Made in Italy ed enogastronomia ancora ai primi posti nel Paese delle sette giare

Made in Italy ed enogastronomia ancora ai primi posti nel Paese delle sette giare


Il Paese delle sette giare: così le «Considerazioni generali» del 48° Rapporto Censis sulla situazione sociale rappresentano quest'anno il sistema Italia. Che però, secondo il Censis, non è più tale perché una profonda crisi della cultura sistemica ha generato sette mondi non comunicanti, sette contenitori caratterizzati da una ricca potenza interna che vivono di se stessi e in se stessi in un parallelo sobbollire: i poteri sovranazionali, la politica nazionale, le sedi istituzionali, le minoranze vitali, la gente del quotidiano, il sommerso, il mondo della comunicazione.

Senza ordine sistemico, i singoli soggetti sono a disagio, si sentono abbandonati a se stessi, in una obbligata solitudine. Per il singolo imprenditore come per la singola famiglia tale estraneità porta a un fatalismo cinico e a episodi di secessionismo sommerso, ormai presenti in varie realtà locali. Interessi e comportamenti individuali e collettivi si aggregano in mondi non dialoganti e non comunicando in verticale, restano mondi che vivono in se stessi e di se stessi.

Una possibile soluzione è che queste realtà parallele vengano connesse tramite una crescita della politica come funzione di rispecchiamento e orientamento della società, come arte di guida e non coazione di comando, riprendendo la sua funzione di promotore dell'interesse collettivo.

Perché, altrimenti, il rischio è che la dinamica tutta interna alle “giare” porti a una perdita di energia collettiva, a una inerte accettazione dell'esistente, al consolidamento della deflazione che stiamo attraversando. Una deflazione economica, ma anche delle aspettative individuali e collettive, della mobilità verticale individuale e di gruppo, della rappresentanza degli interessi, della capacità di governo ordinario (malgrado la proliferazione decretizia di tipo verticistico).

Dal punto di vista economico è l'Italia del “bado solo a me stesso”: desideri sospesi per famiglie e imprese, soldi fermi sui conti correnti e ri-sommersione nel nero come strategie adattative di fronte all'incertezza, investimenti ai minimi dal dopoguerra ma crescita del patrimonio e della liquidità delle imprese che ce l'hanno fatta.

Sale, soprattutto tra i giovani, la quota di chi si sente inquieto e con un retroterra fragile, le disuguaglianze sociali si sono ampliate, non riusciamo ancora a ottimizzare i nostri talenti né a mettere a valore il ricco patrimonio culturale di cui disponiamo.

Ma segnali positivi arrivano, ancora una volta, dal Made in Italy e dall'enogastronomia nazionale che, pur non essendo ancora adeguatamente sfruttati, non conoscono crisi e conquistano le culture globali. Sempre più persone parlano la nostra lingua (circa 200 milioni nel mondo), siamo la quinta destinazione turistica al mondo, l'export delle 4 A (alimentari, abbigliamento, arredo-casa e automazione) è aumentato del 30,1% in termini nominali tra il 2009 e il 2013, crescono le reti di aziende italiane in franchising all'estero. Il fortissimo appeal del nostro stile di vita è, inoltre, testimoniato dal fatto che sempre più persone parlano la nostra lingua (circa 200 milioni) e dal successo all'estero di cibo e vini italiani: il nostro è il Paese con il più alto numero di alimenti a denominazione o indicazione di origine (266, seguito a distanza da Francia con 219 e Spagna con 179) e l'agroalimentare è una delle componenti più dinamiche dell'export (27,4 miliardi di euro nel 2013, con un aumento del 26,9% rispetto al 2007). L'Italian food, inteso come rapporto con il territorio, autenticità, qualità, sostenibilità, continua dunque ad essere uno straordinario ambasciatore del nostro Paese nel mondo globalizzato. (di Alessandra Calzecchi Onesti)