Degustazione vini delle colline Piacentine - Cantine Romagnoli

Degustazione vini delle colline Piacentine - Cantine Romagnoli


Degustazione vini delle colline Piacentine - Cantine Romagnoli

La serata di degustazione di venerdì 9 febbraio organizzata dalla delegazione ONAV di Novara nel padiglione Crespi della Fondazione Istituto della Provvidenza di Ghemme era dedicata ai vini dei Colli Piacentini.

I Colli Piacentini sono terra di vini da epoche remote: hanno impiantato viti i paleoliguri, gli etruschi, i romani; vi hanno prodotto vino i legionari latini, i galli, i celti. Ne hanno amato i vini, papi, re, signori e grandi artisti fino ai giorni nostri.
Nel 1878 un pescatore che si trovava sulle rive del Po agganciò all’amo un’antichissima coppa di argento. Si trattava del “gutturnium“, un grande vaso vinario risalente all’epoca romana, una tangibile testimonianza dell’antica origine della tradizione vitivinicola in Emilia, in particolare nella zona di Piacenza. Tanti reperti testimoniano la coltivazione della vite sui colli piacentini. Dall’età del ferro a Veleja alle popolazioni galliche del IV, III e II sec a.C. che portarono nuove metodologie di coltivazione e di conservazione mediante l’utilizzo di botti di legno. Vi sono citazioni da parte degli Etruschi che bevevano il Kilkevetra dei colli piacentini; di Cicerone, di Licino Sestulo e di Plinio. Nel Medioevo furono i monaci a coltivare la vite nel Piacentino esportandone anche in Francia. Gradivano questi vini: Michelangelo Buonarroti, Filippo V di Spagna, gli Sforza, il Colleoni e Napoleone.

Incastonata tra la Lombardia, il Piemonte e l’Appennino Ligure, la provincia di Piacenza, così come le zone adiacenti, sta oggi vivendo un’importante rivalutazione dal punto di vista vitivinicolo.
Quando si parla di Colli Piacentini si intendono in senso stretto le quattro valli: Val Tidone, Val D’Arda, Val Trebbia e Val Nure, che fanno da collare a Piacenza. Sono colline ricchissime sia dal punto di vista ampelologico sia come tradizioni, con una superficie vitata rivendicata a DOC di circa 3.700 ettari di territorio collinare tra i 150 e 450 metri s.l.m.
La denominazione Colli Piacentini DOC, creata nel 1967, rappresenta una delle più importanti aree vitivinicole della regione Emilia-Romagna; i suoi vini si basano principalmente sui vitigni Malvasia di Candia aromatica, Moscato bianco, Trebbiano Romagnolo, Ortrugo, Bervedino, Sauvignon, Pinot nero, Barbera, Croatina, Bonarda, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Marsanne, Santa Maria, Melara.

Con l’approvazione dei nuovi disciplinari di produzione avvenuta nel luglio 2010 la DOC Colli Piacentini è stata suddivisa in 3 denominazioni:
Colli Piacentini DOC, sotto la cui DOC si possono produrre n.14 vini:
Gutturnio DOC, sotto la cui DOC si possono produrre n.5 vini:
Ortrugo DOC
Sono inoltre presenti le seguenti IGT:
IGT Terre di Veleja, sotto la cui IGT si possono produrre n.8 vini:
IGT Valtidone, sotto la cui IGT si possono produrre n.7 vini:
IGT Emilia

Il Gutturnio è il vino simbolo dell’enologia piacentina, e nasce dall’assemblaggio di due uve dalle caratteristiche complementari: la Barbera in percentuale dal 50 al 70% dona il corpo e il carattere, mentre la Croatina (localmente chiamata Bonarda) dal 30 al 45% offre l’eleganza e la morbidezza. Per la differenza nei loro tempi di maturazione e negli accorgimenti necessari nella vinificazione, le due uve vengono vinificate separatamente, per poi unirsi successivamente in una proporzione che, nei limiti del disciplinare, rappresenta la cifra stilistica di ciascun produttore. Ha ottenuto la DOC Nel 1967. Di questo vino, tradizionalmente conosciuto come giovane, fruttato e beverino, negli ultimi anni vengono proposte sempre più frequentemente interpretazioni più strutturate, con maggiore complessità olfattiva e con caratteristiche complessive più adatte all'invecchiamento.

