UIV a Bruxelles: Europa deve avere ruolo più incisivo

UIV a Bruxelles: Europa deve avere ruolo più incisivo


“Desidero esprimere piena soddisfazione per l’esito degli incontri tenuti in questi giorni a Bruxelles con le Istituzioni comunitarie. Un confronto schietto e aperto a un dialogo proficuo per trovare risposte concrete alle problematiche del nostro comparto. Il tema dell’Unione Europea è di estrema attualità sia per quanto riguarda il futuro dell’Unione stessa che per il ruolo delle sue istituzioni nella vita dei cittadini. Unione Italiana Vini è a favore di un ruolo ancora più incisivo dell’Europa, sistema fondamentale per la vita delle nostre imprese soprattutto per quanto riguarda l’equa distribuzione delle risorse messe a disposizione degli Stati Membri e delle Regioni. Il singolo Paese non può agire da solo nel contesto economico attuale, ma deve farlo in armonia con un disegno comune che l’UE deve portare avanti. In questo senso, accogliamo di buon grado le rassicurazioni ricevute dal Parlamento Europeo per quanto riguarda la prossima riforma della Politica Comune, in particolare mediante una proposta di modifica del sistema delle autorizzazioni degli impianti viticoli. Il Parlamento, inoltre, ci ha garantito che l’Accordo di libero scambio con il Giappone, sul quale da tempo siamo impegnati, verrà ratificato dall’Assemblea Plenaria che si terrà prima della fine del 2018”.

Così Ernesto Abbonapresidente di Unione Italiana Vini, interviene sugli incontri tenutisi a Bruxelles il 21 novembre 2018 con le Istituzioni comunitarie. I rappresentanti di UIV sono stati ricevuti dalla Rappresentanza italiana a Bruxelles, dal Vice Capo Gabinetto del Commissario all’Agricoltura Phil Hogan,  Elisabetta Siracusa, dalla Responsabile politiche del mercato vino del Gabinetto, Cristina Rueda  dal Chair dell’intergruppo Vino al Parlamento Europeo, onorevole Herbert Dorfmann, dall’OnorevoleDe Castro e dagli altri eurodeputati italiani della Commissione Agricoltura ed ENVI del Parlamento Europeo e dal Vice Direttore Generale della DG Commercio della Commissione Europea e negoziatore dell’accordo di libero scambio con il MERCOSUR,Sandra Gallina. Il Consiglio di Presidenza di UIV, guidato dal presidente Ernesto Abbona e dal segretario generale Paolo Castelletti, ha portato in sede europea le richieste e le istanze provenienti dal mondo vitivinicolo italiano, affrontando temi d’importanza strategica per tutto il comparto.

“Unione Italiana Vini – continua Ernesto Abbona – ha accolto con entusiasmo l’approccio e la proposta di riforma della Politica Agricola Comune (PAC), anche se non arriverà in tempi brevi, la quale terrà conto anche delle nuove istanze relative all’ambiente, con la consapevolezza che la sostenibilità economica dev’essere abbinata a quella sociale. Inoltre, è necessario che le Istituzioni comunitarie lavorino per armonizzare le legislazioni e ovviare così al rischio di limitare o rendere difficili gli scambi intracomunitari. In questo senso, ci preoccupa molto l’Irish Alcohol Bill irlandese, legge che prevede misure pesantissime che penalizzano il settore, introduce l’obbligo di indicare warning in etichetta sui rischi per la salute legati anche al consumo moderato di alcol, creando un precedente molto pericoloso”.

“La riforma della Politica Agricola Comune – argomenta Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini – è un’opportunità per migliorare l’impianto e i vari capitoli dell’OCM, con l’obiettivo di dare al settore degli strumenti normativi e finanziari volti ad aumentarne la competitività. La futura PAC, a nostro avviso, dovrà necessariamente contenere risorse destinate ai piani nazionali di sostegno e il rinnovo delle misure rivolte alla promozione nei mercati dei Paesi terzi, che hanno già dato ottimi risultati in questi anni. È altresì fondamentale rivedere il sistema delle autorizzazioni degli impianti viticoli, dando la possibilità ad ogni Stato membro di creare una riserva nazionale delle autorizzazioni non utilizzate al fine di non perdere ulteriore potenziale viticolo, e migliorare i criteri di priorità e ammissibilità. Le informazioni in etichetta – sottolinea Paolo Castelletti – rappresentano un tema critico, per le quali crediamo servano alcune regole comuni, rispetto all’indicazione delle caratteristiche nutrizionali e degli ingredienti, evitando che sia lasciata agli Stati membri la possibilità di legiferare in materia, con l’obiettivo di migliorare i meccanismi di funzionamento del mercato unico”. 

