Di David Palterer il "Gavia" voluto dalla comunità ebraica

Di David Palterer il


Progettato e disegnato dall’architetto Davide Palterer il “Gavia” (calice, in ebraico) voluto dalla Comunità Ebraica di Roma per ricordo della visita ricevuta da papa Francesco avvenuta il 17 gennaio scorso. Palterer, architetto che vive a Firenze, fa parte del Comitato scientifico dell’Associazione nazionale Città del Vino con la quale collabora da molti anni. Suo anche il bicchiere disegnato per il vino Chiaretto del Garda, nel 1998, e il bicchiere donato dall’Associazione Città del Vino al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della visita ufficiale che si svolse al Quirinale nel settembre 2008. Il calice per Papa Francesco è stato realizzato da Pampaloni argentieri a Firenze.

“Il progetto del Gavia – afferma l’archietto Palterer – scaturisce dalla consapevolezza di una realtà consolidata d’immaginari e delle varianti tipologiche dei calici, diverse delle quali sono divenute icone e, proprio per questo, mi sono impegnato nella ricerca di un’espressione formale e retorica originali, attento a non trascurare la dimensione psicologica, la necessità dell’uomo di relazionare con gli oggetti oltre alla loro utilità.”

L’occasione del progetto, come ricordato, è stata sollecitata dalla visita di Papa Francesco alla Comunità Ebraica di Roma, al Tempio Maggiore, luogo di culto e di riferimento identitario della stessa collettività, domenica 17 gennaio.

La visita è avvenuta a distanza di sei anni dalla precedente del Papa Benedetto XVI e ha accostato, anche questa volta, i significati universali e locali che si protraggono tra la Santa Sede e gli ebrei di Roma, con alterne vicissitudini, da più duemila anni. L’omaggio che la Comunità ha desiderato fare al Pontefice, in ricordo dell’evento, non poteva essere che un’espressione interprete di quei significati.

L’immaginario del nuovo calice rivela reminescenze del mondo alchemico, è connotato da un fusto allungato che viene rastremato verso il basso: ne consegue la percezione di  metafisica instabilità. Viene poi riguadagnata, di fatto, mediante un contrappeso in piombo, introdotto all’interno dello stelo, celato alla vista. Il piombo rievoca il Moed (festività in ebraico), detta di Piombo, una ricorrenza esclusiva della comunità ebraica romana che cade il due del mese ebraico di Shevat, a cavallo tra gennaio e febbraio nel calendario gregoriano. E' un anniversario che mantiene viva la memoria di eventi risalenti al 1793, quando, miracolosamente, il cielo sereno divenne improvvisamente plumbeo, scaricando un eccezionale, quanto inatteso, nubifragio, disperdendo una folla di malintenzionati che, attentava agli abitanti rinchiusi del Ghetto.

Le declinazioni culturali e le metafore immaginarie del calice sono espressione delle reminescenze stratificate dall’antichità che, evolvendo attraverso contaminazioni di civiltà e fedi diverse, hanno concorso alla persistente fortuna di questo oggetto ancora nei giorni nostri. In un articolato percorso temporale e fisico si è forgiata la cultura del calice, assumendo un ruolo fortemente emblematico dove l’innata esigenza dell’uomo di esprimersi, attraverso delle ritualità, emerge come comune denominatore. Il calice è al centro di molteplici celebrazioni che travalicano anche quelle radicate e perpetuate dalla religiosità.