Vigneto Italia, parte la liberalizzazione degli impianti

Vigneto Italia, parte la liberalizzazione degli impianti


Il Vigneto Italia ogni anno potrà crescere di circa 6.400 ettari: questa la quota decisa dal Ministero delle Politiche agricole italiano in seguito alle direttive europee in via di applicazione sulla liberalizzazione degli impianti. Una sorta di “calmiere” allo sviluppo della superficie vitata nazionale, che negli ultimi dieci anno è calata di circa 9.000 ettari. “Siamo pronti all'attuazione del nuovo sistema e ad affrontare una fase importante che abbiamo preparato per tutelare al meglio la filiera vitivinicola italiana” ha affermato il Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, che ricorda come nel 2015 “abbiamo riconquistato il primato mondiale di produzione e vogliamo utilizzare efficacemente tutti gli strumenti a supporto dei produttori; dobbiamo tener conto che negli ultimi anni abbiamo registrato un calo costante degli ettari vitati, quindi con il nuovo regime dobbiamo far in modo di poter rispondere alle effettive richieste del mercato''.

Il nuovo strumento, ricorda il Ministro Martina “sostituisce il regime di limitazione agli impianti viticoli gestito attraverso il sistema dei diritti di impianto e reimpianto e permetterà il rilascio di autorizzazioni per l’impianto di nuovi vigneti, per i reimpianti e per convertire ed utilizzare i vecchi diritti di reimpianto in possesso dei produttori”. Le autorizzazioni saranno rilasciate nel limite massimo annuo dell'1% della superficie vitata nazionale.

Dalla produzione al consumo: le stime per il 2016 (secondo Ismea, Wine Monitor e Sda Bocconi dell'Osservatorio del Vino promosso dall'Unione Italiana Vini) indicano che gli italiani berranno più o meno la stessa quantità di vino del 2015. Secondo l’indagine, il 69% degli intervistati che bevono vino a casa dichiara che manterrà invariato il proprio stile di consumo di vino con l'anno nuovo; il 54% dei consumatori che consuma vino fuori casa, indica che il livello degli acquisti di vino rimarrà simile a quello del 2015 ma, conclude il rapporto dell'Osservatorio del vino “il saldo tra chi prevede diminuzioni e incrementi non è positivo; l'attenzione alla guida dopo il consumo e la relativa paura dell'alcol test, sono tra i motivi principali di questo trend al ribasso, mentre altri prevedono di bere meno vino dando preferenza ad altre bevande alcoliche”.

Il 73% degli intervistati su un campione di oltre 1.200 persone, consuma vino in casa durante i pasti (72%), apprezza più il vino rosso (80%) rispetto al bianco o agli spumanti che invece sono preferiti da chi consuma fuori casa (62%) rispetto al 44% di chi consuma “bollicine” soprattutto a casa. Per l'aperitivo si preferisce spritz (39%), vino spumante (18%) o vino bianco (17%).
Sulla base dei dati dell’Osservatorio si apprende che il vino Prosecco è ormai un vino buono per tutto l’anno e non solo per le occasioni di festa: negli anni 2000, infatti, il 60% degli spumanti si consumava durante le feste di Natale mentre oggi quello specifico consumo è sceso al 35%.

Intanto giungono buone notizie sul fronte agricolo, su comunicazione del Mipaaf: a chiusura della programmazione del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per il periodo 2007-2013, la spesa pubblica complessiva risulta pari a 17,4 miliardi di euro, di cui 8,8 miliardi di finanziamenti europei FEASR, con un impiego del 98,75% delle risorse a disposizione. Il disimpegno è stato limitato all’1,15%, per un ammontare di circa 104 milioni di euro di quota FEASR.
Molte le Regioni che hanno raggiunto la quota del 100% dell’impiego dei fondi: Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Molise, Toscana, Umbria, Veneto e Puglia. Il Ministero evidenzia un forte recupero negli ultimi due mesi, considerato che al 31 ottobre il rischio disimpegno era pari a quasi 1 miliardo di euro. Tra le Regioni protagoniste del rush finale la Campania (con una spesa di oltre 150 milioni), la Sicilia (143 milioni), la Puglia (141 milioni), la Calabria (70 milioni), la Basilicata (52 milioni), l’Umbria (45 milioni) e il Lazio (37 milioni). I dati sono stati resi noti da Agea Coordinamento e tengono in considerazione anche le somme non spese a causa di procedimenti giudiziari o ricorsi amministrativi.