Legge sul consumo del suolo: ancora qualche riflessione

Legge sul consumo del suolo: ancora qualche riflessione


Prosegue il lento, lunghissimo iter del procedimento normativo dedicato al grave e urgente problema del consumo del suolo nel nostro Paese. Ulteriori passaggi di discussione e approvazione attendono ora il nuovo articolato (C. 2039 Governo ed abb.) elaborato dal Comitato Ristretto e adottato come testo base dalle Commissioni parlamentari riunite nella seduta del 27 ottobre 2015. Il provvedimento ha subito notevoli modifiche rispetto alla stesura iniziale, ma si rivela ancora molto lontano dalle attese di amministratori, associazioni e cittadini preoccupati di quella che è ormai una vera e propria emergenza documentata dagli inquietanti dati Istat, Ispra e Wwf: un consumo vorace che ogni giorno divora il territorio compromettendo, spesso in maniera definitiva, la qualità della vita, la sicurezza idrogeologica, il paesaggio, la coltivabilità delle terre, la vocazione turistica.

Nonostante inspiegabilmente non sia stata mai invitata ad audizioni o comunque coinvolta nella messa a punto delle finalità e delle linee guida della legge in questione, l'Associazione nazionale Città del Vino ha da sempre posto al centro del suo impegno l'attenzione sull'importanza del patrimonio rurale e paesaggistico, sul ruolo dell'agricoltura (e della viticoltura in particolare) nella nostra economia, sulla preziosa funzione di custodi del territorio svolta dai Comuni, sulla assoluta necessità di limitare il consumo del suolo libero, di attivare politiche di sviluppo sostenibile delle città e di avviare processi di riqualificazione urbana. A partire dal 2011, in particolare, siamo intervenuti in più occasioni sul tema della valorizzazione delle aree agricole e della disciplina legislativa del contenimento del consumo del suolo. Dalla lettera aperta scritta a Matteo Renzi all'inizio del 2014 al documento sui “Metodi e obiettivi per un uso efficace dei Fondi comunitari 2014-2020” consegnato nel 2013 all'allora Ministro della Funzione Pubblica, dalla costante partecipazione ai lavori di approfondimento degli Stati Generali della Green Economy sulle problematiche e sulle opportunità legate alle filiere agricole di qualità ecologica all'aggiornamento continuo delle metodologie di pianificazione territoriale ed urbanistica del Piano Regolatore delle Città del Vino, uno strumento multidisciplinare coerente con la qualità del territorio e della vita della comunità.

L'occasione per tornare a parlare di questo tema è data dall'interessante contributo del Forum nazionale “Salviamo il paesaggio - Difendiamo i territori”, che mette a fuoco alcuni dei passaggi normativi suggerendo modifiche e integrazioni. Ma la nostra sensazione è che, al di là di possibili migliorie, il ddl in discussione abbia delle criticità di fondo che ne rendono traballante tutto l'assetto strutturale. A partire dal titolo “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”, che dovrebbe invece esprimere la volontà di fermare e non semplicemente contingentare o monetizzare il consumo del suolo, come sottolinea Salviamo il Paesaggio proponendo di sostituirlo con “Progressivo arresto del consumo del suolo, bonifica del suolo degradato e rigenerazione e riuso del suolo edificato urbanizzato”. Ma non possiamo esimerci dall‘esprimere anche altre perplessità e obiezioni.

Il governo del territorio, che con la riforma del Titolo V della Costituzione sembra aver incorporato la voce “urbanistica”, è materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni, per cui le norme che la regolano non possono che essere di mera proposizione di principi. Questa legge non è, invece, affatto chiara su come possano intervenire Regioni ed Enti locali i quali, al contrario, sembrano doversi solo “adeguare” a decisioni prese a livello centrale e verosimilmente molto lontane da quello che succede nei territori. A parte i problemi nelle aree a forte vocazione urbana (come l'agro romano, per citarne uno) o nei grandi centri, nelle realtà amministrative spiccatamente rurali si possono fare interventi virtuosi e sono tante ormai le iniziative e le buone pratiche. Viene istituito un Registro dei “buoni" enti locali, di cui però non sono sufficientemente illustrati funzioni e utilità: dai contorni poco definiti sono le misure di incentivazione promesse come unica premialità, né sono previste attività di divulgazione e disseminazione delle best practices in un momento in cui, peraltro, occorre investire in competenze e dare maggiore spazio alla produzione di idee e servizi per uno sviluppo territoriale più competitivo, promuovendo il trasferimento di conoscenze e l’innovazione nel settore agricolo e forestale e nelle zone rurali. Né si può fare a meno di avvertire con preoccupazione come la progressiva diminuzione delle risorse e dei finanziamenti a disposizione degli Enti locali, senza che finora siano state individuate entrate alternative, stia rendendo sempre più fragili le attività di manutenzione del territorio (strade, acquedotti e molto altro ancora).

