Promozione e difesa del Made in Italy, export e innovazione

Promozione e difesa del Made in Italy, export e innovazione


Sviluppo, sostenibilità e innovazione sono i temi chiave su cui si è concentrata la 6° edizione del Forum Food & Made in Italy, svoltosi ieri a Milano e organizzato da 24ORE Business School in collaborazione con Il Sole 24 Ore con il patrocinio di Coldiretti, Confagricoltura, Federalimentare, Federvini e UIV.

 

Il Forum si è aperto con un focus sull’evoluzione dei modelli di consumo alimentari, tema approfondito da Alberto Zunino, Partner e Managing Director The Boston Consulting Group. E’ stato poi il fronte delle forme di alleanza e di sinergia attivabili per affrontare le sfide poste dall’internazionalizzazione delle imprese italiane il tema su cui si è concentrata la tavola rotonda a cui hanno preso parte Antonio Cellie,Amministratore Delegato Fiere di Parma, Ettore Prandini, Presidente Coldiretti, e Paolo Zanetti, Vice Presidente Federalimentare con delega per il Made in Italy.

 

In particolare Paolo Zanettivicepresidente di Federalimentare con delega per il Made in Italy, ha sottolineato che “l'Italian sounding non si combatte con i bollini ma con buoni accordi internazionali. E per avere buoni accordi internazionali dobbiamo pesare di più in Europa”. Zanetti nel corso del Forum Food & Made in Italy organizzato da 24Ore Business School in collaborazione con Il Sole 24 Ore ha continuato sottolineando che “per pesare di più in Europa dobbiamo mandare al Parlamento europeo persone valide”. Il vicepresidente di Federalimentare ha anche affermato chel'embargo europeo alla Russia “è stato un completo autogol” e “un danno enorme” per l'agroalimentare italiano. “La Russia era un mercato che cresceva. Abbiamo avuto un danno enorme dall’embargo. Bisogna cercare di risolvere. Più gli anni passano e più sarà un mercato difficile da affrontare. Non sarà più il mercato eccellente che era una volta quando sarà riaperto e ci vorranno degli anni prima di recuperare le posizioni perse” ha concluso Zanetti.

 

Sul tema della difesa del Made in Italy alimentare, l'amministratore delegato di Fiere di Parma Antonio Cellie ha sottolineato che è necessario resistere alla concorrenza estera non solo con i prodotti ma con la promozione del territorio. “Il nostro asset distintivo non è solo avere prodotti premium, dop, igp ma avere una categoria imprenditoriale legata al territorio che continua a innovare nella tradizione”. Cellie ha quindi proseguito a margine del Forum Food & Made in Italy organizzato da 24Ore Business School in collaborazione con Il Sole 24 Ore: “Oggi noi nel mondo non competiamo più solo con l’Italian sounding ma anche con produttori locali che sono ispirati al nostro saper fare, quindi con l’olio tunisino spremuto a freddo, con il formaggio grande naturale che viene fatto in Winsconsin”, sottolineando che “questa dimensione competitiva deve ispirare nuove politiche di marketing delle aziende italiane, come facciamo noi a Cibus. Noi non vendiamo prodotti ma prodotti legati ai loro territori, legati a generazioni imprenditoriali”.

 

Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha affermato che all’agricoltura italiana, per migliorare la competitività e raggiungere nuovi mercati, servono migliori infrastrutture. “La competitività oggi è data anche dalla velocità con cui raggiungi un mercato”, ha detto Prandini nel corso del Forum Food & Made in Italy, sottolineando che in Italia sull’alta velocità “l’unico livello di discussione è per il trasporto passeggeri, mentre nel mondo si parla di trasporto merci”. In particolare, Prandini ha spiegato che l’Italia “per infrastrutture stradali è al 55esimo posto, al 29esimo posto per le vie su rotaia, a livello aeroportuale lasciamo perdere: è lì che dobbiamo investire. Dovrebbe essere un impegno del governo”, sottolineando che “i Paesi che ci fanno concorrenza sono nelle prime 6 posizioni” e che “in Spagna consegnano con un tempo inferiore del 60% rispetto al nostro” e grazie a questo “sono vincenti sui mercati nordeuropei rispetto a noi”. Per il presidente di Coldiretti inoltre serve “uno sviluppo di ferrovie e aeroporti per andare incontro allo sviluppo delle consegne su ordini online” perché “saremo in grado di conquistare nuovi mercati solo se li raggiungeremo velocemente”, senza dimenticare che “se non abbiamo i cantieri oggi, nel 2030 non ce la faremo a spostare il trasporto da gomma a rotaia” come richiesto dall’Europa per rispettare le normative sulle emissioni.

 

I lavori sono proseguiti con una tavola rotonda centrata sugli aspetti chiave alla base dell’industria alimentare 4.0, a cui sono intervenuti Alessandra Argiolas, Responsabile Marketing e Organizzazione Argiolas Formaggi, Pino Calcagni, Presidente Gruppo Besana, Gianpiero Calzolari, Presidente Gruppo Granarolo, Massimo Ferro, CFO e Corporate Strategy Director Nestlé Italiana, e Riccardo Felicetti,Amministratore Delegato Pastificio Felicetti.

