Trasferimento delle innovazioni e delle buone prassi

Trasferimento delle innovazioni e delle buone prassi


Nell’ambito dei Programmi di Sviluppo Rurale, le Regioni e Province autonome hanno ormai definito le entità finanziarie da assegnare alle diverse Misure ed è quindi possibile fornire un quadro complessivo. Come emerge dalla tabella (non definitiva, per fortuna) l’impegno finanziario non è uniforme: ci sono Regioni come il Piemonte, il Veneto, la Lombardia, il Molise, il Friuli, la Campania, che impegnano da circa il 6% al 14% della spesa complessiva nelle attività di promozione dell’innovazione; dall’altra, Regioni che investono meno, forse frenate dalla crescente complessità procedurale che gli interventi delle suddette Misure dovranno gestire, come appunto chi destina risorse irrisorie, forse perché si ritiene che investire in termini di risorse immateriali rappresenta un opzional.

Per vincere le sfide di un’economia sempre più globalizzata, occorre investire in competenze, dare maggiore spazio alla produzione di idee e ai beni immateriali per uno sviluppo territoriale più innovativo e competitivo, promuovendo il trasferimento di conoscenze e l’innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali

L’olandese Roeling negli anni ’80 sottolineava come la conoscenza agricola non fosse un patrimonio dell’accademia o dei centri di ricerca, ma sia il combinato di una miriade di detentori di conoscenze che interagiscono, il cosiddetto Sistema di Conoscenze e Innovazione Agricola. Le crisi dell’agricoltura convenzionale, gli effetti collaterali della rivoluzione verde, l’inquinamento, etc. hanno spinto a teorizzare e praticare forme partecipative di ricerca applicata (ovviamente non di base), in cui le conoscenze degli agricoltori sono valorizzate. La necessità di percorrere vie nuove e diverse (il recupero della biodiversità, l’agricoltura biologica, l’agricoltura sociale, la vendita diretta, lo sviluppo rurale multisettoriale, ecc.), unitamente alla constatazione che l’agricoltura produce anche beni pubblici (protezione del suolo, paesaggio, assorbimento CO2, habitat naturali) spinge a cercare anche nuovi modelli di divulgazione e di consulenza, che almeno in un primo momento dovrebbero essere a carico del pubblico. Ecco quindi che negli ultimi tempi, nella stampa internazionale e anche negli ambienti più market oriented (USA, Olanda, Banca Mondiale, ecc.) vi è una riscoperta del ruolo pubblico nella divulgazione e consulenza, si parla sempre di più di tecnici che siano animatori o facilitatori, che favoriscano la formazione di gruppi e di reti, collegando ricerca, pratica e istituzioni, stimolando così una crescita “dal basso verso l’alto” e la messa a punto di innovazioni appropriate (tecniche, organizzative, individuali e di gruppo, etc.). Ma si sa le mode in talune parti del mondo arrivano sempre con qualche anno di ritardo rispetto al continente. (Pubblicato da De.Co. GeniusLoci su Libera Università Rurale dei Saperi & dei Sapori Onlus)

Tabella spesa regioni1