Consumo di suolo: recuperiamo terreno

Consumo di suolo: recuperiamo terreno


Non passa giorno, ora, minuto che in Italia un po’ di terreno scompaia sotto il cemento. Il consumo di suolo è diventata una vera e propria emergenza ambientale, come testimonia l’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale che questa mattina a Milano ha presentato il rapporto 2015 sul consumo di suolo.
L’iniziativa si è svolta nell’ambito dell’Anno internazionale dei suoli, con l’obiettivo di riunire le varie comunità scientifiche, professionali, culturali, istituzionali e sociali che a vario titolo si occupano di questo tema e degli argomenti ad esso collegati. Con Irspra sono intervenuti i rappresentanti del Forum Salviamo il Paesaggio e Slow Food Italia.
Secondo il rapporto ISPRA, nel corso del 2014 l’Italia ha cementificato altri 200 chilometri quadrati di territorio; ogni giorni si perdono 55 ettari. In totale il suolo consumato nel nostro Paese è a quota 27mila chilometri quadrati, il 7% del territorio; lo scorso anno si sono consumati 345 metri quadrati pro capite.

“Sono cifre eloquenti – afferma Paolo Benvenuti, direttore dell’Associazione Nazionale Città del Vino – che testimoniano il grande rischio che il nostro Paese sta correndo se non si inverte la tendenza e resta urgente l’approvazione del disegno di legge “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato” che da troppo tempo si aggira tra i banchi del Parlamento. L’associazione Città del Vino da tempo è impegnata nel sensibilizzare i propri Comuni e le istituzioni su questo argomento, consapevoli come siamo che gran parte del futuro dell’Italia si potrà costruire proprio valorizzando il paesaggio e l’ambiente, quel paesaggio agrario che ha reso riconoscibile l’Italia nel mondo e che rappresenta, insieme alla cultura e all’enogastronomia, il principale motivo di attrazione turistica”.

Il paesaggio rappresenta un valore aggiunto anche per le aziende agricole e vitivinicole in particolare; gli imprenditori sanno bene che oggi non basta più fare buon vino, anzi eccellente, come testimoniano i successi del vino italiano sui mercati internazionali, ma che occorre legare quella bontà alla qualità della terra da cui ha origine. L’unicità e la originalità del territorio italiano e delle sue espressioni enogastronomiche sono elementi strategici da tutelare e promuovere, e su questo tutti sembrano essere d’accordo, ma se alle buone intenzioni non seguono fatti concreti, le enunciazioni di principio rischiano do restare tali. “Un esempio? Il disegno di legge sulla semplificazione che il governo Renzi ha presentato non va in questa direzione quando introduce, ad esempio, il meccanismo del silenzio-assenso anche alle “amministrazioni preposte alla tutela dell’ambiente, del paesaggio e del territorio, dei beni culturali e della salute dei cittadini”.

La giusta tendenza alla semplificazione burocratica, se mal interpretata, può produrre danni anziché vantaggi perché alla maggiore velocità del rilascio dei permessi si potranno legare opere di non pubblica utilità che soddisfano solo interessi privati che poco o nulla hanno di sensibilità ambientale. E questo non è che un esempio, ma il racconto delle contraddizioni tra le buone intenzioni dichiarate e l’effettiva sostanza delle norme che invece vanno nella direzione opposta potrebbe continuare ancora.
Eppure l’articolo 9 della Costituzione parla chiaro: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Anche per questo occorre ribadire un convinto no al consumo del suolo e invece sì allo Stato che aiuta le imprese a “disegnare” il paesaggio, bene comune e punto di forza strategico per il Belpaese. “Si è deciso di tassare ulteriormente el aziende agricole con l’estensione dell’IMU sui terreni agricoli – afferma ancora Benvenuti – e allora tanto varrebbe che quei denari fossero destinati alla cura del suoli, a combattere il dissesto idrogeologico, a tutelare l’abiente.”

“Suolo, paesaggio e ambiente - afferma il presidente delle Città del Vino, Pietro Iadanza - in quanto patrimonio comune, non sono negoziabili e l’agricoltura è la principale garante del corretto uso del patrimonio territoriale comune. L’obiettivo della legge non dovrebbe essere quello di contingentare il consumo del suolo o di monetizzarlo, ma di arrestarlo sul serio. Si dovrebbero, inoltre, premiare quei Comuni che introducono comportamenti virtuosi nell’ambito della tutela del territorio e tra queste numerosi sono le Città del Vino, in particolare quelli che si sono dotati o intendono dotarsi di strumentazione urbanistica coerente con i principi del Piano Regolatore delle Città del Vino, uno strumento che abbiamo ideato ad uso delle amministrazioni locali per programmare uno sviluppo che sia compatibile e sostenibile e che tenga conto del rapporto stretto che esiste e che va sempre più evidenziato tra spazi urbani e spazi rurali.
Non è un caso, infatti, che il consumo di suolo interessi soprattutto le aree urbane e dell’immediata periferia delle grandi città, mettendo a rischio il fondamento su cui dovrebbe poggiare qualunque decisione sul territorio che va ad incidere sulla salute e la qualità della vita dei cittadini, sulla difesa dei presidi  paesaggistici e sul futuro della nostra agricoltura. Lo Stato dovrebbe crederci e ed investire di conseguenza, riconoscendo al territorio rurale il valore di bene comune e la centralità dell’agricoltura, dando la priorità a disposizioni concrete e improrogabili come quelle finalizzate ad una mappatura dei suoli vocati all’agricoltura, alla messa in sicurezza delle aree di pregio, all’accesso a finanziamenti e credito per il recupero dei centri storici e dei nuclei abitati rurali, per il recupero e il riuso degli edifici anche a fini abitativi”.

Del resto anche ISPRA conferma: le città perdono abitanti  ma aumentano le case vuote e sfitte. Un dato che dovrebbe far riflettere e ripensare anche al tema della crisi dell’edilizia che non può essere risolta solo costruendo nuove case per poi lasciarle vuote e invendute.