IMU agricola, dibattito tra i Sindaci: "La matematica non è un'opinione"

IMU agricola, dibattito tra i Sindaci:


Montefalco (Perugia) ci ha “rimesso” 275mila€, mentre a Cormòns (Gorizia) il “buco” equivale a 50mila€ l’anno, la differenza tra i 135mila € di trasferimenti trattenuti dallo Stato e gli 85mila effettivamente incassati dal Comune per il pagamento dell’imposta. “Calcoli che sono un mistero”, afferma il sindaco Patat.

Ampio il fronte dei favorevoli all’eliminazione dell’Imu: “Un fisco equo e poche tasse sono a vantaggio delle imprese, del lavoro e della collettività”, dichiara il sindaco di Montalcino (Siena). “Però i trasferimenti statali non sono mai tempestivi e di uguale importo: così fatichiamo a fare i bilanci”, ribattono i primi cittadini di Barolo e Barbaresco (Cuneo). L’annuncio del governo fa discutere i sindaci delle Città del Vino e l’Associazione Nazionale rilancia l’idea delle tasse di scopo per un fisco realmente vicino ai problemi dei territori.

+++++

In vista dell’annunciata eliminazione dell’Imu sui terreni agricoli - a partire dal 2016 - i sindaci delle Città del Vino (450 Comuni associati in Italia) chiedono al governo certezze su trasferimenti statali congrui e tempestivi per evitare “buchi” di bilancio, come invece avvenuto in passato. Sull’opportunità di eliminare l’imposta, in gran parte contestata dagli agricoltori, nel mondo degli enti locali si registrano posizioni diverse tra contrari e favorevoli, ma unanimi nel rivendicare coperture certe in vista del taglio dell’Imu. “Si parla di eliminare definitivamente l’imposta ma dal lato dei Comuni come verranno integrate le risorse? Con un maggiore esborso di trasferimenti dallo Stato? In generale riguardo alle imposte gli enti locali non hanno vincoli di spesa e spesso si usano per coprire i bilanci correnti  – sottolinea Paolo Benvenuti, direttore di Città di Vino –. Al contrario le tasse di scopo sono destinate a progetti e azioni ben precise sul territorio, un criterio a cui bisognerebbe invece vincolare le varie imposte locali. E nel caso dei Comuni a vocazione vitivinicola gli interventi dovrebbero riguardare la difesa dell’ambiente, la prevenzione dei rischi idrogeologici, la tutela dei paesaggi vitati, il turismo del vino. Imu o non Imu – ribadisce il direttore di Città del Vino – c’è bisogno di una fiscalità più mirata alle esigenze dei territori”.

Molti sindaci delle Città del Vino sono a favore dell’eliminazione dell’Imu, ma non mancano le posizioni contrarie, come quelle dei primi cittadini di Barbaresco e Barolo, in Piemonte.

“Da amministratore pubblico rilevo che c’è una richiesta generalizzata di riduzione delle imposte – premette Floriano Panza, sindaco di Guardia Sanframondi, Città del Vino in provincia di Benevento -. Sul nostro territorio sono presenti 1.700 imprese agricole e la vite è quasi una monocoltura: questo è il contesto in cui si verrebbe ad abolire un’imposizione sui terreni e i fabbricati. Certo si ridurrebbe un introito però c’è la promessa che gli enti locali avranno un eguale rimborso da parte dello Stato. Se non avverrà valuteremo, ma sono convinto che ci sarà un ristoro. Ma secondo me il punto è un altro: il prelievo di risorse da un mondo produttivo oggi in difficoltà. Nel Beneventano abbiamo fatto sforzi immensi per far ripartire le attivitià e lanciare nuove imprese. Lasciare risorse ai produttori è dunque saggio. Piuttosto ci sono tanti proprietari che non hanno la qualifica di agricoltori a titolo principale, l’esenzione però deve riguardare tutti coloro che operano in modo imprenditoriale. Poi va chiarita una cosa: l’Imu è un tributo, non una tassa. Essendo un’imposizione non contempla una controprestazione diretta di servizi. Detto ciò, sono d’accordo su altri aspetti sollevati da tanti amministratori locali pro o contro l’Imu, e cioè: come fanno i Comuni a recuperare risorse in un periodo di tagli e magri bilanci?”.

