Prosecco&Innovazione

Prosecco&Innovazione


Panta Rei - o meglio - tutto scorre, in un continuo divenire. Il convegno svoltosi venerdi scorso a Palazzo dei 300, cornice di elevato spessore culturale nel cuore della città, ha visto eminenti studiosi ed esperti confrontarsi sul binomio di imprescindibile importanza chiamato Innovazione e Denominazione”.

Il Prosecco DOC, protagonista indiscusso di questo convegno, ne esce attento pioniere poiché rappresenta il frutto di una costante attenzione alla sostenibilità e al rapporto con il proprio territorio, entrambi legati indissolubilmente e garanti di un prodotto democratico e di elevata qualità. Un vino che sta scrivendo la storia e che è conosciuto in tutto il mondo come la bollicina giovane ed elegante, in grado di rendere entusiasti i consumatori. “Bisogna poi saper andare oltre perché spesso, come nel nostro caso, abbiamo esigenza di dare risposte sull’ importantissimo tema della sostenibilità” – ha affermato convinto il Presidente Zanette – “esiste e persiste la necessità di poter disporre di una visione sempre nuova, poiché all’origine di ogni prodotto di successo c’è sempre una storia andata a lieto fine, un’innovazione ben riuscita”. 

Basti pensare alle motivazioni che stanno alla base di una Denominazione, nata proprio dalla volontà degli stessi produttori di scegliere una linea d’azione ben definita, diventando in questo modo capaci di costruire una relazione tra territorio e mercato e di permettere a due realtà naturalmente dinamiche di interagire tra loro. Un’interazione preziosa questa, che deve però saper mantenere vive le tradizioni che contraddistinguono ciascun prodotto, ciascun vitigno, affinché non si perda quel valore aggiunto che contraddistingue il vino italiano. Resilienza che permette di soddisfare positivamente la domanda del consumatore, convinto di una Denominazione ferma e incapace di soddisfare le richieste di cambiamenti che le vengono imposte dal contesto geo-culturale in cui ha radice.  

Il Professor Eugenio Pomarici, con cattedra all’Università degli Studi di Padova,  ha affermato in tal senso l’importanza delle innovazioni ma allo stesso tempo sottolineato la costante necessità di adottare prudenza.  Una cautela positiva che tuteli la DOC, il suo legame con il territorio e l’autenticità particolarmente apprezzata dai consumatori. Innovazioni che vadano ad accrescere la coerenza stilistica, costruita attraverso la crescita della qualità, mantenendo  il basso impatto ambientale e quindi il rispetto del contesto geografico.

 

“La tecnica e la scienza hanno portato un’evoluzione dei vini e dei gusti del consumatore, ed i disciplinari vanno in questa direzione – continua Zanette - ma è la costanza che deve continuare ad essere una priorità, per garantire solidità”. Innovazione legata di conseguenza ad una ricerca scientifica applicata con rispetto, attenta alla giusta evoluzione di un prodotto che valorizza il territorio e le sue tipicità.

Interessante a tal proposito l’intervento del Professor Carmine Garzia, docente delle Scuola Universitaria della Svizzera Italiana, autore di un osservatorio dal titolo “Food Industry Monitor” realizzato analizzando alcune grandi aziende produttrici, e in grado di fornire riflessioni per trasformare la crescita in “crescita profittevole”. Le prospettive in questo senso sono da ritenersi positive, con almeno un +5% nei prossimi due anni e un trend del +6-7% riguardante il reddito sulle vendite.  Il settore delle bolle oggi è da considerarsi il più dinamico, solido a livello finanziario e acclamato dai consumatori tanto da essere ritenuto dalle banche un settore nel quale investire. 

Anche riguardo al biologico è stata dedicata la giusta attenzione e se di genoma editing si è parlato attentamente, grazie alla relazione del professor Mario Pezzotti, dell’Università di Verona, è sulla scelta di intraprendere la strada della  sostenibilità che il Consorzio del Prosecco ha deciso di non fare un passo indietro e rimarcare il proprio impegno: “Ci tengo a ribadire con estrema convinzione il nostro impegno a continuare con questa scelta coraggiosa, siamo stati i primi ad aver proposto la modifica al disciplinare perseguendo una linea non solo scientifica ma soprattutto di responsabilità sociale” 

Un tavolo tecnico, quello del 14, composto anche da molti avvocati visto che riconosceva crediti formativi,  capace di suscitare grande interesse, innescando riflessioni  sull’importanza per le Denominazioni, di coniugare innovazione nel rispetto dei valori della tradizione.