 

Sulle etichette a semaforo dobbiamo fare la massima resistenza possibile”, ha affermato il presidente del gruppo Granarolo Gianpiero Calzolari, spiegando di ritenere che sia una proposta frutto di “logiche commerciali che vengono ammantate di altro”.

 

Sull'introduzione del bollino "a semaforo" sui prodotti alimentariMassimo Ferro, Cfo e corporate strategy director di Nestlé Italiana, parlando al Forum Food & Made in Italy organizzato da 24Ore Business School in collaborazione con Il Sole 24 Ore ha dichiarato che Nestlé Italia non è contraria all'introduzione. Per Ferro, il rischio più che da un bollino di questo tipo (rosso, giallo e verde a seconda dei valori di una serie di ingredienti, quale sale, zucchero, ecc. per dare una indicazione al consumatore sulla salubrità del prodotto) è la «proliferazione di sistemi diversi in ogni Paese” che “potrebbe rappresentare un rischio per l’Europa”. Nestlé spera, piuttosto, in “un sistema comune, omogeneo, altrimenti bisogna fare 100 etichette diverse”, aggiungendo che comunque “auspichiamo che (il bollino) sia basato sulla porzione e non su altre cose”.

 

Il tema dell’innovazione e delle nuove tecnologie è stato alla base delle due successive tavole rotonde: la prima, centrata sul ruolo della blockchain come strumento per consentire la tracciabilità della filiera, ha visto l’intervento di Luigi Del Monaco, Amministratore Delegato Nuova Castelli, Daniele Grigi, Titolare Gruppo Grigie di Fabio Malosio, IBM Blockchain Solution Leader; alla seconda, che ha tracciato un quadro delle nuove frontiere dell’Agricoltura 4.0, hanno partecipato Elisabetta Falchi, Vice Presidente Nazionale, componente Giunta Esecutiva Confagricoltura, Massimo Salvagnin,Imprenditore, Porto Felloni, Secondo Scanavino, Presidente nazionale CIA Confederazione Italiana Agricoltori, e Giovanni Zucchi, Vicepresidente Oleificio Zucchi.

Il focus del Forum Food & Made in Italy si è spostato quindi sui nuovi scenari del wine tra internazionalizzazione, politiche di pricing e nuove tecnologie: ne hanno discusso Ernesto Abbona,Presidente Unione Italiana Vini, Riccardo Baldi, Amministratore Delegato La Staffa, Sandro Boscaini, Presidente Federvini, Flavio Innocenzi, Direttore Commerciale Veronafiere, e Arturo Ziliani, Ceo Berlucchi.

 

I lavori si sono conclusi con una videointervista al Ministro Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Gian Marco Centinaio.

Nel corso della videointervista il Ministro Centinaio ha tratteggiato le priorità del proprio dicastero: priorità ad export, innovazione e riforma della Politica agricola comune. “Bisogna accelerare sulla propensione all’estero - ha detto Centinaio - . Basti pensare che nonostante siamo il primo produttore mondiale di vino, in Cina siamo solo il quinto fornitore. Questo implica che abbiamo ancora grandi margini di crescita”. Ma in un’ottica di internazionalizzazione gli accordi bilaterali sono un’opportunità o una minaccia per il made in Italy come sostiene qualcuno? “Sono di certo un’opportunità - ha spiegato Centinaio nel corso del Forum Food & Made in Italy organizzato da 24ORE Business School con Il Sole 24 Ore - nel momento in cui garantiscono tutela ai prodotti alimentari di qualità italiani. Se non difendono le nostre specialità dall’Italian Sounding perdono molto del loro valore”.

Altro importante capitolo toccato dal ministro, e che è stato anche uno degli argomenti al centro del Forum Food & Made in Italy, è l’innovazione. “Anche su quel fronte occorre fare di più - ha aggiunto Centinaio -. Non perchéin Italia non si faccia ricerca e innovazione ma perchéspesso il mondo delle imprese e mondo accademico hanno comunicato poco tra loro. Ecco uno dei miei obiettivi è far sì che mondo produttivo e università dialoghino di più, come avviene d’altro canto in altre parti del mondo, per far compiere così importanti salti di qualità al comparto agroalimentare italiano”.

Decisiva, a parere del ministro Centinaio, sarà nel prossimo futuro la riforma della Politica agricola comune il cui negoziato con ogni probabilità entrerà nel vivo dopo la tornata delle elezioni europee. “Finora infatti - ha spiegato il ministro - si è parlato quasi esclusivamente di risorse finanziarie perchéil principale rischio è che il budget subisca forti tagli in seguito alla Brexit. Per l’Italia si parla addirittura di 4 miliardi di euro in meno. Risorse alle quali gli agricoltori italiani non possono rinunciare”. Ma un altro fronte sul quale occorre compiere qualche passo avanti è quello del rapporto tra Stato e Regioni. Un rapporto non sempre fluido e che spesso ha determinato una spesa inefficiente delle risorse Ue assegnate all’Italia. “È mia intenzione - ha concluso il ministro nel corso della videointervista durante il Forum Food & Made in Italy di 24ORE Business School con Il Sole 24 Ore - chiedere a Bruxelles più flessibilità per fare in modo che le risorse non spese da una regione possano essere spostate su un’altra più efficiente oppure possano essere dirottate su obiettivi di interesse nazionale come l’emergenza Xylella oppure i danni da maltempo subiti da tante aree del paese nelle scorse settimane”.