Si riparte da ibridazione e globalizzazione

Si riparte da ibridazione e globalizzazione


Cosa resta oggi del grande processo di globalizzazione vista come occidentalizzazione del mondo? Il policentrismo di tanti diversi sviluppi e la crescita faticosa di una poliarchia. Così Giuseppe De Rita, presidente del Censis, ha “distillato” il senso del 49° Rapporto sulla situazione sociale del Paese. A un letargo esistenziale collettivo e alla vittoria della pura cronaca si affacciano da una parte il rilancio del primato della politica, con un folto insieme di riforme e la messa in campo di interventi tesi a incentivare propensione imprenditoriale e coinvolgimento collettivo rispetto al consolidamento della ripresa, e, dall'altra, uno sviluppo reale fatto di basi storiche, capacità inventiva e processi vincenti. Come la naturalezza dei giovani nell’andare a lavorare all’estero o nel tentare la strada delle start up; la naturalezza delle imprese a investire in innovazione continuata e in green economy; la naturalezza dei territori a diventare hub di relazionalità (nella Milano dell’Expo come nelle città e nei borghi turistici); la naturalezza delle famiglie ad accrescere il proprio livello patrimoniale e anche a metterlo a reddito (con l’enorme crescita, ad esempio, dei bed & breakfast); e la stessa naturalezza, non da tutti apprezzata, della propensione al sommerso (lavoro, reddito, risparmio che sia).

Ripartono i consumi, ma si riapre la forbice sociale; l'export italiano: un motore potente, ma da revisionare; l'imprenditoria straniera: una proliferazione in attesa di rappresentanza; giovani imprenditori: un'«impresa» possibile; imprese zavorrate dalla Pubblica Amministrazione; i ritardi nella transizione digitale della Pubblica Amministrazione; verso nuovi stili di consumo digitali e relazionali; scenari metropolitani: la crescita differenziata delle megacity; l'immigrazione apocalittica e i processi minuti di integrazione; l'integrazione passa anche attraverso il cibo; la silenziosa crescita dell'emigrazione, di italiani e non; l'alternanza scuola-lavoro: un'opportunità per tutti? Sono questi solo alcuni dei fenomeni di maggiore interesse emersi nel corso dell'anno, che secondo il Rapporto Censis descrivono una società sconnessa a bassa autopropulsione, ma anche i punti di ripartenza (e trasformazione) dell'Italia, nonostante politica e società siano ancora fuori sincrono. Asincronia, questa, testimoniata tra l'altro dal ricentraggio decisionale e dalla deriva politica dei territori: la crescita della quota di liste civiche sul totale delle liste che si presentano alle elezioni nei Comuni capoluogo è salita infatti dal 30% al 65% tra il 2007 e il 2015, a sottolineare l'esigenza delle élite locali di affermare il proprio diritto all'autogoverno, relativizzando il peso dei partiti politici di appartenenza. Ibridazione e globalizzazione sono le due chiavi di lettura che secondo il Rapporto permettono di interpretare i settori del Made in Italy e del turismo italiani.

La piattaforma di ripartenza (e trasformazione) dell'Italia: la geografia dei vincenti ridisegnata dal driver dell'ibridazione. Oggi il primo fattore di riposizionamento dei vincenti è il rapporto con la globalità, profondamente modificato dall'abbattimento delle barriere e dei costi di ingresso grazie al digitale. Chi negli anni delle ristrettezze interne ha vinto ogni pulsione protezionista o di pura trincea, ed è andato verso l'esterno assumendosene i rischi e accettando le sfide, adesso incassa il dividendo di tale scelta. Le esportazioni valgono il 29,6% del Pil. Nonostante il contraccolpo causato dalla crisi dei mercati emergenti, hanno continuato a crescere anche negli anni della crisi e nei primi nove mesi dell'anno segnano un +4,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Vincono i produttori di macchine e apparecchiature, con un surplus di 50,2 miliardi di euro nel 2014, e l'Italia oggi è leader nella produzione di macchinari per produrre altri macchinari. Vince l'agroalimentare, che nell'anno dell'Expo fa il boom di esportazioni (+6,2% nei primi otto mesi del 2015) e riconquista la leadership nel mercato mondiale del vino (con oltre 3 miliardi di export). Vincono i comparti consolidati dell'abbigliamento (+1,4% di export nei primi otto mesi dell'anno), della pelletteria (+4,5%), dei mobili (+6,3%), dei gioielli (+11,8%). E vince un settore trasversale per vocazione come quello creativo-culturale, con 43 miliardi di export. Ma a contare veramente non è un pur importante segno positivo negli indicatori congiunturali. Il vero «X factor» sta in una rinnovata ibridazione di settori e competenze tradizionali che produce un nuovo stile italiano: il risultato di questa ibridazione è una trasformazione dei settori tradizionali. Il design e la moda ne sono l'archetipo (ibridazione di qualità, saper fare artigiano, estetica, brand). Oggi il successo della gastronomia italiana ha agganciato lo sviluppo della filiera agroalimentare, legandola anche al turismo, alle bellezze paesaggistiche e culturali del Paese, grazie anche al volano delle piattaforme digitali.

L'onda montante del turismo polimorfo. Il settore turistico ha registrato un costante incremento dei flussi anche negli anni della crisi. Dal 2000 il numero complessivo di arrivi nel territorio italiano è aumentato del 33,3%, raggiungendo nel 2014 la cifra record di 106,7 milioni, con 378,2 milioni di presenze. L'incremento maggiore riguarda gli arrivi di stranieri: sono stati 51,7 milioni nell'ultimo anno (+47,2% tra il 2000 e il 2014) e pesano ormai per il 48,4% del totale. Ma anche i turisti italiani sono aumentati del 22,4% nel periodo: sono stati 55 milioni nell'ultimo anno. E i dati più recenti disponibili, riferiti al primo semestre del 2015, confermano il trend di crescita: +1,8% di arrivi complessivi e +3,2% di turisti stranieri rispetto allo stesso semestre dell'anno precedente. La platea degli estimatori del nostro Paese è sempre più globalizzata. Dal 2010 a oggi sono i cinesi (+137,9%), i coreani (+70,8%), i russi (+56,6%) e i brasiliani (+31,4%) gli stranieri per i quali si registrano le più forti variazioni positive. E il turismo diventa diffusivo: gli arrivi nelle località marine (+17,2% nel triennio 2010-2013) e montane (+15,2%) ora crescono più di quelli nelle città di interesse storico e artistico (+13,2%), tradizionalmente mete prioritarie per gli stranieri soggiornanti in Italia. Dal lato dell'offerta, nel periodo 2010-2014 gli arrivi nelle strutture extralberghiere (+23,8%) sono aumentati molto più di quelli nelle strutture alberghiere (+16,5%): +42,6% nei bed & breakfast, +33,2% negli agriturismi, +27,9% negli alloggi in affitto. E poi c'è il caso Roma: il Colosseo nel 2014 ha avuto 6,2 milioni di visitatori (erano 2,5 milioni nel 2000: +148%), i Musei Vaticani 5,8 milioni di visitatori (3 milioni nel 2000: +93%), Castel Sant'Angelo 1 milione di visitatori (590.000 nel 2000: +69%). (di Alessandra Calzecchi Onesti)