Tra i favorevoli all’eliminazione anche il sindaco di Montalcino (Siena), Silvio Franceschelli. “Montalcino è un comune parzialmente montano, dunque pagano l’Imu solo i proprietari di terreni che non sono imprenditori agricoli a titolo principale – premette il sindaco -. Per far andar bene l’economia c’è bisogno di tasse basse per tutte le categorie professionali, non solo per l’agricoltura. Un fisco equo è un bene collettivo, diversamente si blocca la crescita. Sono a favore dell’eliminazione dell’Imu, ma a condizione che ai Comuni tornino risorse certe dallo Stato altrimenti si compromettono i servizi. Ci aspettiamo un trasferimento equo e congruo, che garantisca la copertura ai Comuni – incalza Franceschelli -. Un’altra cosa va detta: bene le riforme, ma non vanno fatte sulla pelle degli enti locali. Non si vive solo di città metropolitane.

Noi di Montalcino siamo periferici rispetto ai progetti delle aree metropolitane ma abbiamo marchi che rappresentano l’eccellenza del made in Italy nel mondo. Da noi l’agricoltura occupa 3mila persone, dunque dalla pressione fiscale avremmo una contrazione della capacità di spesa e investimento delle imprese con conseguenti ricadute occupazionali. Capisco le osservazioni di alcuni sindaci contrari all’eliminazione dell’Imu per i vari motivi addotti, ma non si può affrontare il problema dell’eliminazione dell’imposta guardando solo al gettito, al contrario bisogna valutare anche gli effetti sociali ed economici di queste misure. Aggiungo – conclude il sindaco di Montalcino – che con quanto raccogliamo noi dall’Imu sui terreni non riusciamo neanche a pagare la manutenzione delle strade bianche”.

Luciano Patat, il sindaco di Cormons, Città del Vino di 7.500 abitanti in provincia di Gorizia, afferma: “L’Imu sui terreni è un’ulteriore tassa che lo Stato impone ai Comuni. Nel nostro caso poi si verifica questo assurdo: lo Stato, sulla base di calcoli che sono a noi del tutto sconosciuti e che non ci sono stati chiariti nonostante le richieste avanzate, ha fissato in 135mila euro l’importo che il Comune deve incassare per l’IMU terreni agricoli e di conseguenza ci trattiene detto importo dai trasferimenti ordinari. In realtà il Comune per il 2014 ha incassato 85.000 euro e di fatto si è registrato un disavanzo di 50.000 euro (va ricordato che le aziende agricole sono esentate dal pagamento della tassa in quanto appartenenti a comunità montana). Considerando che l’evasione fiscale è praticamente inesistente visti gli accertamenti in corso, il mancato introito dipende esclusivamente da calcoli errati e da previsioni sbagliate fatte dagli uffici ministeriali.

Considerando che quest’anno dovrà essere pagata anche l’IMU terreni agricoli 2015, prevediamo un ulteriore disavanzo di 50.000 euro. Di conseguenza nel 2015 dovremo ripianare con fondi del bilancio comunale 100.000 euro di mancato introito dell’IMU terreni agricoli. Per questo sono favorevole all’abolizione dell’IMU terreni agricoli perché per il Comune significherebbe un risparmio di 50.000 euro all’anno.

I Comuni non possono continuare ad essere gli esattori delle tasse per conto dello Stato: quest’anno i cittadini di Cormons pagheranno fra IMU e TASI 1.882.000 euro, dei quali però lo Stato se ne tratterà 959mila (extragettito IMU), oltre il 50% delle tasse locali, che i cittadini pensano vengano utilizzate per le necessità del proprio comune ma che invece verranno spese altrove”.

