1966-2016: auguri alla Vernaccia di San Gimignano

1966-2016: auguri alla Vernaccia di San Gimignano


Quest'anno si celebra l'anniversario delle prime dieci DOC italiane, molte delle quali ricadono nei territori delle Città del Vino. L'associazione vuole festeggiare questa importante ricorrenza (“Cinquanta candeline per le prime dieci doc italiane) con una carrellata sulla storia, le caratteristiche e gli abbinamenti di questi pregiati vini, molti dei quali ricadono nei territori delle città del vino, accostandoli a prodotti e piatti tipici della cultura gastronomica regionale (i testi sono tratti dal volume 50 Doc - 50 anni di denominazioni d’origine a tutela del vino italiano in vendita nel nostro Shop Online).

 

VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO

Disciplinare: Approvato DOC con DPR 03.03.1966 (G.U. 110-06.05.1966), poi approvato DOCG con DM 09.07.1993 (GU 169 - 21.07.1993)  

Regione: Toscana

Provincia/e: Siena

Città del Vino: San Gimignano

Tipologie: Vernaccia di San Gimignano e Vernaccia di San Gimignano Riserva

Vitigni: Vernaccia di San Gimignano 85-100%, Altri vitigni a bacca bianca non aromatici 0-15%.

Cenni storici e/o geografici: Risale all’epoca etrusca, di cui si hanno numerose testimonianze archeologiche, la presenza della viticoltura nell’area di San Gimignano dove per secoli la produzione e la vendita del vino ha rappresentato la principale attività agricola ed economica. Della Vernaccia di San Gimignano si hanno documentazioni storiche già negli Ordinamenti delle Gabelle del Comune risalenti al 1276. Dante Alighieri manda il Papa Martino IV in Purgatorio a scontare i peccati di gola, in particolare le anguille di Bolsena affogate nella Vernaccia. Sembra che l’omonimo vitigno autoctono sia stato introdotto da Vernazza (da cui il nome) in Liguria intorno al 1200. Per altri il nome deriva dal lat. vernaculum (“locale”), ad indicare i prodotti tipici di un territorio, cosa che ne spiegherebbe l’utilizzo anche per vitigni totalmente diversi, come quelli di Oristano e di Serrapetrona. Primo tra i vini italiani ad ottenere la DOC, è uno dei pochissimi vini bianchi prodotti anche nella tipologia Riserva. La diversa combinazione tra sabbia, argilla, sostanza organica e scheletro che caratterizza i singoli suoli contribuisce a distinguere le singole Vernacce.

Descrizione: Colore giallo paglierino con riflessi dorati che sono più accentuati con l’invecchiamento. Odore delicato, fine con iniziali note fruttate che, con l’affinamento e l’invecchiamento, possono evolvere in note minerali. Sapore asciutto, armonico, sapido, a volte con caratteristico retrogusto di mandorla. Titolo alcol. minimo 11,5% (Vernaccia di San Gimignano), 12,5% (Riserva). Abbinamenti: Da aperitivo o con antipasti, primi piatti di salse bianche, fritture, piatti di pesce importanti e saporiti, uova e carne bianche.

 

ZAFFERANO DI SAN GIMIGNANO

Disciplinare: Reg. CE n. 205 del 04.02.05 (GUCE L 33 del 05.02.05)

Cenni storici e/o geografici: La zona di produzione è rappresentata esclusivamente dal territorio dell’omonimo Comune. La qualità e rinomanza che ebbe fin dal 1200 è documentata dalla forte esportazione del prodotto non solo verso altre piazze italiane come Pisa e Genova, ma anche verso i paesi orientali e africani. Gli elevati guadagni di questo commercio fecero la fortuna di molte casate, alcune delle quali li reimpiegarono nella costruzione delle famose torri, e il Comune emanò rigide regole per garantirne il peso e la qualità. Nelle campagne era diffuso il contratto che pagava anticipatamente in contanti un determinato quantitativo di zafferano da consegnarsi al raccolto. Numerosi i riferimenti all'uso dello zafferano come sostituto del denaro, come colorante nella tintura dei tessuti e nella pittura, in cucina, nella preparazione di liquori e sciroppi, unguenti, purganti, digestivi, infusi e decotti.

Descrizione: Lo Zafferano di San Gimignano è costituito esclusivamente dalla parte di colore rosso aranciato degli stimmi dei fiori provenienti dalla coltivazione del bulbo-tubero "crocus sativus L.". Gli stimmi si presentano in filamenti dilatati e sfrangiati alla sommità, il cui colore dopo la tostatura vira in un caratteristico rosso bordeaux. Molte operazioni vengono ancora eseguite a mano come nel Medioevo: la selezione dei bulbi, la raccolta dei fiori nelle prime ore mattutine, la mondatura, l'essiccazione in prossimità di brace ardente ottenuta da legname di leccio o quercia. E’ ammesso anche l’essiccamento solare o in forni elettrici.

 

CROSTINI NERI

Cenni storici e/o geografici: L’antipasto dalle molte varianti familiari, con cui si inizia sempre un pranzo delle feste: battesimi, comunioni, matrimoni, compleanni, Natali e in campagna nei giorni della trebbiatura. C’è chi ci mette la milza, chi non usa le acciughe o i capperi, chi aggiunge al soffritto anche altri odori, chi bagna con il vino rosso e chi con il vinsanto o il marsala secco... L’importante è che l’impasto venga distribuito, ancora caldo, sulle fette di pane toscano tostate, così come sono oppure inumidite nel brodo di pollo o spalmate di burro. Per passare gli ingredienti è sconsigliato l’utilizzo dei moderni mixer da cucina, perché la salsa non deve risultare troppo liscia ed omogenea.

Descrizione: Ingredienti: 300 g di fegatini, ½ bicchiere di vino bianco, ½ cipolla, 20 g di capperi, 5 filetti di acciughe, burro. Preparazione: Pulite i fegatini, togliendo il grasso e lavando con cura sia i cuoricini che i fegatini. Tagliateli a pezzi e metteteli in una casseruola insieme a una noce di burro e alla cipolla tagliata a fettine sottili. Dopo aver fatto rosolare per circa 10 minuti, aggiungete il bicchiere di vino bianco. Quando il vino sarà evaporato, tritate finemente il tutto sul tagliere con coltello o mezzaluna. A questo punto rimettete il trito nella casseruola ed aggiungete poco brodo di carne per ammorbidire il composto, quindi unite i capperi e i filetti di acciughe tritati finemente e riportate il composto ad ebollizione per qualche minuto. Servite su fettine di pane abbrustolito con un filo d’olio extravergine d’oliva.

Docg vernaccia di san gimignano