Unione Italiana Vini rappresenta più di 500 aziende dirette e 150.000 viticoltori, che esprimono il 50% del fatturato dell’intero settore e l’85% dell’export del vino italiano. In questo senso, sono particolarmente caldi e d’attualità i temi riguardanti le esportazioni verso i Paesi extra CE, come gli accordi di libero scambio e, in particolare, i trattati con il MERCOSUR.

“Il vino italiano – sottolinea il presidente Ernesto Abbona – vive di esportazioni e opera in un contesto di commercio globale. Perciò, le nostre priorità devono necessariamente riguardare le condizioni di accesso ai mercati internazionali, l’aumento e diversificazione degli sbocchi commerciali, oltre al riconoscimento e alla protezione delle indicazioni geografiche tipiche. In relazione a questi temi, UIV ha sempre sostenuto il lavoro della Commissione, ma restano aperte le preoccupanti questioni relative alla fragilità dell’attuale contesto politico-economico mondiale, nel quale serpeggia la tentazione di alcuni Paesi di chiudere le frontiere. Siamo convinti che l’Unione Europea debba continuare ad assumere il ruolo chiave, a garanzia delle imprese e nei confronti dei propri cittadini, per evitare l’escalation di una guerra commerciale”.

“Un punto cruciale per l’export europeo – aggiunge il segretario Paolo Castelletti – riguarda i negoziati con il MERCOSUR, avviati nel 2010 e, dopo diverse interruzioni, ripresi nel 2017. Per le aziende italiane la priorità è rappresentata del mercato brasiliano, per il quale è forte l’esigenza di un accesso facilitato, in quanto questo Paese è protetto da barriere tariffarie e non tariffarie. Insieme al Comité Vins, chiediamo l’eliminazione dei dazi sul vino sin dall’entrata in vigore dell’accordo e un’eliminazione immediata delle barriere, accantonando l’inaccettabile proposta di renderne operativa la rimozione dopo 15 anni. Un altro elemento di preoccupazione riguarda la protezione delle indicazioni geografiche tipiche ed in particolare le esigenze di tutela del nome Prosecco. A questo proposito – continua Paolo Castelletti – chiediamo all’Unione di impegnarsi per difendere sia il nome Prosecco sia quello di tutte le altre denominazioni IG e menzioni tradizionali europee dalle richieste di utilizzo da parte dei partner del MERCOSUR, in quando è inimmaginabile che l’Europa faccia concessioni in materia”.

Un ulteriore tema di estrema attualità per il comparto vinicolo italiano ed europeo riguarda l’accordo di libero scambio con il Giappone. I negoziati sono stati conclusi, a livello politico, a luglio 2017 e un anno dopo è arrivata l’approvazione da parte del Consiglio Europeo. Recentemente, il trattato ha ottenuto il via libera da parte della Commissione Commercio Internazionale del Parlamento Europeo il 5 novembre 2018 ed è in attesa della ratifica da parte dello stesso Parlamento, prevista per dicembre 2018.

“L’accordo di libero scambio con il Giappone – spiega il segretario Paolo Castelletti – porterà benefici concreti per il vino italiano. Una volta entrato in vigore, il trattato prevedrà l’eliminazione immediata dei dazi doganali, con un risparmio calcolato attorno ai 112 milioni di euro annui per le imprese europee, e il riconoscimento di alcune pratiche enologiche ad oggi non riconosciute dalla normativa giapponese. Inoltre, saranno 100 i vini DOP e IGP europei a beneficiare dello stesso sistema di protezione previsto dalla normativa dell’Unione anche in Giappone, eliminando anche i costi di registrazione delle IG italiane. Questo accordo – conclude Paolo Castelletti  è un volano irrinunciabile per il settore e permetterà di colmare finalmente il gap di competitività esistente con gli altri esportatori extra UE, come il Cile e l’Australia”.