Vino e farfalle nell’Oltrepo’Pavese

Vino e farfalle nell’Oltrepo’Pavese


Cosa lega una farfalla ad un bicchiere di vino? Un filo apparentemente sottile ma importantissimo: la ricchezza biologica di un’area che la monocultura può gravemente danneggiare. Per tutelare la biodiversità  in quest’angolo di Lombardia che si trova in posizione strategica tra l’area mediterranea e le Alpi, nella provincia di Pavia che Gianni Brera definiva “a forma di grappolo d’uva”, è nato ViNO - Vigneti e Natura in Oltrepò. L’Oltrepò Pavese è un’area di elevato valore naturalistico ed ecologico: caratterizzata da una grande varietà di specie animali e vegetali, rappresenta un ponte naturale per le specie in migrazione da sud a nord, che possono trovare tra le colline una via di passaggio e un’area di sosta ideale. La millenaria storia di interazione tra natura e lavoro dell’uomo ne fa un luogo dove la conservazione dei valori ambientali non può prescindere dall’armonizzazione della produzione agricola con la tutela della biodiversità. E in questo contesto la fascia collinare dei vigneti assume un ruolo cruciale: non appena il vigneto viene gestito in maniera meno intensiva lasciando un po’ di spazio anche ad altri ambienti, immediatamente questo ambito di pregio è in grado di ospitare comunità faunistiche ricche e diversificate, tipiche degli habitat aperti e semiaperti.

L’obiettivo di ViNO è dunque quello di promuovere approcci gestionali che restituiscano alla collettività ecosistemi più sani, ma permettano anche di promuovere i prodotti agricoli come provenienti da territori di qualità, dove ambiente e produzione agricola non si escludono ma si integrano divenendo uno il sostegno dell’altro.

 

ATTIV·AREE è il programma intersettoriale di Fondazione Cariplo dedicato alla valorizzazione delle aree interne. Il Programma mette a disposizione delle due aree selezionate con bando -  l’Oltrepo Pavese e le Valli Trompia e Val Sabbia - 10 milioni di euro per il triennio 2016-2018 al fine di contribuire a riattivare e aumentare l’attrattività delle aree interne per gli abitanti, i nuovi residenti e i potenziali investitori, riducendone l’isolamento e favorendo buone pratiche di ritorno. In particolare, il Programma vuole promuovere lo sviluppo locale sostenibile, valorizzando le risorse ambientali, economiche, sociali e culturali, nonché legami di collaborazione, solidarietà e appartenenza.

Info: attivaree.fondazionecariplo.it

 

“Oltrepo(Bio)diverso, la natura che accoglie” è il progetto attraverso cui la Fondazione Sviluppo dell’Oltrepò Pavese, insieme ad un partenariato che conta 19 Enti del settore no profit, intende valorizzare il territorio collinare e montano pavese, unico spicchio di Appennino in Lombardia. Il progetto è stato selezionato dalla Fondazione Cariplo, assieme a quello di V@lli Resilienti espresso dalle Comunità Montane di Valle Trompia e Valle Sabbia, nell’ambito del programma intersettoriale AttivAree mirato al rilancio delle aree interne lombarde. Obiettivo è fare della biodiversità ambientale la leva, basata su trasferimento di conoscenza e supporto allo sviluppo di innovative attività agricole, produttive e di ricerca, per contrastare lo spopolamento, l’isolamento e la stasi produttiva e sociale di queste aree. Nella pratica delle 25 azioni con cui viene declinato, vuol dire quindi, per esempio, gestire in modo più avanzato e razionale le ingenti risorse boschive riunite nei consorzi forestali composti da migliaia di piccoli proprietari; favorire l’allevamento dell’unica razza bovina autoctona della Lombardia; incrementare la qualità dei pascoli; operare per il recupero delle terre abbandonate e per la salvaguardia di coltivazioni pregiate, a cominciare dai vigneti, sperimentandone di nuove. Su questo tema affianca la ricerca di quattro atenei (Pavia, Genova, Piacenza e Milano) nell’Open Innovation Center della Penicina varato dal progetto, l’emblema di un ecosistema pregiato ed unico. Il progetto interviene infine con azioni concrete per rendere più accoglienti questi territori attraverso il rafforzamento della cooperazione tra tutti i soggetti pubblici e privati che operano nelle comunità locali allo scopo di implementare l’offerta e la qualità dei servizi educativi, formativi, culturali e fornire un più dinamico supporto dalle fasce deboli della popolazione. Altrettanto rilevante è l’azione di innovazione e sostegno per far tornare le località d’Oltrepò meta di un turismo sempre più esigente nell’individuare significative esperienze di incontro con quanto di autentico ed incontaminato offre l’Appennino, con i suoi borghi antichi, la sua natura, la sua cultura, la sua variegata offerta eno-gastronomica. Senza dimenticare, ovviamente, gli emozionanti percorsi tra crinali e boschi che già portano qui ciclisti e camminatori, bikers e runners o, più semplicemente, viandanti.