Situazione analoga a Montefalco (Perugia), dove il sindaco Donatella Tesei non usa giri di parole: “A Montefalco, essendo il nostro un Comune parzialmente montano, il taglio corrispondente alla introduzione dell'Imu agricola è stato pari ad € 275.000 mentre relativamente all'anno 2014 si è arrivati alla riscossione di poco più di € 160.000. Il resto, se non pagato dai cittadini, dovrà essere riscosso mediante ruoli. Dunque ben venga la cancellazione dell'Imu sui terreni agricoli ma lo Stato ci restituisca quanto ci ha tolto con il taglio dei trasferimenti. E’ vero – puntualizza la Tesei - i soldi si possono recuperare, ma solo con lunghe e dispendiose azioni legali. I tributi locali non si riscuotono mai al 100%. E con la crisi ci sono stati tanti ritardi nei pagamenti. E’ un grande problema per i Comuni prettamente agricoli perché non è detto che le entrate siano uguali. Siamo favorevoli all’eliminazione dell’Imu – ribadisce la Tesei - perché si va incontro a una categoria che non può essere tartassata. Però ci devono restituire i soldi. Inoltre la classificazione fatta per i Comun per la tassazione è reidicola”.

Tra i contrari anche i sindaci di Tollo (Chieti) e Montevago (Agrigento). “A Tollo abbiamo un 80% di territorio vitato e l’Imu agricola viene applicata al 5 per mille. In media la tariffa normale è del 7 per mille, ma la forbice di riduzione consentita varia da 4 a 10 punti. Noi eravamo al 5 già nel 2013 – premette da Tollo, Angelo Radica -. Perché siamo favorevoli all’eliminazione? E perché un terreno agricolo produttivo deve pagare? L’Imu è un’imposta fastidiosa e l’incasso nel caso di Tollo è irrisorio: appena 7-8 mila € l’anno. Qui abbiamo circa 800 agricoltori in un territorio piccolo, a 150 metri slm. L’economia è in difficoltà, ci sono già tanti costi e non è sostenibile pagare anche quest’imposta. Oltre a fare il sindaco sono agricoltore: la mia è un’azienda piccola, l’uva in Abruzzo viene pagata 35€ a quintale e si chiude il bilancio in pari. L’imposta è un incentivo all’abbandono, va tolta”.

Pone una domanda il sindaco di Montevago (Ag), Calogero Impastato. “Prima l’Imu sui terreni agricoli non c’era, quindi cosa cambia rispetto a prima? Si tornerebbe solo indietro. Ma siamo favorevoli all’eliminazione – puntualizza Impastato - se il governo ci garantisce i giusti trasferimenti”.
E indica una soluzione il vicesindaco di Canneto Pavese (Pavia), Alberto Vercesi: “Va ridisegnata una forma di tassazione locale che vincoli il gettito incamerato dai Comuni anche a interventi precisi sul territorio e che non preveda più passaggi bizantini di fondi allo Stato e da questo di nuovo agli enti locali – sottolinea Vercesi -. L’Imu sui terreni agricoli a Canneto Pavese rappresenta un notevole impegno per le aziende agricole ed è arrivata tra le altre cose in un momento di crisi notevole. Va a colpire la proprietà immobiliare di strutture agricole che hanno una remuneratività contenuta. Quindi l’obiettivo condivisibile è di toglierla. Comprendo le osservazioni di alcuni sindaci sull’inefficienza dei trasferimenti statali, tra ritardi e conti che non tornano: in passato questo problema è stato reale e ha comportato una riduzione di trasferimenti e tagli consistenti. Ci auguriamo – conclude Vercesi – che l’impegno di evitare questo venga mantenuto”.

Sul fronte dei contrari all’eliminazione dell’Imu troviamo invece due sindaci di “peso” nell’ambito delle Città del Vino italiane: Barolo e Barbaresco.

