PIT Toscana, la parola ai Comuni del Vino

PIT Toscana, la parola ai Comuni del Vino



Anche i Sindaci dei Comuni del vino devono essere coinvolti nel confronto che si è aperto tra la Regione Toscana e il mondo vitivinicolo sul nuovo PIT, il piano di indirizzo territoriale, noto come piano paesaggistico. È l’invito che fa l’Associazione Nazionale Città del Vino, che in Toscana è rappresentata da oltre 50 Comuni tra i più importanti e conosciuti al mondo dal punto di vista vitivinicolo, in vista dell’incontro previsto tra Anna Marson, Assessore all’Urbanistica della Regione Toscana, e i rappresentanti dei Consorzi vitivinicoli che hanno manifestato nei giorni scorsi le critiche più forti. In questo momento, infatti, possono essere avanzate le osservazioni al Piano, da parte di enti, istituzioni, imprese e privati cittadini, per richiederne modifiche più o meno sostanziali.

“Il dibattito, anche aspro, che si è sviluppato sul PIT della Toscana – afferma Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione Nazionale Città del Vino – non può limitarsi ad un solo dialogo tra Regione e mondo del vino, ma deve coinvolgere anche le amministrazioni locali che poi saranno chiamate a gestire il piano stesso. Le esigenze del mondo vitivinicolo devono trovare giusta considerazione, ma è altrettanto importante che vi sia una maggiore condivisione sia dei problemi sia delle possibili soluzioni tra pubblico e privato, nell’esclusivo interesse dei territori del vino. Noi siamo disponibili a partecipare e a dare il nostro contributo costruttivo, presentando, tra l’altro, anche le nostre osservazioni”.

Il PIT, secondo Benvenuti, può avere margini di miglioramento, ma presenta aspetti importanti che non devono essere sottovalutati come, ad esempio, l’ampia e dettagliata analisi che è stata fatta del territorio toscano, e offre anche indicazioni tecniche e scientifiche adeguate alle problematiche attuali, su come realizzare nuovi vigneti in rapporto al suolo, all’ambiente, al clima, per impedire nuovo dissesto idrogeologico. “Sono sicuro – afferma Benvenuti – che molte aziende avrebbero fatto in passato scelte colturali diverse se avessero avuto a disposizione le conoscenze  che il nuovo PIT mette a disposizione”.

“Il paesaggio toscano – afferma ancora Benvenuti – perché mantenga i suoi caratteri di unicità che lo rendono simbolo di una intera regione e riconoscibile in tutto il mondo, ha bisogno di essere gestito e per farlo occorrono delle regole che consentano di stabilire cosa sia giusto fare o non fare affinché questa sua caratteristica non venga meno. Il rischio che corriamo è di discutere sul contingente ma di non guardare agli scenari futuri, a cosa potrà essere la viticoltura toscana e a come si modificherà”.

Il tema, per le Città del Vino, è quello di governare lo sviluppo, attraverso il metodo della condivisione degli indirizzi e delle regole, come l’Associazione afferma anche attraverso la propria elaborazione progettuale del Piano Regolatore delle Città del Vino, che indica nella condivisione – tra pubblico e privato – dei problemi e delle soluzioni. “Noi siamo disponibili al dialogo e a dare il nostro contributo. Dobbiamo condividere gli strumenti per salvaguardare il paesaggio, ma anche per poterlo modificare secondo quelle buone pratiche che ne conservino il carattere e la sua unicità; credo che sia nell’interesse anche delle imprese vitivinicole, che di questo paesaggio sono espressione viva e partecipata”.

Osservazione al pit pp 55
Cs piano paesaggistico toscana