NO all'IMU agricola, un gran pasticcio

NO all'IMU agricola, un gran pasticcio


 

Sull’Imu che grava sui terreni agricoli si rischia una gran confusione, un bel pasticcio. I pagamenti sono stati congelati sino al 26 gennaio, il Tar del Lazio non ha deciso se confermare la sospensione del regolamento varato dal Tesoro e finito nel mirino del tribunale amministrativo subito dopo Natale. Ora c’è il rischio che i proprietari di terreni agricoli montani siano chiamati a pagare subito. Sotto accusa è il parametro altimetrico adottato per l’imposta 2014 che non tiene conto delle peculiarità territoriali e delle coltivazioni; l’applicazione del tributo prevede un’esenzione in modo indifferenziato solo per i terreni montani al di sopra di 600 metri d’altitudine; esenti invece quelli coltivati da imprenditori agricoli professionisti e coltivatori diretti tra i 600 metri e i 281 metri d’altitudine, mentre al di sotto sono tutti tenuti all’intero versamento.

L’Associazione Nazionale Città del Vino dice NO all’IMU sui terreni agricoli e, in particolare NO al decreto che estende il provvedimento ai terreni i cui Comuni hanno la sede del Municipio fino a 600 metri di altitudine sul livello del mare. I sindaci delle Città del Vino sono stanchi di essere considerati degli “esattori” per conto dello Stato, e di sopportare ulteriori tagli ai finanziamenti locali e esser costretti ad aumentare le tasse locali senza poter garantire la necessaria qualità dei servizi da dare ai cittaini.
"Tale decisione - ha affermato Calogero Impastato, Sindaco del Comune di Montevago (Agrigento) e coordinatore delle Città del Vino della Sicilia - è grave perché, oltre a danneggiare il già precario reddito degli agricoltori, alimenta il fenomeno dell'abbandono delle campagne, soprattutto nelle regioni del Sud, con danni incalcolabili per l’ambiente, il paesaggio ed il rischio idreologico che mina la stabilità del territorio."

"La nostra Associazione - afferma il presidente nazionale Pietro Iadanza, assessore al Comune di Benevento - in più occasioni ha ribadito la sua preoccupazione verso certe scelte dei Governi che negli anni si sono succeduti, e che hanno inciso fortemente sulle capacità di programmazione degli enti locali, sia attraverso i pesanti tagli ai trasferimenti statali, costringendo i Comuni a diminuire la quantità e la qualità dei servizi offerti ai cittadini, sia imponendo di fatto ai Comuni di diventare esattori delle tasse per conto dello Stato".

L'Associazione Città del Vino richiede al Governo di rivedere tale decisione che, oltre a danneggiare economicamente gli operatori agricoli, mette in serie difficoltà i Comuni minando la fiducia che dovrebbe caratterizzare il rapporto tra amministratori pubblici e cittadini, stanchi di essere continuamente e pesantemente tassati. La proposta di innalzare l'applicazione dell'IMU ai terreni agricoli fino a 600 metri di altitudine della sede del Comune sta spingendo alcuni sindaci a clamorose azioni di protesta, quali, ad esempio, lo spostamento della sede comunale in località superiori ai 600 mt. laddove il territorio comunale lo consente.

"Il Governo - afferma Paolo Benvenuti, direttore generale dell'Associazione - sembra non aver capito che l'agricoltura italiana va tutelata, salvaguardata e promossa e non tartassata, perché è uno dei settori economici che, nonostante la crisi, sta reggendo il passo. La contraddizione è forte: da una parte si parla dell'agricoltura come fattore trainante dell'economia italiana anche in virtù della prossima apertura dell'Expo di Milano che, come tutti sanno, sarà dedicato al cibo e all'alimentazione; dall'altra si prevedono norme che appesantiscono le attività delle imprese agricole, senza, tra l'altro, strumenti di perequazione".

I territori montani e di alta collina sono tra l'altro quelli più ad alto rischio di abbandono e la nuova imposizione non aiuta certo le piccole imprese agricole a mantenere il loro presidio sul territorio; e questo significa più abbandono, meno controllo ambientale, rischio idrogeologico, perdita di qualità del paesaggio e di valore. I sindaci sono in allarme per le conseguenze che il provvedimento potrebbe avere sui bilanci e sui cittadini. Il coordinatore delle Anci regionali e primo cittadino di Imola (Città del Vino) Daniele Manca, ha chiesto “una revisione strutturale della norma sbagliata e iniqua perché si configura un ulteriore taglio nei confronti del sistema delle autonomie locali vista la differenza di gettito tra il potenziale reale di introito e la stima del governo”.

Vessare con ulteriori balzelli gli agricoltori è iniquo; oltretutto ci si basa solo sul criterio altimetrico e non si fa distinzione tra le aree coltivate a vigneto, a pascolo e seconde case. L’incertezza e l’arbitrarietà dei criteri applicativi (in particolare l’altitudine) e il pregiudizio che da essi scaturisce, ha portato al primo pronunciamento del Tar che consisteva nella sospensione del tributo. Ma molti sindaci chiedono l’esenzione del pagamento dell’Imu per tutti i terreni agricoli dai 281 ai 600 metri. E’ un taglio che i Comuni non possono affrontare anche perché è stato effettuato in maniera preventiva ed è arivato a bilanci consuntivi 2014 già chiusi.

“A queste considerazioni generali – aggiunge il presidente delle Città del Vino Pietro Iadanza – si aggiunge anche il fatto che settore agricolo è trainante per l’economia italiana, uno dei pochi che ha fatto rilevare incrementi occupazionali e un ulteriore inasprimento fiscale sarebbe inaccettabile. Questo ulteriore balzello crea sfiducia nella pubblica amministrazione da parte dei cittadini e costringe i Comuni a fare da esattori dello Stato, esponendoli a continue contestazioni, perdita di credibilità da parte dei cittadini, oltre a privarli di capacità e azione di programmazione.”