Alberto Bianco, sindaco di Barbaresco (Cuneo), Città del Vino a 274 metri slm. “Le tasse devono pagarle tutti oppure nessuno. Se le paghi sui capannoni industriali perché non devi pagarle sui terreni agricoli? – controbatte Bianco -. Bene le esenzioni ai Comuni montani, ma dovrebbero lasciare l’Imu in Comuni come il nostro a forte vocazione vitivinicola: fare vino non è certo agricoltura di sussistenza! E’ giusto anche che le tasse siano pagate direttamente agli enti locali, che le reinvestono sul territorio, ad esempio nella gestione dell’ambiente e dei servizi. Barbaresco è un Comune solo agricolo – puntualizza il sindaco - non abbiamo industrie da cui prelevare risorse per garantire servizi di qualità ai cittadini, ai turisti e qualità del territorio. Va anche detto che buona parte degli agricoltori paga le tasse non sul reddito reale ma sul reddito dominicale in un regime semplificato calcolato sulla rendita dei terreni agricoli. Già si pagano poche tasse, togliamo pure l’Imu? Perderemo tante risorse. Va detto inoltre che quando lo Stato ti dà i soldi dei trasferimenti lo fa soltanto quando sei sotto nel flusso di cassa; ti costringe ad andare in deficit. Allora come si può fare pianificazione senza certezza di bilancio? Saremmo sempre in sofferenza di cassa. Infine questi soldi non arrivano neanche tutti. L’anno scorso abbiamo incassato 200mila euro di Imu, circa 100mila di Imu agricola. Lo Stato fa i suoi conteggi e magari te ne dà 70mila. Non abbiamo i soldi subito e probabilmente sono di meno. Così è successo per la tassa sulla prima casa quando fu tolta. Al contrario – incalza Alberto Bianco - quando i cittadini pagano direttamente al Comune il rapporto è diretto e si aspettano che vengano garantiti dei servizi. Sanno cosa fai con le loro tasse. Sono d’accordo invece sull’ipotesi avanzata più volte da Città del Vino sullo scopo di tasse e imposte. A Barbaresco abbiamo introdotto una tassa di soggiorno che ci permette di acquisire tra i 10-15mila euro l’anno: una parte la giriamo all’ente del turismo, un’altra la utilizziamo per spese locali sul turismo, es. volantini, promozioni fuori paese, quest’anno anche per garantire un bus turistico per l’intera estate”.

Posizione analoga nella vicina Barolo, dove il sindaco Renata Bianco non risparmia critiche agli annunci del governo. “I nostri agricoltori pagano l’Imu: questo è un paese tutto agricolo e togliere l’imposta sarebbe una grande perdita. Lo Stato ti riconosce un trasferimento che non è mai uguale al gettito dell’Imu, ad es. vengono decurtate delle somme relative a contributi di solidarietà nazionale – precisa la Bianco -. Così ogni anno diventa impossibile stilare i bilanci, se non sai cosa ti arriverà. Forse per un Comune in cui l’agricoltura non è una voce importante togliere l’Imu non fa tanta differenza, ma da noi la terra rappresenta l’80% dell’economia e l’eliminazione dell’imposta comporterebbe uno stravolgimento del bilancio. Oggi sui terreni agricoli di proprietà di agricoltori e di non agricoltori incameriamo 75-77mila € di gettito. Soldi che vanno a coprire le spese correnti: dipendenti, energia, consumi, etc. Ma non ad es. per i lavori di una strada, che invece si pagano con gli oneri di costruzione. E poi se verrà tolta anche l’Imu sulla prima casa? Barolo non è un paese di tante seconde case. Se c’è stata qualche istanza forte a favore dell’eliminazione dell’Imu? Nessuna – risponde la Bianco - anzi qualcuno dice che è assurdo non pagare le tasse come gli altri cittadini”.