1966-2016: auguri all'Est! Est!! Est!!!di Montefiascone

1966-2016: auguri all'Est! Est!! Est!!!di Montefiascone


Quest'anno si celebra l'anniversario delle prime dieci DOC italiane, molte delle quali ricadono nei territori delle Città del Vino. L'associazione vuole festeggiare questa importante ricorrenza (“Cinquanta candeline per le prime dieci doc italiane) con una carrellata sulla storia, le caratteristiche e gli abbinamenti di questi pregiati vini, molti dei quali ricadono nei territori delle città del vino, accostandoli a prodotti e piatti tipici della cultura gastronomica regionale (i testi sono tratti dal volume 50 Doc - 50 anni di denominazioni d’origine a tutela del vino italiano”in vendita nel nostro Shop Online).

 

EST! EST!! EST!!!DI MONTEFIASCONE

Disciplinare: Approvato DOC con D.P.R. 03.03.1966 (G.U. 111 - 07.05.1966)

Regione: Lazio

Provincia/e: Viterbo

Tipologie: Est!Est!!Est!!! di Montefiascone, Est!Est!!Est!!! di Montefiascone Classico, Est!Est!!Est!!! di Montefiascone Spumante.

Vitigni: Trebbiano toscano (localmente detto Procanico) dal 50-65%; Trebbiano giallo (localmente detto Rossetto) 25-40%; Malvasia bianca lunga e/o Malvasia del Lazio 10-20%; Altri vitigni di colore bianco non aromatici 0-15%.

Cenni storici e/o geografici: La zona di produzione ricade nella parte settentrionale della regione Lazio, su territori di origine vulcanica di media e alta collina (distretto Vulsino). La nascita e lo sviluppo della viticoltura in questo areale fin dal tempo degli Etruschi e dei Romani è sicuramente dovuta all’influenza positiva sul clima del vasto bacino lacustre di Bolsena, sul quale si affacciano la gran parte dei terreni vitati. Il nome del vino è legato alla leggenda secondo la quale nel 1111 il Vescovo De Fuk, giunto in Italia al seguito dell'Imperatore Enrico V, invitò il suo servitore Martino a precederlo lungo il tragitto alla ricerca del vino migliore chiedendogli di segnare il posto in cui degustava il più buono con il contrassegno Est. Giunto a Montefiascone incontrò la porta di un'osteria con tre Est come segno di eccellenza e decise di abbandonare il corteo imperiale diretto a Roma per trasferirsi lì. In riconoscenza dell'ospitalità ricevuta, lasciò un'eredità di 24.000 scudi a condizione che ad ogni anniversario della sua morte una botticella di vino venisse versata sul sepolcro.

Descrizione: Colore giallo paglierino più o meno intenso. Odore fine, caratteristico, leggermente aromatico. Sapore secco o abboccato o amabile, sapido, armonico, persistente con leggera vena amarognola. Titolo alcol. minimo: 10% (Est!Est!!Est!!! di Montefiascone), 10,5% (Classico e Spumante). Abbinamenti: antipasti magri, piatti a base di pesce di lago, sardine fritte e carni bianche e con lo Spumante torta di ricotta romana.

 

NOCCIOLA ROMANA

Disciplinare: Reg. CE n. 667 del 22.07.09 (GUCE L 194 del 25.07.09)

Cenni storici e/o geografici: L’area di produzione dei monti Cimini e monti Sabatini (province di Viterbo e Roma) presenta una situazione pedoclimatica assai favorevole alla coltivazione del nocciolo, essendo il suolo caratterizzato da formazioni vulcaniche e tufi terrosi ricchi di sostanze essenziali, terreni profondi, leggeri, carenti in calcio e fosforo ma ricchi di potassio e microelementi. La presenza sul territorio della varietà Tonda Gentile risalirebbe già ad epoca pre-romana, soprattutto come pianta arbustiva da sottobosco nei boschi di castagno, mentre la sua coltivazione è attestata a partire dal XV secolo, quando pare rallegrasse la mensa del Papa Leone X. Numerosi sono i piatti della tradizione realizzati con la nocciola: spezzatino di coniglio in umido, tozzetti, cazzotti, ciambelle, ossetti da morto, mostaccioli, amaretti, brutti-buoni, duri-morbidi, meringhe, crucchi di Vignanello, morette.

Descrizione: La DOC designa i frutti riferibili alla specie Corylus avellana cultivar «Tonda Gentile Romana», «Nocchione» e loro eventuali selezioni. La polpa è croccante e la tessitura compatta senza vuoti interni, con sapore ed aroma finissimo e persistente. La nocciola viene raccolta a terra, con più passaggi per evitare una permanenza prolungata sul suolo. Se fino a poco tempo fa non era raro vedere ampie distese di nocciole sulle aie e sulle piazze ad asciugare, oggi si è passati all'utilizzo di essiccatoi aziendali o cooperativi con il riutilizzo dei gusci come combustibile e conservazione del prodotto all'interno di magazzini a temperatura controllata.

 

SBROSCIA

Cenni storici e/o geografici: La sbroscia è uno dei piatti a base di pesce più antichi di questa zona. La tradizione vuole che fosse cucinata dai pescatori, al ritorno dalla pesca e che venisse preparata con l’acqua del lago di Bolsena in un recipiente di terracotta. In realtà il Bolsena è un lago emissario del fiume Marta, in cui fin dal Medioevo era attivo uno degli stabilimenti ittici più conosciuti, sopratutto per la produzione dei lucci e delle tinche. Due pesci che non possono mancare nella sbroscia sono il coregone del Lago di Bolsena (o lavarello) e la tinca, ma si utilizzano anche tranci di luccio, persico reale, anguilla, lattarini, granchi e gamberi di lago.

Descrizione: Ingredienti: 1 tinca, 4 pesci persico 1 luccio, 1 anguilla, ½ cipolla, 3 cucchiai d’olio, ½ aglio, 1 peperoncino, mentuccia, pomodorini, 2 kg di patate, sale, fette di pane raffermo. Preparazione: Dopo aver pulito il pesce, fate soffriggere in un tegame di coccio la mentuccia, l’aglio e la cipolla precedentemente tritati aggiungendo 2 cucchiai di olio. Pelate le patate e tagliatele a dadi. Tagliate a pezzetti i pomodorini e uniteli al soffritto insieme al pesce. Aggiungete circa un litro e mezzo di acqua (possibilmente di lago), salate e proseguite la cottura a recipiente coperto per 30 minuti. Distribuite le fette di pane nelle scodelle e ricopritele con la zuppa, aggiungete l’olio rimasto. E’ usanza mangiare la sbroscia con le mani!

 

 

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