Le antiche vasche da vino di Ula Tirso (OR)

Le antiche vasche da vino di Ula Tirso (OR)

I palmenti rupestri costituiscono una parte fondamentale della filiera produttiva e un documento di estremo interesse da un punto di vista storico-archeologico: oltre a rappresentare un indicatore cronologico e microeconomico, essi testimoniano il processo di adattamento della tecnologia ai contesti produttivi da parte delle comunità antiche. Gli esemplari giunti fino a noi pongono tuttavia notevoli difficoltà di interpretazione tipologica e di datazione e in molti casi sussistono forti dubbi sulla definizione della cultura di appartenenza. Circa il loro uso, non c’è dubbio che la funzione primaria fosse la spremitura delle uve nel processo di vinificazione.

Le prime tracce di frequentazione umana nel territorio di Ula Tirso, nella regione storica del Barigadu, sembrano risalire al Neolitico recente (Cultura di Ozieri, IV millennio a.C.). Lo testimonia la necropoli di Niu Crobu-Ginentes, andata sommersa sotto il Lago Omodeo.

La presenza nuragica è attesta dai nuraghi: Tuselo, Filighe e Orruinas. Durante la ricerca sul campo, in assenza di precisi riferimenti topografici, non è stato possibile documentare i nuraghi Tilisai-Sas Santas e Minda Arbutzu. In occasione delle ricerche è stato individuato il profilo di base di un probabile nuraghe in località Nottì. Circa i monumenti funerari, sono osservabili resti di una tomba di giganti in località Tuselo, posta fra il nuraghe omonimo e quello di Nottì, e a Su Carrazzu, mentre sopravvivono solo tracce o elementi disarticolati consistenti in poche pietre in linea o conci sporadici in località Minda Arbutzu.

Per l'epoca storica, tra i siti di maggiore rilevanza si segnalano quelli ubicati nelle località di Orruinas e di Tilisai-Sas Santas, dove oltre a diverse strutture murarie sono stati recuperati numerosi frammenti ceramici in sigillata chiara A e D e diversi cippi funerari dei tipi “a capanna” e “a botte”. Oltre a questi ritrovamenti, nel territorio di Ula Tirso sono stati individuati numerosi impianti funzionali alla produzione del vino. 

Dottore in archeologia presso l’Università degli Studi di Sassari (Scuola di dottorato “Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo” XXVIII Ciclo) con un progetto di ricerca dal titolo: I pressoi litici fra classificazione tipologica e indagine sperimentale. Ha partecipato a numerose campagne di scavo in Italia ed all’estero in collaborazione con Università ed Enti preposti alla tutela del patrimonio culturale. Il suo principale interesse è legato allo studio della cultura materiale e all’etnografia. Dal 2005 si occupa di archeologia sperimentale sia con progetti di ricerca sia di divulgazione attraverso percorsi di didattica per le scuole. E’autrice di numerose pubblicazioni relative alla regione storica del Barigadu (Sardegna centrale) ricca di importanti testimonianze di epoca preistorica e protostorica. Tira con l’arco preistorico ed è presidente dell’associazione Paleoworking Sardegna (www.paleoworkingsargdegna.org).

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