Ue su commercio e sviluppo sostenibile

Ue su commercio e sviluppo sostenibile


Promuovere il commercio non significa solo perseguire i propri interessi economici, cioè creare nuove opportunità economiche per i consumatori, i lavoratori e i datori di lavoro, ma anche propugnare valori e contribuire a costruire un mondo più responsabile. E' su questa convinzione che l'Unione Europea intende fondare le sue politiche in materia di sviluppo sostenibile, lavoro e ambiente. Ed è in questa direzione che si muovono le disposizioni fortemente ambiziose contenute nella sua proposta di un Capitolo sul commercio e lo sviluppo sostenibile presentata nel corso dell’ultimo ciclo di negoziati commerciali UE-USA a fine ottobre, contestualmente alla pubblicazione di una Relazione dettagliata sull’XI round negoziale TTIP.

Quando l'accordo sulla sostanza della proposta sarà in una fase più avanzata, la Commissione procederà a delineare meccanismi di follow-up più dettagliati sull'assetto istituzionale, il coinvolgimento della società civile e le le procedure per l'esecuzione degli impegni previsti nel Capitolo.

Il testo, da includere nel partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, mira essenzialmente ad instaurare una collaborazione per affrontare le sfide dell'economia globale - quali il lavoro minorile, la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, i diritti dei lavoratori e la protezione dell'ambiente, solo per citarne alcune - e attribuisce un ruolo formale alla forte influenza che la società civile, compresi i sindacati e le ONG attive nel settore ambientale, esercita sulla politica commercialeeuropea favorendone la partecipazione a gruppi consultivi interni e ad una piattaforma comune di dialogo con una vasta platea di parti interessate.

Registriamo con soddisfazione questo approccio integrato che, seguendo la nuova strategia commerciale dell'UE denominata "Commercio per tutti", mira all'introduzione di politiche commerciali più responsabili sia nell'Unione che a livello mondiale” - dichiara Paolo Benvenuti, direttore generale dell'Associazione Nazionale Città del Vino -L'impegno a garantire che entrambe le parti rispettino una serie comune di norme fondamentali in materia di lavoro e ambiente e a non allentare le normative nazionali in materia di protezione del lavoro o dell'ambiente allo scopo di attrarre scambi commerciali o investimenti, da una parte, e l'attenzione al coinvolgimento della società civile, dall'altra, sembrano infatti fugare i timori di chi aveva denunciato i pericoli di scarsa trasparenza, democrazia e deregolamentazione (soprattutto di un possibile abbassamento degli standard al minimo comun denominatore) in processi decisionali che possono influire pesantemente sul sistema alimentare, sulle comunità rurali locali, sulla tutela della salute e sulla protezione legale delle persone”.

Naturalmente determinanti saranno le soluzioni che ne deriveranno in risposta alle reali necessità a livello di scambi e di export dei singoli sistemi: nel caso del vino, per esempio, le questioni inerenti dazi doganali, barriere non-tariffarie, tutela delle specificità. E sarà necessario vigilare su una definizione dell'accordo rapida e coerente con le premesse tracciate dall'Unione Europea. Ma è particolarmente interessante la disposizione che introduce l'impegno a favore della conservazione della biodiversità e degli ecosistemi tramite l'attuazione di misure efficaci per garantire l'uso e la gestione sostenibili delle risorse naturali, in particolari settori come la silvicoltura, la pesca, la flora e la fauna selvatiche e le risorse biologiche. Così come quelle che impongono l'attuazione delle migliori pratiche per quanto concerne la trasparenza e la partecipazione del pubblico, la responsabilità sociale e il comportamento responsabile delle imprese, riconoscendo il ruolo dei governi, delle imprese e dei consumatori.

A questo proposito” - prosegue Benvenuti - va ricordato come già da diversi anni la nostra Associazione abbia messo a punto uno strumento assai efficace di governo del territorio, il Piano Regolatore delle Città del Vino, che introduce, una piccola "rivoluzione copernicana" nella pianificazione urbanistica perché commisura i progetti di sviluppo alle esigenze del territorio coinvolgendo anche attivamente tutti gli stakeholders del processo nella programmazione degli interventi e nella manutenzione e tutela dei beni collettivi come i paesaggi, le biodiversità locali, le strade rurali e gli itinerari turistici, le risorse idriche ed energetiche, le competenze e gli ecosistemi legati alla vocazione vitivinicola delle singole aree urbane, sub urbane e rurali.(di Alessandra Calzecchi Onesti)

Report xi round ttip tradoc 153935 en
Ttip ip 15 5993 itpdf