In Sardegna semi di vernaccia e malvasia di 3000 anni

In Sardegna semi di vernaccia e malvasia di 3000 anni


Una scoperta archeologica di straordinario interesse porta alla ribalta il tema dell’origine della coltivazione della vite e getta una nuova luce e spunti di approfondimento. In Sardegna, nel territorio di Cabras (Oristano), sulla costa occidentale, il sito nuragico di Sa Osa ha recentemente restituito materiale di singolare valore archeologico, botanico, biologico e culturale. Una squadra di archeobotanici del Centro Conservazione Biodiversità (CCB), struttura del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Cagliari guidata dal professor Gianluigi Bacchetta, ha ritrovato semi di vite d’epoca Nuragica risalenti a circa 3.000 anni fa. Più di 15.000 semi di vite, conservati intatti in fondo a un pozzo, vinaccioli non carbonizzati sottoposti alla prova del Carbonio 14 per datarli. I risultati li collocano tra il 1300 e il 1100 a.C.

Il dato cronologico è suggestivo se rapportato alle conoscenze storiche del territorio di Cabras, abitato fin dal Neolitico e in epoca nuragica, durante l’età del bronzo. I Fenici, ai quali si attribuisce l’introduzione della vite, non arrivarono che intorno all’VIII secolo a.C., dunque la scoperta di semi d’uva preesistenti è un elemento che avvalora la teoria che la vite fosse già stata addomesticata dalle popolazioni locali, e non importata attraverso migrazioni e colonizzazioni.

Sostanzialmente è una riprova, come abbiamo dimostrato per la Toscana nel progetto Vinum, che la vitivinicoltura ha avuto più centri di domesticazione e di sviluppo colturale”, dichiara Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione nazionale Città del Vino e presidente dell'Associazione Internazionale Iter Vitis.

Già nel 2005, infatti, il progetto Vinum sviluppò un’indagine sul riconoscimento dei genotipi della vite silvestre nel paesaggio archeologico della Toscana meridionale e del Lazio settentrionale, quindi in sostanza nell’area abitata dagli Etruschi. Il progetto nato dalla collaborazione scientifica tra l’Associazione nazionale Città del Vino, il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università di Siena (insegnamento e laboratorio di Etruscologia e Antichità Italiche) e i Dipartimenti di Biologia, sezione di Botanica Generale e di Produzione Vegetale dell’Università di Milano (insegnamento di Viticoltura), coinvolse noti specialisti del settore nella valutazione di dati archeologici, archeobotanici e culturali sulla produzione e sul consumo di vino in Etruria, in un’ottica multidisciplinare.

I risultati dello studio, rappresentati in un convegno che si svolse a Scansano (Grosseto) nel settembre 2005, evidenziarono che la vite silvestre era presente in Etruria già 6.000 anni fa. In sintesi la domesticazione della vite da parte degli Etruschi in quest’area sarebbe stata antecedente a quella avviata e promossa dai Greci nell’area Mediterranea. Una viticoltura non importata ma autoctona. Tesi oggi avvalorata dalla scoperta di reperti di vite in Sardegna, che rilancia una ricerca da sviluppare. (di Massimiliano Rella)

 

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