Salviamo il vino del Cremisan

Salviamo il vino del Cremisan


In un piccolo fazzoletto di terra tra Beit Jala e la biblica Har Gillo, in Israele, dal 1895 i Padri Salesiani producono un vino che oggi, grazie al lavoro di cristiani e musulmani che collaborano nelle diverse fasi della produzione agricola e ai cooperanti dell'ong Volontariato Internazionale per lo Sviluppo provenienti da tutto il mondo, non è più solo un un vino da Messa, ma anzi è divenuto un vino importante, richiamando l'attenzione di un qualificato gruppo di enologi italiani e di consumatori. Il ridotto numero di bottiglie (150 mila l'anno), destinate in buona parte all'esportazione, risponde ad una scelta di qualità. Alle etichette di bianchi e di rossi, da tavola e da dessert (David’s Tower, Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay, Malvasia) si affiancano, inoltre, brandy, succo d'uva, aceto, olio d'oliva, noci e mandorle .

Sostenere e migliorare la produzione di Cremisan significa salvaguardare vitigni autoctoni e di rilevanza storica e tradizioni locali e contribuire al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione araba che vive nell’area attraverso il sostegno alle opere educative, sociali e assistenziali gestite dai salesiani.

Ma ora una nuova separazione alta 8 metri, con filo spinato, torrette, luci e telecamere check-point, porterà questo fazzoletto di terra da Palestina ad Israele, lanciando quello che è stato definito "un insulto alla pace". E a nulla sono valsi le decine di manifestazioni e l'impegno del Vaticano degli ultimi anni, perché lo scorso agosto l'Alta corte israeliana ha dato il via libera all'allargamento degli insediamenti israeliani, iniziato con lo sradicamento di ulivi centenari e la costruzione di superstrade già prima del suo pronunciamento.

 

L'Associazione Nazionale delle Città del Vino rivolge allora un accorato appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendogli di intervenire presso il Presidente dello Stato di Israele affinché il Muro che sta per essere terminato venga spostato oltre le storiche vigne del Cremisan, salvando così la sopravvivenza e l'identità di un vino che vorrebbe aiutare a superare le divisioni con uno spirito eucumenico e che rappresenta un momento di difficile ma importantissimo confronto e collaborazione tra arabi cristiani e musulmani, tra mondo arabo ed Europa, tra credenti e non credenti. (di Alessandra Calzecchi Onesti)