Manca, in tutto il provvedimento, il senso del suolo, le vocazioni del territorio, il “significato” del limite tra la parte urbana e quella rurale. Già nelle definizioni iniziali il suolo viene identificato come “superficie agricola, naturale e seminaturale” ad indicare “i terreni qualificati come agricoli dagli strumenti urbanistici, nonché le altre superfici non ancora impermeabilizzate”. Non si parla di suolo rurale come oggetto primario di tutela e che, in una nostra proposta sull’uso del suolo, avevamo così posto al primo posto: “Art. 1 (Tutela e contenimento del consumo del suolo). 1. Questa legge tutela il suolo rurale come risorsa primaria, essenziale, finita, non sostituibile e non riproducibile. 2. Ai fini di questa legge, il suolo rurale è il suolo boscato, coltivato o suscettibile di coltivazione, ancorché abbandonato, comprese le acque interne. 3. Il suolo rurale è bene comune destinato a riprodurre le condizioni della sopravvivenza biologica umana e animale e a garantire la sicurezza e la sovranità alimentare, idrica ed energetica del Paese. 4. Il suolo rurale, come definito al comma 2, non è disponibile per usi diversi da quelli di cui al comma 3, ed è vietato: ridurne l’estensione; comprometterne la fertilità, comprometterne l’equilibrio idrogeologico”. Nello stesso tempo il ddl oggi in Parlamento sembra definire in maniera troppo netta il confine tra l'area urbanizzata e quella degli insediamenti agricoli, rendendo assai difficili quegli interventi che invece si si rendono necessari per salvaguardare le esigenze di una agricoltura che è in continua trasformazione. Basta pensare al fatto che i Comuni hanno, per esempio, grande bisogno di infrastrutture sia per valorizzare le filiere agrolimentare e turistica (un aspetto quasi completamente ignorato dalla legge) sia per offrire beni e servizi a chi in queste filiere è occupato e lavora, così come per le Aziende possono rendersi indispensabili strutture strumentali alle nuove e tante offerte dell'agricoltura differenziata (ludico-ricreative, turistico-ricettive, educative, sociali, di vendita diretta, ecc.). Occorre saper distinguere tra attività edilizia che consuma nuovo suolo (non rurale) e attività che riqualificano sia i tessuti urbani che quelli rurali.

Il testo è dunque largamente da migliorare, a cominciare appunto dallo stabilire il principio che il suolo coltivabile (quindi quasi tutto) è una risorsa collettiva strategica del Paese, destinata a garantire l'indipendenza e la sicurezza alimentare, idrica e - in una prospettiva non remota - energetica, pertanto non è disponibile per altri usi. Il paesaggio e l'ambiente, in quanto patrimonio comune, non sono negoziabili e l’agricoltura è la principale garante del corretto uso del patrimonio territoriale comune. In particolare le produzioni agro-alimentari di pregio (vite e olivo, allevamento e pastorizia) garantiscono prodotti anche da esportare, che giovano alla bilancia commerciale. Dunque il primo passo sarebbe tracciare rapidamente una mappa nazionale del suolo agrario e dei terreni vocati alla viticoltura.

Fin dal 1996 andiamo scrivendo contro l’urbanistica tradizionale (e ormai possiamo dire senz’altro “vecchia”), incapace di riconoscere la campagna come titolare di valori specifici e diversi dal destino di divenire - prima o poi - città anch’essa. L’urbanistica, per intenderci, che chiamava la campagna “aree extraurbane”, senza riconoscerne la complessità e l’essenzialità per produrre le condizioni della vita umana. L’urbanistica che maldestramente applicava alla campagna le categorie culturali, le procedure e gli strumenti messi a punto per la città.

Un’efficace proposta di legge, che disciplini anche una nuova reciprocità tra città e campagna e la valorizzazione dei terreni agricoli, non può prescindere dal fatto che se il territorio rurale è parte fondamentale del nostro capitale sociale (il bene comune) e della qualità della nostra vita, deve allora essere messa in risalto la centralità (federalismo e funzioni) dei Comuni che appunto governano il territorio e che devono impegnarsi a trovare per la città altre vie di sviluppo nella sostituzione edilizia e urbanistica, nella riqualificazione, nella densificazione, a condizione che questa non si riduca a eliminare gli standard e a costruire nei cortili. Ridare centralità all’agricoltura, regolare la città a partire dalle esigenze della campagna, sostenere le attività progettuali delle amministrazioni locali, tutelare il paesaggio, rafforzare la cultura ambientale sono allora le linee di azione legate da un unico filo conduttore: contribuire ad uno sviluppo sostenibile, in grado cioè di garantire il soddisfacimento dei bisogni contemporanei senza compromettere la possibilità per le generazioni future di far fronte ai loro bisogni, in termini ambientali, sociali ed economici. (di Alessandra Calzecchi Onesti)

L'Associazione Città del Vino in merito alle proposte di legge sul consumo di suolo

Città del Vino - Lettera aperta a Matteo Renzi

Gestione del territorio e tutela del paesaggio

Una nuova reciprocità tra città e campagna

Risolvere il conflitto tra usi agricoli e usi energetici del suolo agrario. Un nuovo compito per il Piano Regolatore delle Città del Vino

Spazi rurali e spazi urbani: il ruolo della rete delle Città del Vino

Programmazione europea 2014-2020: valutazioni e orientamenti delle Città del Vino