Filari di viti anche a Parigi, Reims e Londra

Filari di viti anche a Parigi, Reims e Londra


Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta degli appezzamenti di varie dimensioni coltivati a vite in molte municipalità italiane ed europee, dalle grandi metropoli ai piccoli centri abitati. Vigne che testimoniano una parte importante della cultura e della storia cittadina e sono spesso preziosi custodi di biodiversità, in alcuni casi di biotipi rarissimi tag heuer replica watches.

Si trovano a Montmartre, sulla “butte” (collina) a nord della città, le ultime vigne di PARIGI. All’angolo tra rue des Saules e rue de Saint Vincent, le Clos Montmartre con i suoi giardini Rockwall ed i filari di vite scendono giù per la collina. La storia della vigna di Montmartre risale probabilmente all’epoca Gallo-Romana, anche se i primi documenti ufficiali sono datati 944 (“Annales du Chanoine Flodoard”). La produzione di vino conobbe un notevole aumento fino alla fine del XVIII secolo, grazie anche alle badesse dell’Abbazia di Montmartre, che affittavano il terreno solo a condizione che vi si coltivasse uva in modo da poter percepire una rendita dal torchio. Alla metà del XIX secolo alcuni progetti edili minacciarono la zona, finché nel 1933 la tradizione vinicola fu recuperata da gruppo di amici che vi reimpiantarono Gamay Beaujolais, Pinot Noir, Seibel, Couderc, Seyve, Villard blancs et noirs ed altri vitigni di diversa provenienza (Riesling, Muscat, Perle de Csaba, etc.). Da allora ogni anno il primo sabato di ottobre, giorno in cui si tiene il bando della vendemmia, è occasione di grandi festeggiamenti. Il vino viene venduto all’asta e il ricavato donato in beneficenza.

Sempre in Francia, a REIMS, il “Clos Pompadour” di proprietà della Maison Pommery è un piccolo vigneto urbano, dove si coltiva quasi solo Chardonnay.

Da qualche anno, a LONDRA, i soci della piccola realtà imprenditoriale The Urban Wine Company realizzano e vendono lo Chateau Tooting a 9 pounds la bottiglia: un discreto rosè dai profumi di lampone e fragola che prende il nome all’omonima zona della città dove vengono convogliate le uve che durante l’anno sono coltivate nei giardini, orti, balconi e pocket parks (le piccole aree verdi che il Comune concede in gestione al quartiere). La vinificazione è affidata alla Bookers Vineyard del West Sussex. Il risultato (poco più di mille bottiglie l’anno) viene in parte destinato a una ventina tra bar e caffetterie specializzate in aperitivi e wine-shop indipendenti, e in parte diviso tra tutti coloro che hanno preso parte alla vendemmia. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

Vigneti urbani e cinture verdi per una riqualificazione 

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