In base al disciplinare di produzione è prodotto in diverse tipologie:
Frizzante,
Superiore (e Classico Superiore),
Riserva (e Classico Riserva).
La dicitura Classico, presente su alcune bottiglie nella versione “fermo”, identifica un vino prodotto nei comprensori storici della DOC. La zona di produzione delle uve che possono essere destinate alla produzione del vino “Gutturnio”, è suddivisa in più comprensori in provincia di Piacenza, che comprendono totalmente il territorio collinare del comune di Ziano Piacentino e parzialmente il territorio di altri n.17 Comuni. La tipologia Riserva deve sostare per almeno 6 mesi in botti di legno, e deve essere commercializzata dopo 2 anni dalla vendemmia.

L’Ortrugo ( DOC dal 2010) prende il nome dal vitigno e non dal luogo di produzione.
A bacca bianca, è decisamente vigoroso e si presta meglio alla coltura in terreni poveri collinari dove riduce sensibilmente la produttività a favore della qualità del grappolo. Viene in genere, e tradizionalmente, prodotto nelle tipologie frizzante o spumante, ma ultimamente per andare incontro ai gusti di un pubblico più vasto si possono trovare esempi di Ortrugo in versione ferma. L’areale di produzione insiste sul territorio di n. 24 Comuni a vocazione viticola delle colline piacentine.
I vini posti in degustazione dalla delegazione ONAV sono prodotti dalle Cantine Romagnoli, che si trovano a Villò di Vigolzone, in Val Nure, là dove l'Appennino scivola nella Pianura Padana, a circa 20 Km a sud di Piacenza. la Cantina detiene numerosi primati provinciali:
Primi a produrre e valorizzare Metodo Classico nei Colli Piacentini (1981 circa)
Primi a sperimentare la vinificazione dell’Ortrugo Metodo Classico (1981-82)
Primi a valorizzare il concetto di cru in zona, realizzando vini frutto di selezioni di uve da monovigneto ( 1983)
Primi a produrre Malvasia Passito (1987)
Primi a vinificare la Malvasia in versione secca ferma (1990)

Dal 2012 Cantine Romagnoli è in gestione alle Famiglie Ferrari e Perini che hanno affidato la direzione a Luciana Biondo, tecnico piemontese, ponendosi l’obiettivo di dare nuovi impulsi nel rispetto della tradizione e della lunga storia aziendale. La dott.ssa Biondo è stata relatrice della serata. Dopo l’introduzione da parte del Delegato Graziano Caielli è stata presentata dal Consigliere ONAV e Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino Stefano Vercelloni.
La dott.ssa Biondo ha svolto la propria relazione con estrema competenza e chiarezza, apprezzata dai degustatori presenti.

La fusione tra tradizione e l’utilizzo di tecniche all’avanguardia è evidente nelle Cantine Romagnoli: ogni magazzino, ogni locale e ogni singola vasca sono regolati termicamente al fine di avere un controllo assoluto delle fermentazioni, del riposo del vino nelle vasche in acciaio, degli affinamenti in legno e in bottiglia. I vigneti sono di proprietà e vengono gestiti in maniera razionale e consapevole, nel rispetto dell’ambiente e privilegiando l’uso di sostanze naturali. La coltivazione della vite si trova tra i 190 e i 230 m. di altezza in un territorio che dal fiume Nure sale verso un altopiano: questi terreni vengono chiamati "le terre rosse di Villò” per la forte presenza di argille ricche di ferro e manganese: nella parte pianeggiante sono protagoniste le viti di Pinot nero e Chardonnay, mentre nella parte che sale verso l’altopiano vengono coltivate le uve di Malvasia, Barbera, Croatina e Ortrugo. Attualmente la superficie vitata in produzione dell’Azienda è di 45,22.

Sono stati proposti in degustazione n.6 vini interessanti, particolarmente apprezzati dai degustatori presenti:
Sasso Nero del Nure Ortrugo Frizzante (metodo Martinotti)
Sasso Nero del Nure Surlì Bianco (vino con il fondo)
Il Pigro Spumante Metodo Classico 2014
Sasso Nero del Nure Gutturnio Frizzante (metodo Martinotti)
Colto Vitato della Bellaria Gutturnio Superiore DOC 2016
Caravaggio Vino Rosso IGT Emilia 2015 (vendemmia tardiva, barricato)
Al termine della degustazione sono stati serviti assaggi di salame piacentino DOP e di coppa piacentina DOP. Il Delegato ONAV Novara Graziano Caielli ha poi annunciato che la prossima degustazione sarà imperniata sui vini dello Jurà (Giura) francese e condotta dall’enologo Dott. Luigi Bertini e si terrà il giorno 3 Marzo.