Wine in Moderation: Recevin aderisce al programma di educazione al consumo mderato di vino

Wine in Moderation: Recevin aderisce al programma di educazione al consumo mderato di vino


Educazione, cultura, responsabilità: tre parole chiave per il mondo del vino. educazione al bere consapevole e ad una alimentazione corretta; cultura del territorio e della propria identità, con il conseguente rispetto per l'ambiente, le cose e le persone che ci vivono; responsabilità per la cura della propria salute e per il rispetto per gli altri.
È con questo spirito che RECEVIN, la Rete europea delle Città del Vino aderisce al progetto “Wine in Moderation. Art de vivre” condividendo l’obiettivo di riunire l’intero settore vinicolo attorno ad un messaggio comune rivolto ai consumatori; messaggio che Recevin è disposto a costruire insieme agli altri soggetti che fanno già parte del progetto, potendo mettere a disposizione le esperienze maturate in seno alle varie Associazioni nazionali delle Città del Vino.

Così Pietro Iadanza, presidente di Recevin, al consiglio di amministrazione dell’Associazione che si terrà giovedì a Jerez de la Frontiera in Andalusia (Spagna); in quell’occasione Recevin adedirà al progetto “Wine in Moderation” e ufrficializzerà la proclamazione di Jerez de la Frontiera quale la Città del Vino d’Europa 2014.

In Italia, con l’approssimarsi della tredicesima edizione del Concorso Enologico internazionale “La Selezione del Sindaco” (a cui partecipano insieme ai produttori anche i loro Comuni), intendiamo ribadire anche attraverso lo strumento del concorso di cui RECEVIN è soggetto organizzatore, il legame tra vino e territorio, quindi tra cultura e territorio. Rilanceremo la comunicazione intorno al tema del consumo maturo e consapevole del vino tenuto conto che il Concorso nasce proprio per valorizzare i vini di territorio e le loro qualità.

“Wine in moderation” propone ancora un tema sempre di attualità: vino e salute.

È dimostrato ampiamente che un consumo moderato di vino aiuta la circolazione sanguigna e il nostro cuore, e può far bene un po' a tutto il nostro organismo. Ma nonostante questo sia dimostrato scientificamente, il vino viene ancora considerato nelle pratiche socio sanitarie delle istituzioni che si preoccupano di combattere gli abusi dal consumo di alcolici, più un problema che non una risorsa.

Molti ricercatori, studiosi ed esperti da anni sono impegnati nello studio degli effetti benefici sulla salute umana del consumo moderato di vino, sotto gli aspetti più molteplici, dalla ricordata circolazione sanguigna alla prevenzione tumorale, dalle proprietà anti invecchiamento delle cellule alle benefiche ricadute sulla medicina e la chirurgia estetica. Insomma, il paradosso francese, quello che dimostrava che in Francia, pur mangiando molti grassi, si soffre molto meno di malattie cardiovascolari, alla fine è servito a dimostrare che le sostanze disciolte nel vino, polifenoli e resveratrolo in primis, hanno effetti benefici per il nostro organismo. Purché del nettare di Bacco se ne consumi in modo consapevole e moderato. Un ruolo importante nell'educazione al bere consapevole, infatti, lo può svolgere la ricerca scientifica che in questo settore ha esplorato già molti ambiti del rapporto tra vino e salute, ma la conoscenza non è mai abbastanza.

L'Associazione Città del Vino, negli anni scorsi, ha commissionato due ricerche condotte in collaborazione con l'Università di Siena che hanno prodotto alcuni significativi risultati: le sostanze disciolte nel vino hanno proprietà disinfettanti contro l'helicobacter pylori, batterio che si annida tra le mucose dello stomaco producendo fastidiosi bruciori, e producono anche effetti anti infiammatori.

Si beve meno ma si beve meglio. Il consumo di vino è calato nei Paesi tradizionalmente consumatori: colpa della crisi, ma anche dei mutati stili di vita. In Italia si bevono circa 40 litri di vino pro capite all’anno, il punto più basso nel consumo della bevanda mai raggiunto nella storia d’Italia, dall’unità ad oggi.
In Europa, soprattutto nei Paesi dell’area mediterranea, la cultura del vino è molto radicata sul territorio; si producono molti vini, diversi per caratteristiche organolettiche e per tradizioni produttive, e ogni regione vitivinicola, piccola o grande, utilizza il vino come strumento di promozione anche turistica.
In generale, almeno in Italia, il consumo del vino non è mai stato vissuto come un problema di carattere sociale; grazie alla forte identificazione del vino con il territorio, questo rapporto tra terra e prodotto ha contribuito alla crescita culturale collettiva e anche all'affermazione di identità locali.

Altrove in Europa è diverso. Alcuni Paesi europei dibattono sul consumo dell'alcol e sulle forme di alcolismo diffuse, generate anche dalla situazione economica che ha messo in crisi i bilanci delle famiglie, soprattutto quelle delle classi sociali più povere.
La crisi colpisce anche l'Italia, ma la presenza di una forte e diffusa cultura del vino intesa come rapporto tra prodotto e territorio, ha impedito che il fenomeno dell'alcolismo raggiungesse ambiti così diffusi nella società, come invece avvenuto altrove. Se di abuso si tratta, dalle nostre parti, è riferibile quasi esclusivamente al consumo dei superalcolici e in ambito fuori dal contesto familiare.
Questo comporta un problema serio perché va combattuto ogni forma di abuso che possa provocare, ad esempio, gravi incidenti d'auto: oltre alla dolorosa perdita di vite umane, dobbiamo fare i conti con gli altissimi costi sociali e sanitari che ricadono sulle spalle della collettività.

Tuttavia, andando ad analizzare le cause di morte in seguito agli incidenti stradali, si apprende che solo il 2% è imputabile alla guida in stato di ebbrezza. Resta il fatto che la morte di giovani al ritorno dalla discoteca, pur numericamente minoritaria dal punto di vista statistico in relazione agli incidenti automobilistici, genera un maggior comprensibile effetto mediatico.
Questo comporta l’affermarsi di posizioni proibizioniste che, a nostro avviso, non risolvono il problema; controllare e reprimere sono azioni utili e necessarie, ma appare molto più opportuno prevenire accrescendo la qualità e la quantità delle azioni di informazione e di educazione al consumo consapevole, contro ogni forma di abuso dell'alcol e di qualsiasi altra sostanza, perché vi sia una presa di coscienza, soprattutto tra i più giovani, ai quali va spiegata l'importanza della "cultura della responsabilità" (con se stessi, per la propria salute e per quella degli altri).

A questo proposito l'Associazione Città del Vino rilancia la propria proposta di prevedere, per il conseguimento della patente per la guida, assieme all'educazione stradale anche elementi di educazione alimentare e al consumo consapevole del vino e alla prevenzione degli abusi.

Anche sul tema dell’etilometro l’Associazione rilancia il tema del "guidatore designato", che potrebbe essere istituito per legge, colui che si prende la responsabilità di usare l'auto, assieme agli amici, con l'obbligo di non toccare né vino né superalcolici nel corso della serata trascorsa al ristorante o in discoteca. I controlli sono necessari e le forze dell'ordine fanno bene ad effettuarli soprattutto in ambiti di potenziale rischio. L'etilometro può essere addirittura un amico se viene usato preventivamente dagli stessi consumatori-automobilisti; ogni ristorante ne dovrebbe avere ad uso della clientela.