità dei senesi, per le politiche di sviluppo e per un marketing territoriale non velleitario.
 
Senarum Vinea è un progetto di valorizzazione del patrimonio viticolo autoctono e delle forme storiche di coltivazione della vite nella città murata e spazi suburbani. Alla base del progetto vi è la forte convinzione che la qualità delle specifiche entità territoriali stia assumendo nel sistema agricolo italiano il carattere di “risorsa” in grado di orientare lo sviluppo socio-territoriale con un turismo attrattivo indotto dalla valorizzazione delle produzioni tipiche e dalla tutela delle componenti paesaggistiche.
 
A questo proposito la città di Siena è uno scenario privilegiato dal momento che ha conservato lembi di paesaggio vitato di matrice storica.

Le “unità paesaggistiche” censite nel corso della ricerca sono, infatti, i territori di contrada, le clausure di conventi e istituti religiosi, gli orti privati interni alle mura e i poderi suburbani posti nelle aree immediatamente a ridosso della cinta muraria. Sono generalmente spazi verdi di limitata estensione e caratterizzati dalla presenza di viti storiche/autoctone, di età considerevole e allevate con sistemi tradizionali di coltivazione (pergole, viti maritate a tutore vivo, viti ad alberello con il supporto di canne e di pali).
 
Le aree di ricaduta degli effetti del progetto investono direttamente il tessuto cittadino con echi nel territorio delle “Masse”, sui cui confini insistono i 4 comuni di Monteroni, Sovicille, Castelnuovo Berardenga e Monteriggioni.

La persistenza di antichi vitigni, di tecniche di coltivazione tradizionali e di “unità paesaggistiche” viene a costituire, quindi, un recupero identitario di valore unico e inestimabile, degno di essere conosciuto e protetto dal rischio di scomparsa per un sottostimato valore culturale ed economico.

Gli orti urbani e le aree vallive all’interno delle mura senesi presentavano a cavallo tra Ottocento e Novecento significativi elementi di continuità con l’età medievale. Nel 1926 Siena viene dichiarata “stazione di soggiorno e di turismo” e si percepisce la necessità di un piano che gestisca le trasformazioni, mentre nel 1928 la legge speciale per Siena riconosce il valore di monumento al centro storico.

In particolare, grande merito va al Piano Regolatore del 1959, in cui per la prima volta uno strumento urbanistico delimita l’ambito del centro storico, proponendo interventi di salvaguardia e recupero del patrimonio monumentale ed estendendo forme di tutela anche al territorio extraurbano in relazione agli elementi paesaggistici. Il Piano prevedeva, inoltre, la realizzazione di nuove aree residenziali a nord lasciando libera l’area a sud della città: questo ha favorito il mantenimento di quelle “unità paesaggistiche” più recentemente messe a rischio, oltreché dall’abbandono di pratiche colturali residuali, anche dal Piano Strutturale Comunale (2007) che tende a diffondere i caratteri urbani anche a sud.

Se il paesaggio urbano di Siena mantiene ancora tracce di continuità con il passato, la scomparsa della mezzadria ha costituito invece un elemento disgregante della trama rurale innescando un processo di riconversione capitalistica dell’agricoltura e di specializzazione produttiva.

Tuttavia, fuori delle mura, è percepibile una sorta di “frontiera nascosta” che, partendo da Siena, separa l’ampia zona settentrionale del Chianti fortemente imprenditorializzata, con poche colture specializzate, da un tessuto agricolo maggiormente parcellizzato a sud-est. Qui ancora sopravvivono tecniche tradizionali di coltivazione che costituiscono un autentico patrimonio tradizionale e, insieme all’antichità dei vitigni recuperati, definiscono specifiche “unità paesaggistiche” di interesse storico sempre più a rischio di estinzione.

Questo assetto comporta inevitabili ricadute: da una parte la standardizzazione dei modi di produzione ha effetti sull’omologazione del paesaggio storico con la sostituzione delle colture promiscue, tipiche dell’Italia centrale fin dall’antichità, con la monocoltura arborea. Inoltre, se da una parte la standardizzazione dei processi di vinificazione ha prodotto un’omologazione del gusto, dall’altra assistiamo alla persistenza di vini dal gusto forse meno raffinato, ma più caratterizzati da un punto di vista territoriale.

E ancora: a un nord caratterizzato da imprese industriali, sopravvive un sud con tante piccole aziende part-time, dove proprietà e manodopera coincidono nelle figure di pensionati, commercianti e impiegati-contadini. Sembrano quindi persistere assetti socio-economici simili a quelli che Giovanni Cherubini individua per il basso Medioevo negli immediati dintorni della città, dove il tessuto produttivo è costituito per lo più da piccoli proprietari intermedi fra il lavoratore della terra e l’artigiano, che coltivano direttamente i propri appezzamenti.

Uno degli obiettivi imprescindibili del progetto consiste nell’affinare le strategie metodologiche per il riconoscimento della matrice storica delle singole unità di paesaggio, di cui si è riconosciuta la qualità, incentivando programmi tesi a contrastare forme di impatto non sostenibile. Tale operazione, già prevista dal Piano di Indirizzo Territoriale Regionale del 2007, può a maggior ragione integrarsi nel Regolamento Urbanistico 2010-2015 di Siena dove particolare attenzione è stata posta al tema del verde e dei parchi. (di Alessandra Calzecchi Onesti)