Info: www.attivaree-oltrepobiodiverso.it

 

ViNO -  Vigneti e Natura in Oltrepò è una rete attivata nell’ambito del progetto “Oltrepo(Bio)diverso”, che, a partire dai risultati emersi dagli studi sul campo (avifauna e farfalle) e grazie alla collaborazione con gli stakeholders (amministrazioni pubbliche e aziende vitivinicole pilota), si fonda su due i due strumenti operativi del progetto: l’“Accordo Volontario tra aziende vitivinicole dell’Oltrepò Pavese per una gestione agricola dei vigneti orientata alla salvaguardia della biodiversità” e la “Relazione Urbanistica” rivolta ai Comuni.

info: vignetienatura.net

 

Le aziende che aderiscono all’“Accordo Volontario tra aziende vitivinicole dell’Oltrepò Pavese per una gestione agricola dei vigneti orientata alla salvaguardia della biodiversità” si impegnano a dare attuazione al Protocollo di gestione dei vigneti per la rete ecologica mantenendo un mosaico di ambienti il più possibile diversificato mediante uno o più dei seguenti interventi:

Aree a prato (circa 1.800-2.000 mq): Favoriscono la presenza di farfalle e impollinatori, fondamentali per la conservazione della biodiversità. Questo tipo di intervento può essere applicato, ad esempio, in aree di vigneti, prati e pascoli in stato di abbandono, oppure creando prati temporanei in seguito agli espianti. Incrementare le aree a prato tra i vigneti significa favorire la presenza di farfalle e impollinatori, di uccelli come la tottavilla, nonché di alcune specie di uccelli di rilevante interesse conservazionistico che a volte già nidificano in mezzo ai vigneti. I prati sono anche aree di foraggiamento per molti uccelli non stabilmente insediati nei vigneti (rapaci, ghiandaia marina, upupa, ecc…).

Aree arbustate (circa 1.800-2.000 mq): In particolare nelle zone a maggior pendenza (soggette ad elevata erosione del suolo e dove sterpazzoline e ortolani sono più frequenti). Tra l’altro, gli arbusti sono fondamentali per garantire la presenza di alcune specie che, cibandosi di insetti, possono esercitare un’azione di controllo su quelli dannosi per la vite. Siepi e arbusti sono sede di nidificazione e rifugio per molte specie di uccelli. In particolare, sono fondamentali per garantire la presenza di uccelli che mangiano insetti e che possono quindi esercitare un’azione di controllo sulla diffusione di insetti che danneggiano le piante. Anche gli alberi isolati costituiscono posatoi e siti di nidificazione importanti. Accrescere la quantità di questi elementi significa rendere i vigneti più ospitali per questi animali. In sintesi, si tratta di elementi essenziali per garantire la presenza di ambienti diversi nel vigneto, riducendo l’effetto barriera creato dal vigneto rispetto al territorio circostante.

Inerbimento alternato tra i filari: Con almeno metà delle file caratterizzate da presenza di erba al suolo. L’erba è fondamentale per garantire la presenza di insetti che però gli uccelli riescono a catturare più facilmente nelle file senza erba. Rispetto all’inerbimento totale, si riduce la competizione per l’acqua tra la vite e l’erba, mentre, rispetto alla lavorazione totale, si contiene l’erosione del suolo. Nelle fasce erbacee si producono gli insetti di cui alcuni uccelli si cibano, ma la presenza di terreno nudo facilita la caccia da parte degli uccelli proprio nelle fila senza erba: l’inerbimento alternato garantisce quindi una continuità tra la «cucina e la sala da pranzo»!Rispetto all’inerbimento totale, si riduce la competizione per l’acqua tra la vite e l’erba, mentre, rispetto alla lavorazione totale, si contiene l’erosione di suolo.

