Benvenuta Associazione Culturale Comitato San Mercurio!

Benvenuta Associazione Culturale Comitato San Mercurio!


L'Associazione dà il benvenuto ad un nuovo socio sostenitore, l’Associazione Culturale Comitato San Mercurio, della regione Molise.

L’associazione socioculturale onlus "Comitato San Mercurio", fondata a Toro nel luglio 2014, si propone di promuovere socialità e partecipazione connesse in modo particolare alle attività finalizzate alla promozione e all'organizzazione degli eventi, le manifestazioni e le cerimonie della festa patronale, in onore di San Mercurio martire, che culmina ogni anno in paese il 26 agosto, con gran concorso di visitatori. Si propone, altresì, di favorire lo sviluppo culturale e turistico di Toro e in senso lato del Molise Centrale, di intesa con gli Enti Locali e le varie forme associative operanti in paese e nel circondario.

Per questo, fin dalla sua costituzione, il “Comitato San Mercurio” è stato parte attiva in manifestazioni per lo sviluppo e la promozione del territorio, come ad esempio l'annuale evento di Legambiente "Voler Bene all'Italia" che si svolge agli inizi di giugno presso la Piana dei Mulini (a ridosso del Ponte romanico di Toro sul fiume Tappino), da raggiungere preferibilmente  a piedi, riscoprendo percorsi ancestrali di estrema suggestione che raccordavano l’abitato, posto a cavaliere della valle a mo’ di acropoli, e il sottostante Tratturo Castel di Sangro - Lucera.

Con il doveroso patrocinio di attività collaterali, quali la promozione di tornei di varie discipline sportive, mostre fotografiche e artistiche, per la segnalazione e la valorizzazione di artisti locali, presentazione di libri, proiezioni di documentari e convegni, il “Comitato San Mercurio” vuole farsi carico soprattutto del grande lascito artistico, tradizionale e culturale che la storia millenaria di Toro ha consegnato alle nuove generazioni.

Un patrimonio monumentale di primordine con le sue chiese, la Parrocchiale del Santissimo Salvatore, ricostruita dopo il crollo del terremoto di Sant’Anna del 26 luglio 1805, che atterrò l’intero abitato provocando trecento vittime, e il Convento francescano di Santa Maria di Loreto, autentico scrigno d’arte e di storia e sede prediletta del famoso cardinale Vincenzo Maria Orsini, poi papa Benedetto XIII.

Un patrimonio di tradizioni secolari, come il carnevale (tipica la Maschera del Diavolo), il convito di San Giuseppe, il pranzo devozionale di magro un tempo allestito per dar sollievo alla fame dei poveri e oggi occasione privilegiata per incontrare amici e parenti, il fuoco rituale di Sant’Antonio di Padova, acceso vicinato per vicinato per tutte le prime dodici sere di giugno e, quindi, solennemente la sera del 13 giugno, con accompagnamento di lauti banchetti e con il rito della bruciatura della “bamboletta”, simbolo misterioso, forse della primavera della promessa che lascia il passo alla certezza estiva della raccolta.

Un patrimonio culinario che ha nel vino il suo elemento di spicco. Non a caso i catasti del Seicento registravano le capacità delle botti tra gli elementi alla base della determinazione contributiva dei toresi, i quali anche a causa della penuria di acqua del territorio avevano impiantato una viticoltura diffusa capillarmente e abbondantemente. E c’erano botti di dimensione gigantesche anche di 100 some, di oltre quindici tonnellate. A Toro era più facile dissetarsi con il vino anziché con l’acqua. Lo sapevano i residenti e gli abitanti dei comuni limitrofi. Lo apprendevano i viandanti che bussavano alle porte in cerca di un bicchiere d’acqua e ricevevano immancabilmente un bicchiere di vino. Era motivo di invidia e di felicitazione all’indirizzo dei novelli frati francescani designati dai superiori a fissare la residenza nel convento di Toro, dove - si diceva loro - avrebbero avuto la fortuna di essere dissetati con il vino.

Purtroppo negli ultimi decenni, con i mutati stili di vita, la viticoltura torese è stata prossima a sparire. Grazie alla tenacia di pochi agricoltori e, soprattutto, all’intuito e alla lungimiranza degli amici del vigneto e della Cantina Herero non è sparita. Anzi, alla luce dei premi e dei riconoscimenti ricevuti, è pronta a rivendicare la sua importanza e il suo blasone plurisecolare e a veder degnamente inserito Toro tra le “Città del Vino”. (credits: la relazione è dello storico locale Giovanni Mascia, la foto è di Dante Gentile Lorusso)