Salviamo la vigna di Cremisan: la risposta all'appello di Città del Vino

Salviamo la vigna di Cremisan: la risposta all'appello di Città del Vino


“La questione della costruzione della barriera di separazione da parte di Israele nell’area di Beit Jala e la problematica del mantenimento dell’unità tra le strutture salesiane del Monastero e i terreni attigui al convento, coltivati dalle famiglie cristiane, sono seguiti con attenzione dal Governo italiano”.

Giunge dalla Direzione Generale per gli Affari politici e di sicurezza del Ministero degli Affari Esteri, la risposta ad una lettera/appello inviata alcuni giorno oro sono dal Presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino Floriano Zambon all’attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la quale si richiedeva di intervenire presso il Presidente dello Stato di Israele affinché sia per lo meno spostato oltre le antiche vigne del Cremisan a Gerusalemme, il muro che sta per essere eretto a divisione dei territori e che – di fatto – impedirà “la sopravvivenza e l'identità della produzione di un vino che vorrebbe aiutare a superare le divisioni, in un momento così difficile ma di importantissimo confronto e collaborazione tra arabi cristiani e musulmani, tra mondo arabo ed Europa, tra credenti e non credenti”.

Il fazzoletto di terra su cui sorgerà il muro, tra Beit Jala e la biblica Har Gillo, in Israele, è coltivato dal 1895 dai Padri Salesiani che producono un vino che oggi, grazie al lavoro di cristiani e musulmani che collaborano nelle diverse fasi della produzione agricola e ai cooperanti dell'o.n.g. Volontariato Internazionale per lo Sviluppo provenienti da tutto il mondo, è divenuto un vino importante, al centro dell’attenzione di un qualificato gruppo di enologi italiani e di consumatori in tutto il mondo. Il ridotto numero di bottiglie prodotte ogni anno (circa 150 mila), sono destinate in buona parte all'esportazione: alle etichette di vini bianchi e di rossi, da tavola e da dessert (David’s Tower, Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay, Malvasia) si affiancano, inoltre, brandy, succo d'uva, aceto, olio d'oliva, noci e mandorle .

Sostenere la produzione di Cremisan significa salvaguardare vitigni autoctoni e di rilevanza storica e tradizioni locali e contribuire al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione araba che vive nell’area attraverso il sostegno alle opere educative, sociali e assistenziali gestite dai padri salesiani.

Ma il muro alto 8 metri, con filo spinato, torrette, luci e telecamere check-point, porterà questo fazzoletto di terra dalla Palestina ad Israele, e a nulla sono valsi le decine di manifestazioni e l'impegno persino del Vaticano degli ultimi anni, perché lo scorso agosto l'Alta corte israeliana ha dato il via libera all'allargamento degli insediamenti israeliani, iniziato con lo sradicamento di ulivi centenari e la costruzione di superstrade già prima del suo pronunciamento.

L'Associazione Nazionale delle Città del Vino ha così rivolto un accorato appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che a sua volta ha interessato il Ministero degli Affari Esteri. “La problematica del futuro della valle è da tempo seguita dal nostro Consolato generale a Gerusalemme  – scrive Carlo Batori, Console Ambasciatore e Capo ufficio per i Paesi del Medio Oriente e la Lega Araba, della Direzione generale per gli Affari Politici e la sicurezza del Ministero per gli Affari Esteri – assieme ad altre rappresentanze diplomatiche europee. Da ultimo, la questione è stata sollevata anche durante colloqui ad alto livello con interlocutori politici israeliani”.

“Siamo consapevoli del fatto che la Corte Suprema israeliana abbia, con sentenza del 6 luglio scorso, dato il via libera all’ordine del Ministero della Difesa israeliano di costruire una barriera di separazione, salvo l’interruzione della stessa in prossimità dei luoghi suddetti e la creazione di cosiddetti agricultural gates. Continueremo – afferma ancora Carlo Batori – a manifestare ai nostri interlocutori israeliani la necessità di tenere in primaria considerazione l’interesse del sostentamento delle famiglie palestinesi del villaggio, fatte salve le esigenze di sicurezza di Israele. In tale contesto – conclude la lettera – va evidenziato l’impatto dell’escalation di violenze che negli ultimi mesi ha caratterizzato l già delicato clima dei rapporti israele-palestinesi”.

“Prendo atto dell’interessamento del nostro Governo al problema – afferma il presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino Floriano Zambon – nella consapevolezza di aver sollevato un argomento che può sembrare marginale rispetto ai fatti e alle cronache che ogni giorno avvengono in quei territori; il nostro voleva essere un richiamo alla assoluta necessità di percorrere sentieri di pace e la vigna del Cremisan è un simbolo forte di collaborazione e di comunione e condivisione tra persone diverse che vogliono vivere in pace”.

Del tema si sono occupati, nei giorni scorsi, anche molte testate come repubblica.it