Ecco allora spiegato il legame con le farfalle, che trovano il loro habitat ideale là dove abbondano essenze e varietà di flora spontanea: nelle 15 aziende vitivinicole finora aderenti per un totale di 400 ettari, ne sono state censite 53 specie (insieme a 94 di uccelli), alcune delle quali particolarmente importanti perché protette a livello europeo in quanto specie rare e a rischio di estinzione. L’Oltrepò è, peraltro, l’unico posto al mondo dove si incontrano specie del Mediterraneo e continentali, diffuse in Spagna e balcaniche. Come la Lycaena dispar - in genere associata ad ambienti umidi ma frequentatrice anche di aree agricole con una certa naturalità, in Oltrepò è relativamente diffusa nella fascia di pianura con tendenza all’espansione in collina - o la Lycaena thersamon: l’Oltrepò (e una parte del Piemonte Orientale) rappresentano il confine occidentale dell’areale mondiale di questa farfalla che vive principalmente in praterie aride ed è considerata ad alto rischio per i cambiamenti climatici.

Ma il butterflywatching è anche una forma di turismo dolce ed esperienziale, uno strumento di valorizzazione sostenibile che permette di praticare sentieri tematici dedicati all’osservazione delle farfalle  e dei territori che le ospitano. Nel 2017 è stato realizzato presso il Parco del Castello di Verde a Valverde, nel Comune di Colli Verdi (Città del Vino) il primo di una serie di 6 percorsi che offriranno la possibilità di visitare coscientemente alcuni dei luoghi più ricchi di farfalle dell'Oltrepò Pavese. Così come il progetto Aree interne della Regione Lombardia (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2014-2020) prevede la realizzazione di nuove ciclovie nella valle delle biciclette che collega le colline pavesi e quelle liguri, permettendo di pedalare tra viti e farfalle su strade poco trafficate.

Dai risultati di alcuni di questi progetti - sottolinea il Professor Alberto Vercesi, docente presso la Facoltà di Agraria di Piacenza dell'Università Cattolica del S.C. di Milano, amico e collaboratore  dell'Associazione Nazionale delle Città del Vino - possiamo oggi osservare che molti terreni viticoli dell’Oltrepò Pavese hanno bisogno di essere accuditi meglio perché dopo secoli di coltura si sono impoveriti (minori dotazioni di sostanza organica). Un uso maggiore dell’inerbimento dei suoli vitati è da ritenersi più adatto ad arricchire questi terreni poveri di sostanza organica e a proteggerli dal rischio di erosione e frane superficiali, molto frequenti in Oltrepò Pavese (dal 2009 ad oggi oltre 1000 frane superficiali dannose verificatesi). Se però la presenza dell’erba sui suoli vitati non è totale e perenne ma si alterna con qualche interruzione lavorata, così come se i vigneti si alternano anche solo un poco, con altra essenza (boschi, siepi, altre colture), ne beneficerà ancora di più il territorio in quanto la vite vivrà minori competizioni con le erbe che le crescono vicino e nelle porzioni lavorate “banchetteranno” molti più uccelli o altri animali. Questa attenzione a mantenere o incrementare la biodiversità dell’ambiente sembra oltremodo ragionevole perché in Oltrepò Pavese, forse ancor più che in altre aree appenniniche o pedo-appenniniche, la biodiversità è veramente grande, un patrimonio che vale la pena di “coltivare” sotto questo profilo per un migliore sfruttamento economico del territorio. Per esempio, oltre all’agriturismo, con un turismo in visita alle biodiversità locali, in particolare quelle riferibili alle farfalle le cui specie sono qui così numerose e rare - come dimostrano gli studi universitari condotti in proposito - dal rendere la zona molto interessante anche a livello internazionale. L’Oltrepò Pavese trova forse le ragioni delle sue peculiarità ambientali nella posizione geografica, per certi aspetti unica: è infatti nel punto in cui si incontrano gli Appennini e le Alpi e rappresenta la maggiore strettoia collinare sul Po e quella più a nord, di tutto l’Appennino Italiano”. (di Alessandra Calzecchi Onesti)