Investire nei vini da collezione

Investire nei vini da collezione


Secondo il Knight Frank Luxury Investment Index (amministrato in partnership con la piattaforma Wine Ownwers, ndr), il vino è stato uno dei settore più performanti del 2017, con una crescita dell’11% sull’arco temporale dei 12 mesi, rispetto al 7% della media dell’indice, con una performance più che doppia rispetto ad orologi, monete, gioielli, automobili e francobolli.

Il suo R.O.I. (Return On Investment) è stato secondo solo al comparto dell’arte, il quale ha messo a segno una crescita di uno strabiliante 21%, e tra i beni di lusso  è superato solo dalle auto antiche e top che hanno avuto rivalutazioni del 334%.

L’investimento enoico si conferma vincente anche nel lungo periodo, considerando che nell’arco dei 10 anni l’indice di Knight Frank legato al vino è cresciuto del 192% rispetto al +126% della media. Negli ultimi 15, inoltre, gli indici che tracciano le valutazioni dei migliori vini hanno mostrato incrementi superiori a quelli azionari come lo S&P 500 o lo Ftse 100. In particolare, il Liv-Ex 100, che traccia i prezzi medi dei 100 vini da collezione più scambiati, ha visto crescere il suo valore del 213%; lo Standard & Poor’s 500 del 144%, il Ftse 100 appena il 59,2%.

A spadroneggiare nel mondo dei vini top da investimento sono cantine e brand francesi come Rousseau, Leroy, Leflaive e Roumier. Bene i 10 italiani nel Liv-Ex 100 e gli altri compresi nel Liv-Ex 1000.

Nel corso del 2018 le performance migliori sono state della Riserva Brunello di Montalcino 1955 di Biondi Santi (4.316 euro a bottiglia) e del Barolo Riserva Monfortino 1978 di Giacomo Conterno (3.267 euro). Nel 2018 dei 50 vini più costosi 21 erano toscani e 28 piemontesi e, unico di altre regioni, il veneto Amarone 2003 Amabile del Cirè di Giuseppe Quintarelli (508 euro).