Certificazioni di qualità: un mezzo e non un fine

Certificazioni di qualità: un mezzo e non un fine


“La prima Festa del Diritto a Verona (24-25 maggio 2019) invita gli operatori del settore, gli studenti e i cittadini e confrontarsi sul ‘diritto alla buona amministrazione’: ciò vuol dire il diritto ad avere un quadro normativo che sappia valorizzare la dignità del lavoro, la libera concorrenza la correttezza gestionale” ha affermato l’Avvocato Lamberto Lambertini dello studio legale Lambertini & Associati, promotore dell’iniziativa.

In quest’ottica, i sistemi di certificazione – soprattutto quelli a base volontaria – hanno certamente creato benefici all’intero sistema, definendo criteri oggettivi che convergono nel determinare la qualità dei processi e dei prodotti.

Negli ultimi anni, però, si assiste ad una sorta di deriva, per la quale la certificazione diventa un fine e non un mezzo. La qualità allora, talvolta, risulta essere al servizio della certificazione, e non viceversa.

Sembrerebbe che tutti i sistemi di certificazione messi in piedi dai legislatori determinino la qualità: la prima sommaria conclusione porta a pensare che chi non è parte di questi sistemi non produce un prodotto con caratteristiche qualitative evidenziabili” ha dichiarato Boscaini.  Eppure, può capitare che operatori, che hanno anche una importante storia con il territorio in cui sono radicati e di cui sono espressione ben riconosciuta e nota ai consumatori, si allontanino da quelle regole e si presentino al consumatore con la loro immagine prevalente, con il proprio marchio, con la propria storia, cercando di tornare al dialogo diretto: ma sono percorsi non agevoli, sono percorsi impegnativi e sempre più complicati, ed anche assai costosi”.

Su questo tema, si innesta un’altra stortura che da potenziale è diventata effettiva: la proliferazione delle certificazioni che creano confusione nei confronti dei consumatori finali.“Il consumatore apprezza il valore delle certificazioni? Non è una domanda retorica: ma dobbiamo porcela, poiché stiamo travolgendo il consumatore (talvolta ne è anche lui complice) con informazioni approssimative. Il mondo digitale ha acuito questa distorsione. E la prova di questo pensiero è nella rilevanza del tema “fake news”. Se ci preoccupa sugli eventi politici internazionali o sui fatti economici internazionali, perché non può esistere una tematica similare nelle informazioni al consumatore? O perché non ipotizziamo che alcune fake news siano diventate una parte della base informativa sulla quale il consumatore ha costruito la propria conoscenza dei prodotti e opera le scelte di acquisto?” ha concluso Boscaini.

In conclusione: adelante con le certificazioni, ma … con juicio.