Via libera alla Direttiva Ue sugli OGM

Via libera alla Direttiva Ue sugli OGM


Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che il Parlamento europeo ha dato il via libera oggi al testo di accordo raggiunto nelle scorse settimane tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo sulla riforma della Direttiva in materia di OGM che sancisce il diritto degli Stati Membri di limitare o proibire la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale, anche se questi sono autorizzati a livello europeo, per motivi di natura economica ed agricola.

Questi i punti rilevanti del testo approvato:

  • le valutazioni sui rischi ambientali e sanitari, di competenza dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA), dovranno essere aggiornate ogni due anni per tener conto del progresso scientifico e del principio di precauzione che è un pilastro del diritto ambientale internazionale;

  • gli Stati membri possono vietare, sul proprio territorio, la coltivazione di organismi geneticamente modificati già autorizzati a livello comunitario motivando tale veto con ragioni socio-economiche, di politica agricola, di interesse pubblico, di uso dei suoli, di pianificazione urbana o territoriale. Potranno essere addotte anche ragioni di politica ambientale, a condizione, tuttavia, che non confliggano in nessun caso con la valutazione di impatto ambientale" condotta dall'EFSA, ma siano "distinte e complementari" rispetto ad essa;

  • prima di introdurre il divieto di coltivazione gli Stati Membri dovranno comunicare il relativo provvedimento alla Commissione europea ed attendere 75 giorni per il parere, ma durante questo periodo di attesa gli agricoltori non potranno comunque procedere alla semina dei prodotti interessati dall'ipotesi di divieto;

  • tramite la Commissione europea gli Stati Membri possono chiedere alle imprese produttrici di OGM di escludere i loro territori dal novero dei Paesi nei quali intendono chiedere l'autorizzazione europea alla coltivazione; ma questa fase di "negoziato" con le imprese non è più obbligatoria e gli Stati Membri potranno decidere di passare direttamente al divieto di coltivazione per le motivazioni indicate nella Direttiva;

  • i Paesi che coltivano OGM dovranno adottare misure obbligatorie di "coesistenza" (da concordare con i Paesi interessati) per impedire con barriere fisici e altri accorgimenti la contaminazione transgenica delle colture tradizionali o biologiche nelle zone transfrontaliere, a meno che non vi siano limiti naturali come tratti di mare o montagne.

È un successo della Presidenza italiana - ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina - del ministro Galletti, con cui abbiamo lavorato a stretto contatto, che ha presieduto in questi mesi il Consiglio dei Ministri dell'Ambiente competente sulla materia OGM. Un risultato che non era scontato e sul quale si lavorava da più di 4 anni. Molto importante è stato anche il dialogo e il lavoro fatto dal Parlamento europeo e in particolare dalla delegazione italiana. È una scelta che risponde alle attese degli agricoltori, dei territori e di tutti gli italiani che hanno a cuore la qualità, la tipicità dei nostri prodotti alimentari e la distintività del nostro modello agricolo. Bene quindi che ora sia data libertà di scelta ai singoli Paesi dell’Ue. In Italia rinnoveremo il divieto di coltivazione del mais Mon810 e proprio nei prossimi giorni ci confronteremo con i Ministri Lorenzin e Galletti per procedere”.

Un grande passo avanti insomma, soprattutto rispetto al testo in discussione a giugno, ma non mancano le perplessità. A cominciare dal fatto che a febbraio scadrà l'ennesimo bando provvisorio antiogm, come Legambiente, Greenpeace e l'ex ministro dell'Agricoltura e dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ricordano chiedendo che il Governo lo riconfermi subito e che venga attivata la procedura di recepimento nazionale non appena la nuova direttiva entrerà in vigore (marzo-aprile 2015).

E' senza dubbio una decisione positiva per la difesa del territorio e dell'agricoltura italiana, che innova e migliora il testo di partenza - sottolinea Paolo Benvenuti, direttore generale dell'Associazione Nazionale Città del Vino - La nostra Associazione, promotrice nel 2003 della campagna dei “Comuni Ogm Free” e impegnata da anni nella "Task Force per un'Italia libera da Ogm", ha sempre sostenuto con forza il suo no all'introduzione di coltivazioni che pongono problemi di sicurezza ambientale e alimentare e perseguono un modello di sviluppo che non ci appartiene. Ma rimangono alcuni nodi critici da sciogliere, particolarmente cruciali in sistema agricolo come il nostro che ha il suo tradizionale punto di forza nella ricchezza della biodiversità e nel rapporto con il territorio. Il principio della coesistenza è di fatto un ambiguo escamotage “politico”, che non offre garanzie sulla realtà possibilità di impedire le contaminazioni tra agricoltura tradizionale e quella geneticamente modificata”.

Il divieto di usare motivazioni di carattere ambientale - prosegue Benvenuti - non permette, inoltre, ai governi dei singoli Paesi di giustificare i bandi in considerazione di specifici impatti ambientali o di possibili danni da parte delle coltivazioni OGM a livello nazionale, anche nel caso in cui questi rischi non siano stati presi in considerazione dall'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, riservando di fatto esclusivamente alla sua competenza la valutazione di rischio ambientale”. (di Alessandra Calzecchi Onesti)