Geografia del turismo a Rimini

Geografia del turismo a Rimini


La Scuola di Turismo Storico Enogastronomica della Romagna il 23 novembre scorso ha tenuto a Rimini una lezione di Geografia del Turismo, a cui hanno assistito gli allievi del primo anno del corso di studio di Economia del Turismo dell’Università di Bologna Campus di Rimini. L’incontro era inserito nell’ambito del seminario dal titolo “Il Turismo degli Amanti della Conoscenza”, durante il quale è stato presentato un modello di organizzazione distrettuale territoriale integrata supportata dalla prima Ambasciata delle Città del Vino d’Europa per dare valore alla nascente Destinazione Turistica Romagna prevista dalla nuova Legge Regionale dell’Emilia Romagna. La destinazione prevede il coinvolgimento delle province di Ferrara, Forlì Cesena, Ravenna e Rimini.
 
Rimini, ovvero “Ariminum Caput Viarum”, fu una colonia fondata dai Romani da cui ancora oggi parte la via Emilia, la strada lungo la quale cominciò la storia dell’agricoltura moderna; attraverso di essa, infatti, si avviò la prima globalizzazione nell’antico continente europeo, per mezzo della “centuriazione” sviluppatasi lungo la via consolare “Aemilia” che inizia attraversando la Valle del Rubicone famosa per le gesta di Giulio Cesare, oggi considerata la moderna “Rubicon Valley”. Come è noto, il Ministro alla Cultura e al Turismo del Governo Italiano, Dario Franceschini, alla recente Fiera di Londra, ha annunciato che in Italia il 2018 sarà dedicato al “cibo” e la Romagna parteciperà da protagonista.
 
“Noi di EnotourismClub – afferma Alfredo Monterumisi, Ambasciatore delle Città del Vino – siamo convinti che il turismo abbia sempre avuto e continuerà ad avere in futuro un grandissimo potenziale dal punto di vista culturale, economico e politico. Però in Italia, nonostante le risorse culturali, naturali ed enogastronomiche, il turismo resta relegato ad un ruolo di secondo ordine tra le priorità dei policy maker, e non riesce ad esercitare quella funzione di sviluppo che le spetterebbe riguardo ai grandi poli turistici e culturali di attrazione, soprattutto rispetto il patrimonio diffuso nei territori così detti minori.”
 
Oggi sono proprio i territori con la loro identità che creano nuove reti di relazioni, che vanno oltre ai luoghi, e verso nuovi modelli di sviluppo anche locale e turistici. Non a caso le più recenti indagini di mercato indicano quanto il turista viaggiatore desideri sempre più una vacanza che arricchisca l’esperienza personale, la quale dovrà essere il più possibile autentica e che stuzzichi nuove motivazioni culturali di qualsiasi tipo, attrazioni che portino alla scoperta della tradizione locale con una forte propensione verso forme alternative di ricettività in maniera diffusa con un basso impatto ambientale come i piccoli alberghi dal carattere famigliare, gli agriturismi, i soggiorni in dimore d’epoca, e nei bed & breakfast.
 
Sta nascendo una nuova offerta turistica gradita al viaggiatore, l’amante della conoscenza, un nuovo stile di consumo orientato alle relazioni, all’incontro, allo scambio, vuole vivere esperienze uniche e irripetibili, desidera un contatto speciale con la comunità locale, conoscere l’identità del luogo, dove un’azienda enogastronomica diventa cultura, ospitalità e amicizia. Un movimento turistico che dall’Europa si è diffuso nell’America del nord (vedi Napa Valley), in America latina, in Sudafrica, in Australia (Hunter Valley), e adesso anche in Cina.

In Europa sono nate le “City Wine” virtuali come “Vinopolis” a Londra, il “Centre Cultural del Vinos” a Barcellona. La Francia sta rinnovando la propria offerta turistica partendo da Bordeaux presentando una avveniristica “Cité du Vin”, una modernissima attrazione formata da centinaia di postazioni multisensoriali con cui si scopre la civiltà del vino. In Italia a Bolgheri, sulla Costa degli Etruschi è stato realizzato un polo attrattivo, un museo ipertecno-logico chiamato “World Wine Town”. A Bologna è stato creato F.I.CO, un grande parco tematico agroalimentare chiamato, la Fabbrica Italiana Contadina.