Asti vuole la Docg: il disciplinare esclude il territorio del Comune che dà nome al vino

Asti vuole la Docg: il disciplinare esclude il territorio del Comune che dà nome al vino


Il Comune di Asti vuol diventare Docg. Sembrerà strano, ma la denominazione di origine controllata e garantita Asti, famosa in tutto il mondo per il suo spumante a base di uva Moscato, tra i più consumati per brindisi e feste, non comprende nel suo disciplinare di produzione il territorio del Comune di Asti, che invece dà al vino il suo nome. Uno “status” che, paradossalmente, si trascina da lunghi anni ed al quale il sindaco della Città del Vino piemontese Fabrizio Brignolo vuol porre rimedio, una volta per tutte.

A questo proposito il Consiglio Comunale di Asti ha approvato all’unanimità, lo scorso 23 gennaio, un ordine del giorno con il quale impegna il Comune e la Giunta municipale ad attivarsi in tutte le sedi opportune affinché, nel più breve tempo possibile, il territorio comunale sia inserito nella zona di produzione dell’omonima Docg. Una posizione condivisa anche dall’Associazione Nazionale Città del Vino.

Per ottenere questo obiettivo “preferibilmente mediante un accordo con l’Associazione produttori Moscato – si legge nell’ordine del giorno – e con gli altri soggetti aventi titolo” il Comune s’impegna a sostenere e a promuovere la costituenda Associazione dei Viticoltori di Asti e a concordare con l’Associazione produttori e il Consorzio di tutela tutte quelle iniziative utili a consolidare e ad incrementare il rapporto tra al città di Asti e il vino Moscato, simbolo stesso del territorio.

Il nome di Asti – afferma Andrea Cerrato, assessore alle attività produttive del Comune di Asti e vice presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vinoè da sempre abbinato ad uno dei vini italiani più conosciuti al mondo, ma nonostante questo il suo territorio non è compreso della zona di produzione della Docg. Già nel 2004 il Comune aveva richiesto questo inserimento, supportato anche da uno specifico studio del dr. Corino, dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura, che dimostrava l’esistenza delle condizioni storiche, climatiche e pedomorfologiche utli alla coltivazione del vitigno Moscato in alcune zone del nostro territorio, in particolare nella zona di Portacomaro Stazione, San Marzanotto e Variglie.”

In Italia circa 200 denominazioni di origine portano il nome della città o della località in cui si producono determinati vini doc e docg, costituendo, di fatto, un marchio in difesa della stessa produzione.

Il Comune di Asti – afferma ancora Cerrato – ha il territorio più importante dal punto di vista agricolo, con i suoi 5.600 ettari di superficie coltivata. Purtroppo negli ultimi 30 anni ha perduto circa 1.000 ettari di vigneto, che però non è stato sostituito lasciando molti terreni incolti. La viticoltura, però, ha dimostrato di poter creare reddito grazie all’Asti ma, paradossalmente, i piccoli agricoltori attivi nel Comune hanno dovuto chiudere proprio perché fuori dal disciplinare. La nostra richiesta non arreca alcun danno agli altri produttori ma anzi vuole favorire una ulteriore possibilità di valorizzazione del territorio e di rilancio per le aziende rimaste tagliate fuori”.

A sostegno della posizione del Comune, si legge nell’ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale, viene anche “la normativa nazionale sulla tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini (Decreto Legislativo 8 aprile 2010, n° 61) che, in attuazione della normativa comunitaria, all’articolo 4, comma 1, recita che le zone di produzione delle denominazioni di origine possono comprendere, oltre al territorio indicato con al denominazione stessa, anche i territori adiacenti o vicini; al successivo articolo 5, comma 2, afferma poi che è consentito che più Docg e/o Doc facciano riferimento allo stesso nome geografico anche per contraddistinguere vini diversi, purché le zone di produzione degli stessi comprendano il territorio definito con detto nome geografico”.

La zona di origine dalla quale proviene l’uva moscato bianco destinata a produrre l’Asti docg e il Moscato d’Asti docg è stata delimitata nel 1932. È un territorio che comprende 52 Comuni (escluso Asti) che si trovano in tre aree provinciali del Sud Piemonte tra Alessandria, Asti e Cuneo. La superficie totale del vigneto a moscato bianco è di circa 9.700 ettari e sono più di 4.000 le aziende coinvolte nella produzione. “Insomma – conclude Cerrato – credo che il Comune di Asti meriti questo riconoscimento che chiediamo non solo per motivi storici, culturali e anche scientifici, ma anche per sostenere l’economia vitivinicola locale.”